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Author: Segreteria

Turismo delle Radici, formazione e qualificazione professionale: al via la nuova edizione del corso

Scuola di Impresa Confcommercio e Associazione Nazionale Esperti Turismo Radici e Genealogisti insieme per formare nuove professionalità. Il percorso si inserisce nel sistema della Legge 4/2013 attraverso l’aggregazione dell’Associazione al Centro Studi E.S.S.E.

Ha preso il via una nuova edizione del corso sul Turismo delle Radici, promosso dalla Scuola di Impresa Confcommercio e dall’Associazione Nazionale Esperti Turismo Radici e Genealogisti, presieduta da Tiziana Nicotera.

Un percorso che non si limita alla formazione, ma si inserisce in un progetto più ampio finalizzato a dare identità, competenze e qualificazione professionale a quanti intendono operare in un settore che mette insieme turismo, genealogia, cultura, storia familiare, tradizioni, piccoli borghi e territori rurali.

La nuova edizione conferma, inoltre, la crescente attenzione verso il fenomeno: tra i partecipanti figurano operatori, professionisti e imprenditori provenienti da Sicilia, Calabria, Puglia, Piemonte, Friuli e Campania, ma anche da Svizzera, Portogallo e Argentina.

Un dato particolarmente significativo per una forma di turismo che, per sua stessa natura, nasce dal rapporto tra i territori italiani e quelle comunità di italiani e italo-discendenti che vivono nel resto del mondo.

Il Turismo delle Radici: tornare nei luoghi della propria storia

Il Turismo delle Radici rappresenta un segmento particolare dell’offerta turistica: il viaggio non nasce soltanto dalla volontà di conoscere una destinazione, ma dal desiderio di ritrovare le proprie origini.

Ricostruire un albero genealogico, ricercare documenti relativi ai propri antenati, individuare il paese dal quale partirono i nonni o i bisnonni, conoscere i luoghi nei quali vissero, riscoprire tradizioni familiari e incontrare le comunità locali sono esperienze che richiedono competenze diverse da quelle del turismo tradizionale.

Il tema è entrato anche nelle strategie pubbliche nazionali. Il progetto PNRR “Il Turismo delle Radici – Una strategia integrata per la ripresa del settore del turismo nell’Italia post Covid-19”, attuato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha puntato proprio a rafforzare il legame con l’Italia degli italiani all’estero e degli italo-discendenti, generando al tempo stesso nuove opportunità per piccoli comuni, borghi e territori. Nel 2026 il programma ha conosciuto un ulteriore sviluppo attraverso nuovi interventi finanziati dal Fondo Sviluppo e Coesione.

È in questo scenario che diventa sempre più importante poter contare su professionisti adeguatamente formati, capaci di accompagnare il viaggiatore nella costruzione di un’esperienza che può comprendere ricerca genealogica, conoscenza del territorio, patrimonio culturale, tradizioni e relazioni con le comunità locali.

L’Associazione Nazionale Esperti Turismo Radici e Genealogisti

Proprio dalla necessità di valorizzare queste competenze nasce l’attività dell’Associazione Nazionale Esperti Turismo Radici e Genealogisti, costituita nell’ambito della Legge 14 gennaio 2013, n. 4, dedicata alle professioni non organizzate in ordini o collegi.

L’Associazione, presieduta da Tiziana Nicotera, opera per favorire la formazione e la qualificazione degli operatori del settore e per contribuire alla costruzione di una precisa identità professionale dell’Esperto del Turismo delle Radici, con attenzione anche alle competenze genealogiche, territoriali e legate al turismo rurale.

L’Associazione è aggregata al Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E., Forma Aggregativa ai sensi dell’art. 3 della Legge 4/2013, iscritta nell’apposito elenco del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Tiziana Nicotera: «Trasformare una grande opportunità turistica in professionalità»

La Presidente Tiziana Nicotera sottolinea proprio la crescita del settore e la necessità di accompagnarla attraverso una formazione specifica:

«Questa nuova edizione conferma quanto stia crescendo l’interesse verso il Turismo delle Radici. Abbiamo operatori, professionisti e imprenditori provenienti da diverse regioni italiane, ma anche dalla Svizzera, dal Portogallo e dall’Argentina. È un dato che ci rende particolarmente orgogliosi e dimostra come il legame con le proprie origini non conosca confini. Il nostro obiettivo è trasformare questa grande opportunità anche in professionalità, fornendo competenze specifiche a chi vuole accompagnare le persone nella riscoperta della propria storia familiare, dei territori e delle comunità di origine.»

Nicotera evidenzia anche il passo ulteriore compiuto attraverso il sistema della Legge 4/2013:

«Oggi vogliamo affiancare alla formazione un percorso strutturato di qualificazione professionale. L’Associazione nasce proprio per dare rappresentanza, identità e strumenti a chi opera nel Turismo delle Radici e nella genealogia, creando una comunità professionale capace di crescere attraverso formazione continua, condivisione delle esperienze e attenzione alla qualità dei servizi.»

Durante la prima lezione non sono mancate le testimonianze di Arianna Serena, Marcela Oxilia e Tonino Ponziano, partecipanti alla precedente edizione, che hanno raccontato la propria esperienza e il percorso intrapreso dopo la formazione.

Dalla Legge 4/2013 alla qualificazione delle nuove professioni

Il progetto assume un significato ancora più preciso se letto alla luce della Legge 4/2013, che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi.

La normativa attribuisce un ruolo importante alle associazioni professionali, che possono promuovere la formazione permanente degli iscritti, adottare codici di condotta, vigilare sul rispetto delle regole associative e favorire forme di garanzia e trasparenza nei confronti degli utenti.

Si tratta di un modello volontario, che non istituisce nuovi ordini o albi professionali pubblici e non introduce riserve per l’esercizio della professione.

La stessa attestazione prevista dalla Legge 4/2013 non rappresenta un’autorizzazione pubblica all’esercizio dell’attività, ma uno strumento attraverso il quale l’associazione professionale può attestare, sotto la propria responsabilità e ricorrendone i presupposti, determinati elementi relativi all’iscritto e al percorso di qualificazione professionale.

Il ruolo del Centro Studi E.S.S.E.

È in questo sistema che si colloca il Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E., al quale l’Associazione Nazionale Esperti Turismo Radici e Genealogisti ha aderito.

Il Centro Studi opera quale Forma Aggregativa ai sensi dell’art. 3 della Legge 4/2013, favorendo il coordinamento delle associazioni professionali aggregate e accompagnandole nei percorsi di organizzazione, formazione e qualificazione delle rispettive figure professionali.

Nel corso della prima lezione è intervenuto il Presidente del Centro Studi, Massimo di Mauro, che ha illustrato ai partecipanti il funzionamento della Legge 4/2013 e, in particolare, il percorso che potrà condurre i futuri professionisti all’iscrizione nel Registro dell’Associazione e, ricorrendone i requisiti, all’attestazione di qualità e di qualificazione professionale dei servizi.

«Il Turismo delle Radici sta creando nuovi spazi di attività e richiede, di conseguenza, professionalità sempre più preparate e riconoscibili. La Legge 4/2013 ci offre uno strumento importante per costruire attorno a queste competenze un percorso serio di qualificazione professionale. Non vogliamo creare un ordine professionale né introdurre barriere all’esercizio dell’attività: vogliamo invece valorizzare chi sceglie volontariamente di investire nella propria preparazione, nella formazione continua, nel rispetto di standard qualitativi e di principi deontologici, offrendo contemporaneamente maggiore trasparenza agli utenti.»

Per di Mauro, l’esperienza sviluppata con l’Associazione presieduta da Tiziana Nicotera rappresenta anche un modello applicabile alle nuove professionalità:

«Questa esperienza interpreta pienamente la funzione che vogliamo attribuire al Centro Studi E.S.S.E.: individuare professionalità emergenti, sostenere le associazioni che intendono rappresentarle e costruire percorsi capaci di coniugare formazione, competenza e qualità dei servizi. L’Esperto del Turismo delle Radici presenta inoltre una caratteristica particolarmente interessante: la professionalità diventa anche uno strumento di valorizzazione dei territori, dei piccoli comuni, della genealogia, della cultura e delle tradizioni italiane, con una naturale proiezione internazionale.»

Dal corso al Registro dei Professionisti del Turismo delle Radici

Il percorso formativo assume quindi anche una funzione propedeutica rispetto al progetto professionale promosso dall’Associazione.

Al termine del corso, coloro che avranno completato positivamente il programma e ottenuto il relativo attestato di superamento avranno acquisito il requisito formativo minimo previsto per poter accedere, in presenza degli ulteriori requisiti stabiliti dall’Associazione, al Registro dei Professionisti del Turismo delle Radici.

È importante distinguere i due passaggi.

L’attestato di superamento del corso certifica il completamento del percorso formativo; l’eventuale attestazione di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati, invece, rientra nel sistema previsto dalla Legge 4/2013 ed è rilasciata dall’associazione professionale secondo le condizioni previste dalla normativa e dai propri regolamenti. Non costituisce un requisito obbligatorio per esercitare la professione.

Formazione, iscrizione al Registro, aggiornamento professionale e rispetto delle regole associative diventano così parti di un progetto unitario finalizzato a rendere maggiormente identificabile e qualificata una professionalità destinata a confrontarsi con un mercato sempre più ampio.

Professionisti per riscoprire persone, storie e territori

Il Turismo delle Radici possiede una caratteristica che lo rende profondamente diverso da molti altri segmenti turistici: il viaggio comincia spesso molto prima della partenza.

Comincia da un cognome, da una fotografia, da un certificato ritrovato in famiglia, dal racconto di un nonno o dal nome di un piccolo paese italiano tramandato attraverso le generazioni.

Trasformare questi elementi in un’esperienza capace di ricostruire il rapporto tra una persona e la terra dei propri antenati richiede preparazione, sensibilità e conoscenza.

La nuova edizione del corso promosso dalla Scuola di Impresa Confcommercio e dall’Associazione Nazionale Esperti Turismo Radici e Genealogisti, insieme al percorso di qualificazione sviluppato nell’ambito del Centro Studi E.S.S.E., va esattamente in questa direzione: formare professionisti capaci non soltanto di accompagnare un viaggio, ma di aiutare a ricostruire un legame.

Un legame tra persone e territori, tra presente e passato, tra le comunità italiane e milioni di discendenti che, in ogni parte del mondo, continuano a riconoscere nell’Italia il luogo delle proprie radici.

E.S.S.E. entra nel Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea

Validata la registrazione dell’Ente Sportivo Sociale Europeo: assegnato il numero REG 3796771106343-28. Un nuovo passo nel percorso di presenza e interlocuzione europea della Rete

Un nuovo tassello si aggiunge al percorso di crescita istituzionale di E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo.

Il Segretariato del Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea ha ufficialmente validato la registrazione di E.S.S.E., rendendola pubblica e assegnando all’Ente il numero:

REG 3796771106343-28

Un codice che identificherà E.S.S.E. nei rapporti con le istituzioni dell’Unione Europea e che potrà essere utilizzato, tra l’altro, nelle interlocuzioni istituzionali, nelle procedure previste per l’accreditamento presso il Parlamento europeo e nella partecipazione alle iniziative e consultazioni europee per le quali sia richiesto o rilevante indicare la propria registrazione.

Si tratta di un risultato che si inserisce nella più ampia strategia di E.S.S.E. volta a rafforzare il proprio ruolo non soltanto nel panorama nazionale del Terzo Settore e dello sport dilettantistico, ma anche nel dialogo con le istituzioni e le reti europee.

Che cos’è il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea

Il Registro per la Trasparenza è una banca dati pubblica dell’Unione Europea nella quale vengono registrati organizzazioni, associazioni, gruppi, imprese, reti e professionisti che svolgono attività di rappresentanza di interessi nei confronti delle istituzioni europee.

L’obiettivo è rendere conoscibile al pubblico quali interessi vengono rappresentati a livello europeo, da chi, per conto di chi e attraverso quali risorse. La banca dati rende quindi più trasparente il rapporto tra istituzioni europee e organizzazioni della società civile, imprese, associazioni e altri portatori di interesse.

L’attuale disciplina deriva dall’Accordo interistituzionale del 20 maggio 2021 tra Parlamento europeo, Consiglio dell’Unione Europea e Commissione europea, entrato in vigore il 1° luglio 2021. L’accordo ha definito un quadro comune volto a rafforzare la trasparenza e gli standard etici nella rappresentanza degli interessi a livello europeo.

Trasparenza e partecipazione ai processi europei

Il termine “rappresentanza di interessi” non deve essere interpretato esclusivamente nel senso tradizionale di lobbying.

Il Registro comprende infatti numerose attività mediante le quali organizzazioni e rappresentanti della società civile possono contribuire al dibattito europeo, tra cui:

  • partecipazione a incontri, conferenze ed eventi;
  • partecipazione a consultazioni e audizioni;
  • organizzazione di campagne di comunicazione, reti e iniziative;
  • elaborazione di documenti di posizione, studi e contributi;
  • attività volte a rappresentare esigenze, esperienze e punti di vista nell’ambito delle politiche europee.

Il principio alla base del sistema è semplice: il dialogo tra istituzioni e portatori di interesse è parte del processo decisionale europeo, ma deve avvenire in un quadro che permetta ai cittadini di conoscere i soggetti coinvolti e gli interessi rappresentati.

Lo stesso Accordo interistituzionale evidenzia come il dialogo con associazioni rappresentative e società civile possa contribuire alla qualità del processo decisionale mettendo a disposizione delle istituzioni competenze, esperienze e punti di vista esterni.

Cosa significa per E.S.S.E.

Per E.S.S.E. la registrazione rappresenta innanzitutto una scelta di trasparenza.

Nella propria dichiarazione pubblica l’Ente ha fornito informazioni sulla propria struttura, sugli obiettivi istituzionali, sulla composizione della Rete, sulle aree di interesse europeo e sulle attività potenzialmente connesse alle politiche dell’Unione.

Tra gli ambiti di particolare interesse per E.S.S.E. rientrano lo sport e lo sport dilettantistico, il Terzo Settore, il volontariato, l’economia sociale, l’inclusione, la formazione, la cittadinanza attiva, la partecipazione civica e il ruolo delle organizzazioni della società civile.

La presenza nel Registro crea quindi un quadro formale e trasparente entro il quale E.S.S.E. potrà sviluppare future interlocuzioni sulle materie coerenti con le proprie finalità.

Il numero REG di E.S.S.E.

Con la validazione è stato attribuito all’Ente il numero:

REG 3796771106343-28

Il numero REG costituisce l’identificativo pubblico della registrazione e dovrà essere utilizzato nei rapporti con le istituzioni europee nei casi in cui sia richiesto.

Gli orientamenti del Registro invitano infatti le organizzazioni registrate, quando entrano in contatto con istituzioni e organismi dell’UE, a dichiarare la propria iscrizione e a fornire il proprio numero REG.

Un impegno che comporta anche responsabilità

L’iscrizione non si esaurisce con la validazione iniziale.

Le organizzazioni registrate sono tenute a mantenere aggiornate le informazioni pubblicate e a effettuare almeno una volta ogni dodici mesi un aggiornamento annuale completo, confermando i dati forniti e il rispetto del codice di condotta. Sono inoltre possibili aggiornamenti parziali nel corso dell’anno.

Il Segretariato può inoltre effettuare controlli sulla qualità delle informazioni e chiedere chiarimenti o correzioni qualora emergano incongruenze.

Questo meccanismo conferma la natura del Registro: non una semplice vetrina istituzionale, ma uno strumento basato su trasparenza, aggiornamento e responsabilità delle organizzazioni registrate.

Non un “riconoscimento europeo”, ma un passaggio istituzionale importante

È importante precisare che la registrazione nel Transparency Register non equivale a un riconoscimento, a un’approvazione o a un accreditamento dell’organizzazione da parte dell’Unione Europea.

Gli stessi orientamenti ufficiali chiariscono che l’iscrizione non comporta alcuna forma di approvazione da parte delle istituzioni firmatarie.

Il valore della registrazione è diverso: rende pubblica e verificabile l’identità dell’organizzazione, gli interessi che intende rappresentare e le attività attraverso le quali può interagire con le istituzioni europee.

Per E.S.S.E., quindi, rappresenta un ulteriore passaggio verso una presenza europea sempre più strutturata, trasparente e consapevole.

Dal territorio all’Europa

Negli ultimi anni E.S.S.E. ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione nel Terzo Settore, nello sport, nel volontariato, nella formazione, nell’informazione e nella promozione sociale.

La registrazione nel Registro per la Trasparenza UE si inserisce in questo percorso e apre nuove possibilità di confronto sui temi che riguardano associazioni, organizzazioni sportive, volontari, operatori e comunità.

L’obiettivo non cambia: rappresentare esigenze concrete, creare reti, sviluppare opportunità e contribuire alla costruzione di politiche sempre più attente al ruolo dello sport dilettantistico e della società civile.

Con il numero REG 3796771106343-28, E.S.S.E. aggiunge oggi un nuovo elemento alla propria identità istituzionale.

Un nuovo passo in Europa, nel segno della trasparenza, della partecipazione e della rappresentanza.

5 per mille 2026, doppia scadenza al 30 settembre per gli Enti del Terzo Settore

Ultimi giorni per regolarizzare l’accreditamento al 5 per mille 2026 con la remissione in bonis e per comunicare l’IBAN necessario al pagamento delle somme relative al 5 per mille 2023. Sul RUNTS è inoltre operativa una nuova versione della pratica “Cinque per mille”.

Il 30 settembre 2026 rappresenta una data particolarmente importante per gli Enti del Terzo Settore.

Entro questa scadenza, infatti, si concentrano due adempimenti distinti: da un lato la possibilità di regolarizzare tardivamente l’accreditamento al 5 per mille 2026, dall’altro l’obbligo, per gli enti beneficiari che non abbiano ancora ricevuto le somme relative al 5 per mille 2023, di comunicare i dati necessari al pagamento.

A rendere il quadro ancora più attuale c’è inoltre una novità operativa: dal 15 settembre è disponibile sulla piattaforma del RUNTS una nuova versione della pratica “Cinque per mille”, pensata per rendere più semplice la gestione dell’accreditamento e dell’IBAN.

Accreditamento 5 per mille 2026: chi deve intervenire

La scadenza del 30 settembre non riguarda indistintamente tutti gli ETS.

Gli enti già presenti nell’elenco permanente degli accreditati oppure nell’elenco dei nuovi enti iscritti al 5 per mille 2026 entro il 10 aprile risultano già regolarmente accreditati al beneficio.

Per questi enti non è quindi necessario procedere a un nuovo accreditamento.

La situazione cambia invece per gli ETS già iscritti al RUNTS che non figurano né nell’elenco permanente né tra i nuovi iscritti 2026.

In questo caso è ancora possibile rientrare nel beneficio attraverso la remissione in bonis, presentando entro il 30 settembre una pratica “Cinque per mille” sul RUNTS e versando una sanzione di 250 euro tramite modello F24 Elide, con codice tributo 8115.

Anche gli enti non ancora iscritti al RUNTS possono rientrare

La possibilità di regolarizzazione riguarda anche gli enti che non risultano ancora iscritti al Registro unico nazionale del Terzo Settore, purché abbiano già presentato istanza di iscrizione e dichiarino entro il 30 settembre la volontà di accreditarsi al 5 per mille, versando contestualmente la sanzione prevista.

In entrambi i casi, però, c’è un ulteriore requisito decisivo:

l’ente dovrà risultare effettivamente iscritto al RUNTS entro il 31 dicembre 2026.

Il pagamento della sanzione, quindi, non è sufficiente se il procedimento di iscrizione al RUNTS non si conclude entro la fine dell’anno.

Attenzione agli enti presenti nell’elenco permanente

Un aspetto particolarmente importante riguarda gli enti che risultano già presenti nell’elenco permanente del 5 per mille.

Questi enti sono considerati accreditati anche se, nell’elenco generale del RUNTS, nella colonna relativa al 5 per mille dovesse comparire la dicitura “NO”.

In questa situazione non è necessario effettuare un nuovo accreditamento, ma è comunque opportuno entrare nella piattaforma, valorizzare il campo relativo al 5 per mille e soprattutto inserire l’IBAN, affinché il Ministero possa procedere materialmente al pagamento.

Il caso delle ex Onlus

Particolare attenzione deve essere riservata anche alle ex Onlus.

Se l’ente era già presente nell’elenco permanente del 5 per mille 2026 e ha presentato domanda di iscrizione al RUNTS entro il 31 marzo 2026, continua a risultare accreditato anche per l’anno in corso.

Resta però necessario comunicare il proprio IBAN al Ministero, tramite l’apposita pratica disponibile sulla piattaforma RUNTS.

Diverso il caso delle ex Onlus non precedentemente accreditate o che non abbiano presentato la domanda di iscrizione al RUNTS entro il 31 marzo.

Per questi soggetti era possibile accreditarsi entro il 10 aprile oppure, in via tardiva, entro il 30 settembre, con il pagamento della sanzione di 250 euro. Anche in questo caso l’iscrizione effettiva al RUNTS deve comunque intervenire entro il 31 dicembre 2026.

5 per mille 2023: IBAN da comunicare entro il 30 settembre

La seconda scadenza riguarda invece gli enti beneficiari del 5 per mille 2023 che non abbiano ancora ricevuto le somme spettanti.

Entro il 30 settembre 2026 questi soggetti devono comunicare all’amministrazione competente i dati necessari per il pagamento.

Per gli ETS l’amministrazione di riferimento è il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

L’adempimento è particolarmente delicato perché la mancata comunicazione può determinare la perdita del diritto a percepire il contributo, con conseguente riversamento delle somme al bilancio dello Stato.

Come comunicare o correggere l’IBAN

Gli enti che non abbiano ancora provveduto devono entrare nella piattaforma RUNTS, selezionare la pratica “Cinque per mille”, inserire il codice IBAN corretto oppure modificarlo se quello presente non è più valido, firmare digitalmente la distinta e procedere con l’invio.

Per le ex Onlus, invece, la comunicazione delle coordinate bancarie relative al 5 per mille 2023 avviene attraverso l’Agenzia delle Entrate secondo le modalità previste per questa categoria di enti.

Dal 15 settembre nuova pratica “Cinque per mille” sul RUNTS

Proprio in vista di questi adempimenti, dal 15 settembre è attiva una nuova versione della sezione RUNTS dedicata al 5 per mille.

L’aggiornamento riguarda sia la pratica di iscrizione sia quella relativa alla gestione del “Cinque per mille” ed è stato introdotto per migliorare la fruibilità dei moduli e rendere più consapevole l’ente rispetto alle operazioni di accreditamento, aggiornamento dell’IBAN ed eventuale rinuncia al beneficio.

Il consiglio operativo: verificare subito la propria posizione

Alla luce della doppia scadenza del 30 settembre, per gli ETS è opportuno effettuare subito un controllo della propria posizione.

In particolare, è necessario verificare:

  • se l’ente risulta già nell’elenco permanente o tra i nuovi accreditati 2026;
  • se sia necessario ricorrere alla remissione in bonis;
  • se l’IBAN presente sul RUNTS sia corretto e aggiornato;
  • se vi siano somme del 5 per mille 2023 non ancora incassate;
  • se, in caso di nuova iscrizione, il procedimento RUNTS possa concludersi entro il 31 dicembre 2026.

Il rischio, in caso di mancato adempimento, non è soltanto quello di perdere la possibilità di accedere al 5 per mille 2026, ma anche di non riuscire a incassare somme già assegnate per annualità precedenti.

Per questo il 30 settembre rappresenta una scadenza da non sottovalutare.

EURO EXCELLENCE AWARDS E.S.S.E. 2026 – OLTRE 100 PREMIATI IN UNA SERATA DEDICATA ALLE ECCELLENZE


Si è conclusa una serata intensa, partecipata e ricca di emozioni quella degli EURO EXCELLENCE AWARDS 2026, promossi da E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo, presieduto dal Dott. Massimo Di Mauro, in collaborazione con E.S.S.E. Sport, presieduta da Salvatore Grasso, e con E.S.S.E. Turismo Sicilia, presieduta da Valentina Nicotra, nell’ambito del Wonder Festival di SiciliaFiera.
A condurre la serata, con professionalità, ritmo ed energia, Dario Testa, che ha accompagnato sul palco oltre 100 premiati provenienti dal mondo dello sport, della musica, dello spettacolo, dell’imprenditoria, della cultura, delle istituzioni, del sociale e dell’associazionismo.
Tra i premiati, Rosario Alfino, Presidente di Expo Mediterraneo, al quale è andato anche un particolare ringraziamento per la collaborazione e per la prestigiosa opportunità offerta agli Euro Excellence Awards all’interno del Wonder Festival; Francesco Colianni, Assessore regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità; Ross Pelligra, Presidente del Catania Football Club; il Principe Enrico Grimaldi di Nixima, premiato per il suo glorioso trascorso nel mondo dell’automobilismo; il medico sportivo Andrea Oliva; lo staff di Expo Mediterraneo; l’imprenditore Alfio Patanè e Salvo Capuana, tra i premiati provenienti dal mondo istituzionale regionale.

Tra le presenze più significative della serata, quella di Pietro Agen, Presidente di Confcommercio Catania, e di Mimmo Coco, Console Onorario della Repubblica dell’Azerbaigian, insieme a numerosi rappresentanti del mondo istituzionale, sportivo, imprenditoriale e associativo.
Grande spazio è stato riservato allo sport, con tantissime eccellenze provenienti sia dal comparto dirigenziale sia da quello tecnico e agonistico. Tra queste il Dott. Andrea Patti, Vicepresidente Nazionale OPES, Consigliere Regionale CONI, Presidente Regionale OPES Sicilia e Responsabile Nazionale della Formazione; Conny Cori, Presidente OPES Caltanissetta e Consigliere Nazionale OPES; Valentina Nicotra, Presidente OPES Ragusa e Presidente Regionale E.S.S.E. Turismo; il Presidente provinciale ASI Angelo Musmeci e il Presidente provinciale US ACLI Francesco Del Zoppo, accanto a numerosi atleti, tecnici e dirigenti provenienti dal fitness, dagli sport di squadra, dalle arti marziali e dalla danza.
Particolarmente importante anche la sezione dedicata alla musica, che ha segnato un passaggio significativo nel percorso del premio di Rama El General, giunto alla sua decima edizione. Rama El General e il DJ producer Joe Bertè hanno ricevuto inoltre un riconoscimento speciale per la loro presenza a Sanremo, all’interno di una sezione che ha coinvolto artisti, produttori, imprenditori, giornalisti e protagonisti del mondo radiofonico e musicale.
Tra le realtà e i professionisti premiati anche Radio Studio 90 Italia, il Gruppo RMB rappresentato da Giuseppe Russo, il conduttore Fabio Formosa, insieme a DJ, vocalist, producer e performer che hanno trasformato la cerimonia in un vero spettacolo grazie anche alle esibizioni live.
A impreziosire ulteriormente la serata, sul palco anche la neo eletta Miss Wonder Festival, Giada Grasso, presente durante i momenti di premiazione e nelle foto ufficiali.


Il racconto dell’evento attraverso immagini e video è stato affidato a DG Studios di Daniele Grasso, che ha curato la documentazione fotografica e video degli Euro Excellence Awards, contribuendo a fissare i momenti più significativi della serata.
Gli EURO EXCELLENCE AWARDS 2026 hanno così riunito, in un’unica serata, mondi diversi ma accomunati dallo stesso filo conduttore: il valore delle persone, la professionalità, il talento e l’impegno quotidiano.
Un ringraziamento speciale va a tutti i premiati, agli ospiti, agli artisti, alle istituzioni, agli enti, alle associazioni, a Expo Mediterraneo e a tutti i protagonisti del Wonder Festival
Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a rendere questa prima edizione un momento di grande partecipazione, visibilità e condivisione.

Dalla Sicilia all’Europa, il percorso continua. Prossima tappa: Bruxelles.

EURO EXCELLENCE AWARDS – Valori che ispirano un’Europa migliore.

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Caccia, fino al 30 settembre le firme online per due referendum abrogativi: l’intervento di E.S.S.E. AMBIENTE

Due iniziative promosse dall’associazione “Rispetto per tutti gli animali” intervengono sull’accesso dei cacciatori ai fondi privati e sull’applicazione delle norme penali in materia di tutela degli animali. Ernesta Cambiotti, Presidente di E.S.S.E. AMBIENTE, richiama l’attenzione sulla raccolta firme e sul dibattito aperto intorno alla riforma della legge 157/1992.

Il tema della caccia e della tutela della fauna selvatica torna al centro del dibattito pubblico e legislativo.

Mentre in Parlamento prosegue l’esame delle modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, due richieste di referendum abrogativo promosse dall’associazione “Rispetto per tutti gli animali” sono state pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 161 del 14 luglio 2026 e possono essere sottoscritte anche attraverso la piattaforma digitale del Ministero della Giustizia.

A richiamare l’attenzione sulle iniziative è Ernesta Cambiotti, Presidente di E.S.S.E. AMBIENTE, che in un comunicato sottolinea la necessità di mantenere alta l’attenzione sui temi della tutela degli animali, dell’ambiente e, per uno dei due quesiti, anche del diritto di proprietà.

La raccolta delle sottoscrizioni online prosegue fino al 30 settembre 2026; per aderire è necessario sottoscrivere separatamente ciascun quesito utilizzando, tra le modalità previste dalla piattaforma ministeriale, SPID o Carta d’Identità Elettronica.

Non si tratta ancora di votare al referendum

Un chiarimento è importante.

In questa fase i cittadini non stanno votando il referendum, ma stanno sottoscrivendo le richieste necessarie affinché le iniziative possano proseguire nell’iter previsto dalla legge.

La raccolta firme rappresenta quindi il passaggio preliminare attraverso il quale i promotori puntano a raggiungere il numero di sottoscrizioni necessario per la successiva procedura referendaria.

Le due iniziative risultano registrate con gli identificativi 7300000 e 7300001 sulla piattaforma del Ministero della Giustizia.

Primo quesito: l’accesso dei cacciatori ai fondi privati

Il primo referendum, identificato come “Vietiamo la caccia – Art. 842”, propone l’abrogazione di parte dell’articolo 842 del Codice civile.

La norma attualmente stabilisce, nel suo primo comma, che il proprietario di un fondo non possa impedire l’ingresso per l’esercizio della caccia, salvo che il terreno sia chiuso secondo le modalità previste dalla normativa venatoria o vi siano colture suscettibili di danno. Il secondo comma consente invece al proprietario di opporsi a chi non sia munito della prescritta licenza. Il quesito mira ad abrogare queste disposizioni e il relativo riferimento alla caccia nella rubrica dell’articolo.

La questione investe direttamente il rapporto tra esercizio dell’attività venatoria e tutela della proprietà privata.

Per i promotori, l’abrogazione consentirebbe al proprietario di avere un maggiore potere di scelta rispetto all’ingresso dei cacciatori nei propri terreni.

È proprio questo uno dei temi sui quali insiste E.S.S.E. AMBIENTE nel comunicato, richiamando anche gli aspetti legati alla sicurezza e alla libertà di utilizzo dei fondi privati.

Secondo quesito: l’articolo 19-ter e le norme penali sugli animali

Più complesso sul piano giuridico è il secondo quesito, denominato “Vietare la caccia in Italia – Art. 19 ter”.

La proposta riguarda l’articolo 19-ter delle disposizioni di coordinamento e transitorie del Codice penale, norma che stabilisce che le disposizioni penali del Titolo IX-bis sui delitti contro gli animali non si applicano ai casi regolati dalle leggi speciali in materia, tra le quali quella sulla caccia.

Il referendum propone l’abrogazione, all’interno della disposizione, delle parole riferite alla caccia e di un ulteriore passaggio relativo alle altre leggi speciali in materia di animali. Il testo ufficiale del quesito è stato pubblicato nell’ambito delle iniziative referendarie del luglio 2026.

Su questo secondo quesito esiste però un dibattito interpretativo.

I promotori lo presentano come uno strumento diretto a incidere profondamente sulla disciplina venatoria. Altri soggetti attivi nella tutela animale hanno espresso una diversa valutazione giuridica: Animal Law Italia, pur dichiarandosi favorevole a una riduzione dell’attività venatoria, sostiene che l’abrogazione dell’articolo 19-ter nei termini proposti non renderebbe automaticamente illegale la caccia, perché la liceità dell’attività continua a derivare dalla legge n. 157/1992.

Un elemento che rende particolarmente importante distinguere tra obiettivo politico dei promotori ed effetti giuridici che dovrebbero eventualmente essere valutati nelle successive fasi del procedimento.

Sullo sfondo la riforma della legge sulla caccia

Le iniziative referendarie arrivano mentre il Parlamento sta esaminando una revisione della principale legge italiana sulla caccia.

Il disegno di legge S.1552, recante “Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157”, è stato approvato dal Senato il 23 giugno 2026 ed è stato trasmesso alla Camera, dove ha assunto il numero C.2984 e risulta in esame in Commissione.

Il testo approvato dal Senato interviene su numerosi aspetti della normativa: dalla gestione della fauna alle specie cacciabili e ai periodi di attività venatoria, dai mezzi utilizzabili alle regole sui terreni e su alcune aree, fino alle licenze e alla vigilanza.

Si tratta di una riforma che ha generato un confronto molto acceso tra forze politiche, associazioni ambientaliste e organizzazioni del settore venatorio.

Caccia e opinione pubblica: i dati più recenti

Nel comunicato di E.S.S.E. AMBIENTE viene richiamata una forte contrarietà dell’opinione pubblica italiana alla caccia.

I dati più recenti disponibili invitano però a utilizzare percentuali precise.

Secondo il Rapporto Italia 2026 di Eurispes, il 70% degli intervistati si dichiara contrario alla caccia, contro il 68,3% registrato nel 2025.

Un sondaggio SWG commissionato dalla LIPU nel 2025 aveva inoltre registrato un’elevata attenzione verso la tutela della natura nel dibattito sulla riforma: il 69% del campione dichiarava di ritenere che un eventuale intervento normativo dovesse avere come principale obiettivo l’aumento delle tutele per natura e animali. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida aveva contestato l’impostazione di alcune domande del sondaggio.

Il dato conferma quindi una prevalenza di posizioni critiche verso la caccia, pur non corrispondendo all’“oltre 80%” indicato nel comunicato.

La posizione di E.S.S.E. AMBIENTE

Nel suo intervento, Ernesta Cambiotti esprime una posizione nettamente critica nei confronti dell’attuale disciplina venatoria e delle modifiche legislative in discussione, ritenendo necessario rafforzare la tutela degli animali, dell’ambiente e dei cittadini.

Per la Presidente di E.S.S.E. AMBIENTE, la raccolta firme rappresenta soprattutto un’occasione per riportare questi temi al centro del confronto pubblico.

Il messaggio contenuto nel comunicato insiste inoltre su un punto: sottoscrivere una richiesta di referendum non equivale a esprimere già un voto favorevole o contrario al merito, ma serve a consentire che, raggiunti i requisiti previsti e superati i successivi controlli, la questione possa eventualmente essere sottoposta agli elettori.

Come sottoscrivere online i due quesiti

Per chi intenda aderire alla raccolta, le due iniziative sono disponibili sulla piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia – Referendum e iniziative popolari.

Le firme devono essere apposte separatamente per ciascun quesito. La scadenza indicata per la sottoscrizione online è il 30 settembre 2026.

I due collegamenti ufficiali sono:

Quesito 7300000 – Art. 842 Codice civile

Quesito 7300001 – Art. 19-ter disposizioni Codice penale

Il confronto sulla caccia, dunque, si muove oggi su due piani paralleli: da una parte il Parlamento, impegnato nella revisione della legge 157/1992; dall’altra le iniziative referendarie, attraverso le quali una parte della società civile chiede di intervenire direttamente su alcune norme dell’ordinamento.

Un dibattito destinato a proseguire e nel quale ambiente, tutela degli animali, proprietà privata, sicurezza, gestione della fauna e attività venatoria continuano a confrontarsi su interessi e sensibilità differenti.

La Casertana mette all’asta le maglie e sceglie l’Opera Sant’Anna: quando il calcio diventa solidarietà

Le divise indossate dai rossoblù nella vittoria casalinga contro l’Altamura saranno messe all’asta e il ricavato destinato all’Organizzazione di Volontariato casertana che, attraverso la propria mensa solidale, assiste ogni settimana persone e famiglie in difficoltà. Il Presidente Francesco Marzano: «Insieme, lo sport può diventare ancora più grande: unendo passione, comunità e solidarietà».

Una maglia può raccontare una partita. Ma può anche diventare un pasto caldo, un gesto di vicinanza, un aiuto concreto per chi attraversa un momento di difficoltà.

È questo il significato dell’iniziativa promossa dalla Casertana F.C., che ha deciso di mettere all’asta le maglie indossate dai propri calciatori nell’ultima gara disputata allo stadio “Alberto Pinto” contro il Team Altamura e di destinare il ricavato all’Opera Sant’Anna Caserta ODV, Affiliata E.S.S.E., realtà di volontariato da anni impegnata accanto alle persone più fragili della città.

La partita del 15 settembre si era conclusa con la vittoria per 1-0 della Casertana, arrivata al 94° minuto con la rete di Momo Colley.

Ma questa volta il valore delle maglie indossate in campo andrà molto oltre il risultato sportivo.

Le maglie di Casertana-Altamura diventano uno strumento di solidarietà

L’iniziativa era stata anticipata dalla stessa società rossoblù all’indomani della gara.

Sulle divise utilizzate contro l’Altamura campeggiava lo slogan “Se amassi Caserta dovresti essere qui”, un messaggio con il quale il club aveva voluto richiamare istituzioni, imprese, tifosi e territorio alla necessità di sostenere i progetti positivi della città. Il responsabile marketing della Casertana, Massimo Vecchione, aveva contestualmente annunciato che tutte le maglie sarebbero state messe all’asta e che il ricavato sarebbe stato devoluto in beneficenza.

La scelta è quindi ricaduta sull’Opera Sant’Anna, trasformando un oggetto legato alla passione sportiva in una concreta opportunità di sostegno sociale.

Una decisione dal forte valore simbolico.

Perché proprio mentre la Casertana chiede al territorio di “esserci” per sostenere lo sport cittadino, la società sceglie a sua volta di esserci per una delle realtà che quotidianamente si prende cura delle persone più vulnerabili di Caserta.

Opera Sant’Anna, una presenza quotidiana accanto a chi ha bisogno

L’Opera Sant’Anna è una Organizzazione di Volontariato impegnata da anni nell’assistenza alle persone in condizioni di disagio economico e sociale.

Tra le sue attività più conosciute c’è la mensa solidale, nella quale i volontari preparano e distribuiscono pasti durante tutto l’anno.

Un servizio che non rappresenta soltanto la possibilità di ricevere qualcosa da mangiare.

Intorno alla mensa si sviluppano infatti accoglienza, ascolto, relazione e attenzione verso la persona, elementi che spesso assumono un valore altrettanto importante per chi vive condizioni di solitudine o marginalità.

La TGR Campania, raccontando l’attività dell’Opera Sant’Anna nel dicembre 2024, ricordava come la mensa preparasse pasti ogni lunedì, mercoledì e venerdì, con circa settanta ospiti abituali e una partecipazione ancora maggiore durante le festività.

Anche la documentazione pubblica relativa al Terzo Settore identifica formalmente Opera Sant’Anna Caserta O.D.V. tra le organizzazioni di volontariato del territorio.

Il grazie del Presidente Francesco Marzano

A nome dell’Opera Sant’Anna e di tutti i volontari, il Presidente Francesco Marzano ha voluto esprimere il proprio ringraziamento alla Casertana Calcio:

“L’Opera Sant’Anna desidera esprimere la propria sincera gratitudine alla Casertana Calcio per aver scelto di indicare la nostra realtà quale beneficiaria del ricavato dell’asta delle maglie dei propri giocatori.

Un gesto di grande solidarietà e sensibilità, che ci permetterà di sostenere le attività e i progetti dell’Opera Sant’Anna a favore di chi ha più bisogno.

Grazie alla Casertana Calcio, ai suoi giocatori, alla società e a tutti coloro che hanno partecipato all’iniziativa, contribuendo concretamente a questa importante opera di solidarietà.

Insieme, lo sport può diventare ancora più grande: unendo passione, comunità e solidarietà”.

Parole che sintetizzano perfettamente il valore dell’iniziativa.

Quando una società sportiva riconosce chi lavora nel sociale

La scelta della Casertana assume infatti un significato che va oltre la raccolta fondi.

Destinare il ricavato dell’asta all’Opera Sant’Anna significa anche riconoscere pubblicamente il lavoro silenzioso dei volontari, persone che dedicano tempo, energie e competenze a chi vive situazioni di difficoltà.

In una comunità, sport e volontariato possono apparire come mondi differenti.

In realtà condividono molti degli stessi valori: senso di appartenenza, spirito di squadra, responsabilità, partecipazione e capacità di prendersi cura degli altri.

Quando questi mondi si incontrano, una partita di calcio può continuare anche dopo il triplice fischio.

La maglia indossata da un calciatore diventa così qualcosa di diverso da un cimelio da collezione: acquista un valore sociale e può trasformarsi in risorse necessarie per garantire pasti, sostenere servizi e portare avanti nuovi progetti.

Lo sport come parte della comunità

Nel presentare l’iniziativa delle maglie, la Casertana aveva richiamato più volte il concetto di “fare squadra” e la necessità di sostenere i progetti sani del territorio.

La scelta dell’Opera Sant’Anna traduce quelle parole in un’azione concreta.

Una società sportiva rappresenta infatti molto più degli undici giocatori che scendono in campo.

Rappresenta una città, i suoi tifosi, le famiglie, i giovani e un patrimonio di identità collettiva. Proprio per questo può avere la capacità di accendere i riflettori anche su chi, lontano dagli stadi, ogni giorno affronta emergenze sociali spesso poco visibili.

È uno dei significati più autentici della responsabilità sociale nello sport: utilizzare la capacità di coinvolgimento e la visibilità di una squadra per produrre un beneficio che ritorni alla stessa comunità che la sostiene.

Dalla passione rossoblù a un aiuto concreto

Adesso saranno i tifosi e gli appassionati a poter completare questa catena di solidarietà partecipando all’asta.

Dietro ogni offerta non ci sarà soltanto la possibilità di aggiudicarsi una maglia realmente indossata in campo dai calciatori della Casertana.

Ci sarà la consapevolezza che una parte della storia sportiva rossoblù potrà tradursi in un aiuto concreto per l’Opera Sant’Anna e per le persone che ogni settimana trovano nella sua mensa un punto di riferimento.

È forse questa l’immagine più bella dell’iniziativa.

Da una parte una squadra che porta in campo i colori e l’identità della città.

Dall’altra i volontari che, lontano dai riflettori, ogni giorno servono quella stessa città occupandosi di chi rischia di rimanere indietro.

In mezzo, una maglia.

E la dimostrazione che quando sport e volontariato decidono

Controlli RUNTS sugli ETS, la macchina entra nella fase operativa: statuti, bilanci e attività sotto verifica

Con l’adozione dei nuovi verbali ministeriali prende forma il sistema di vigilanza sugli Enti del Terzo Settore. Sotto osservazione non solo gli adempimenti al RUNTS, ma anche statuti, attività di interesse generale, attività diverse, divieto di distribuzione degli utili, bilanci e trasparenza. Sul fronte fiscale, dal 2026 diventa decisiva anche la corretta distinzione tra attività commerciali e non commerciali.

Per gli Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS si apre una fase nuova.

Dopo gli anni dedicati alla nascita del Registro, alla trasmigrazione e all’adeguamento degli statuti, il sistema previsto dal Codice del Terzo Settore sta entrando progressivamente nella fase dei controlli sulla permanenza effettiva dei requisiti.

Il passaggio più recente è rappresentato dal Decreto direttoriale n. 198 del 10 agosto 2026, con il quale il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha approvato i modelli ufficiali dei verbali da utilizzare per i controlli ordinari e straordinari sugli ETS, oltre al modello per il mancato controllo in caso di irreperibilità dell’ente.

Una precisazione è tuttavia necessaria: non significa che sia già partita su tutto il territorio nazionale una campagna generalizzata di verifiche. Lo stesso Ministero, annunciando i modelli il 10 agosto, ha chiarito che proseguiranno le ulteriori attività propedeutiche all’avvio dei controlli. Il D.M. n. 125/2025 prevede inoltre che l’avvio del primo triennio sia definito nell’ambito dell’attivazione del sistema informativo dedicato.

Il messaggio per gli enti, però, è altrettanto chiaro: oggi si conosce già con notevole precisione che cosa verrà verificato.

Dal RUNTS alla verifica sostanziale dell’ente

Il D.M. n. 125 del 7 agosto 2025, emanato in attuazione dell’articolo 96 del Codice del Terzo Settore, ha definito forme, contenuti e modalità della vigilanza sugli ETS. I controlli ordinari sono programmati secondo una logica periodica, mentre quelli straordinari possono essere attivati dagli Uffici del RUNTS in presenza di specifiche esigenze istruttorie o segnalazioni.

L’adozione del modello di verbale ordinario consente ora di comprendere che il controllo non sarà una semplice verifica della presenza di qualche documento nella piattaforma.

La verifica riguarda la coerenza complessiva dell’ente con il Codice del Terzo Settore: struttura associativa, statuto, attività concretamente esercitate, governance, impiego delle risorse, rendicontazione e obblighi di pubblicità.

In altri termini, non sarà sufficiente essere formalmente iscritti al RUNTS. Occorrerà dimostrare di continuare ad avere, nella gestione concreta, le caratteristiche necessarie per rimanervi.

Statuto e attività: deve esserci coerenza tra carta e realtà

Uno dei primi blocchi del nuovo verbale riguarda proprio atto costitutivo e statuto.

Viene verificato che lo statuto contenga gli elementi richiesti dall’articolo 21 del Codice: assenza dello scopo di lucro, finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, attività di interesse generale, disciplina dell’amministrazione, diritti e obblighi degli associati, regole per le ammissioni, devoluzione del patrimonio e composizione degli organi.

Ma il controllo compie un passo ulteriore.

Non basta che le attività di interesse generale siano scritte nello statuto: il modello ministeriale chiede di verificare se l’ente le abbia effettivamente svolte e se queste siano rimaste esclusive o prevalenti rispetto alle eventuali attività diverse.

È quindi destinata a diventare sempre più importante la corrispondenza tra ciò che l’ente dichiara nel RUNTS, ciò che prevede il proprio statuto e ciò che emerge dalla gestione e dalla contabilità.

Attività diverse: attenzione ai limiti

Un capitolo specifico è dedicato alle attività diverse di cui all’articolo 6 del Codice del Terzo Settore.

Il verbale verifica non soltanto che lo statuto ne consenta lo svolgimento, ma anche che esse mantengano il carattere secondario e strumentale rispetto alle attività di interesse generale.

Il modello richiama espressamente i parametri del D.M. n. 107/2021 e verifica, per ciascuna annualità esaminata, se i ricavi delle attività diverse abbiano superato il 30% delle entrate complessive oppure il 66% dei costi complessivi dell’ente.

Si tratta di un controllo particolarmente significativo perché porta direttamente dentro il bilancio la verifica del rispetto dei limiti stabiliti dalla normativa.

Non lucratività: sotto esame anche compensi e distribuzioni indirette

Altro punto centrale è il rispetto del principio di assenza dello scopo di lucro.

Il verbale ministeriale prevede espressamente la verifica del divieto di distribuzione, anche indiretta, di utili e avanzi di gestione.

Vengono inoltre considerati i compensi riconosciuti ad amministratori, componenti degli organi di controllo e altri titolari di cariche sociali, nonché le retribuzioni e i compensi corrisposti ai lavoratori, per verificare il rispetto dei limiti e dei criteri stabiliti dall’articolo 8 del Codice.

La non lucratività, dunque, non viene valutata soltanto leggendo la clausola contenuta nello statuto.

Deve risultare anche dai comportamenti economici concretamente adottati dall’ente.

Bilanci: sotto controllo le ultime tre annualità

Particolare attenzione è dedicata al bilancio.

Il verbale ordinario richiede di verificare se i bilanci delle ultime tre annualità siano stati redatti conformemente all’articolo 13 del Codice del Terzo Settore e ai modelli ministeriali applicabili, compresi quelli introdotti dal D.M. 5 marzo 2020 e dal più recente D.M. 18 febbraio 2026.

Se dal bilancio emergono entrate derivanti da attività diverse, deve inoltre risultare che l’organo amministrativo abbia documentato il loro carattere secondario e strumentale nella relazione di missione, nell’annotazione in calce al rendiconto per cassa o nella nota integrativa, a seconda della forma di rendicontazione adottata.

Il bilancio assume quindi una funzione che va ben oltre la mera rappresentazione contabile.

Diventa uno dei principali strumenti attraverso i quali verificare se l’ente stia realmente rispettando i requisiti del Terzo Settore.

Non a caso anche il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, nella nuova edizione 2026 della guida dedicata al bilancio degli ETS, sottolinea il ruolo della rendicontazione come documento attraverso cui accertare numerosi requisiti richiesti dalla disciplina del settore.

Bilanci depositati e dati RUNTS aggiornati

Il controllo si estende anche agli adempimenti telematici.

Il modello verifica che siano state effettuate le comunicazioni obbligatorie al RUNTS e che bilancio o rendiconto per cassa siano stati regolarmente depositati, con indicazione delle annualità presenti e del rispetto dei termini. Analoga verifica riguarda, ove dovuti, il bilancio sociale e il rendiconto delle raccolte fondi.

Dal 2026 il termine ordinario per il deposito del bilancio non è più fissato rigidamente al 30 giugno: a seguito delle modifiche al D.M. 106/2020 è stabilito in 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

Per gli ETS più piccoli è inoltre operativo il nuovo rendiconto per cassa in forma aggregata, Modello E, utilizzabile dagli enti con ricavi non superiori a 60.000 euro secondo le condizioni e le decorrenze chiarite dal Ministero nell’aprile 2026.

Lo stesso modello di controllo prevede una verifica semplificata per gli enti che, nel triennio precedente al controllo, abbiano depositato esclusivamente bilanci con entrate complessive non superiori a 60.000 euro.

Organi di controllo e revisori: il ruolo diventa ancora più centrale

La nuova stagione dei controlli coinvolge direttamente anche gli organi di controllo e i revisori legali.

Il verbale ministeriale prevede infatti, quando l’organo di controllo è stato nominato, la verifica del deposito della relazione contenente gli esiti dell’attività di vigilanza svolta ai sensi dell’articolo 30 del Codice. Se l’ente è sottoposto a revisione legale, viene verificato anche il deposito della relativa relazione.

Il modello controlla inoltre se l’organo sia stato correttamente nominato e composto e, quando ricorrono le condizioni previste dall’articolo 31, se sia stato nominato il revisore legale o la società di revisione.

Il CNDCEC ha aggiornato proprio nel 2026 le Norme di comportamento dell’Organo di controllo degli ETS e il modello di relazione all’assemblea in occasione dell’approvazione del bilancio d’esercizio.

Il messaggio è evidente: amministratori, organi di controllo e professionisti non possono più considerare bilancio, statuto e adempimenti RUNTS come compartimenti separati.

Dal 2026 entra in gioco anche il nuovo regime fiscale

Accanto ai controlli di natura ordinamentale si aggiunge un altro elemento fondamentale: dal 1° gennaio 2026 è entrata pienamente in vigore la disciplina fiscale del Codice del Terzo Settore, dopo il via libera europeo arrivato nel 2025.

Questo rende centrale la corretta classificazione delle entrate e delle attività ai fini fiscali.

La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 1/E del 19 febbraio 2026 ha fornito i primi chiarimenti organici sulla qualificazione fiscale degli ETS e sui criteri di non commercialità delle attività di interesse generale.

In linea generale, per gli ETS diversi dalle imprese sociali, l’articolo 79 collega la non commercialità delle attività di interesse generale anche al rapporto tra ricavi e costi effettivi. La disciplina contempla inoltre una specifica soglia di tolleranza: le attività possono continuare a essere considerate non commerciali quando i ricavi non superino i relativi costi di oltre il 6%, purché tale situazione non si protragga oltre il periodo temporale previsto dalla norma.

La distinzione diventa decisiva perché dalla prevalenza delle componenti commerciali o non commerciali può dipendere la stessa qualificazione fiscale dell’ente.

Attenzione però: controllo RUNTS e controllo fiscale non sono la stessa cosa

È proprio su questo punto che occorre evitare una sovrapposizione.

Una Nota del Ministero del Lavoro del 15 maggio 2026 ha precisato che la valutazione sulla qualificazione dell’ETS come ente fiscalmente commerciale o non commerciale non compete agli Uffici del RUNTS, ma appartiene all’Amministrazione finanziaria.

Gli Uffici RUNTS verificano invece il rispetto delle disposizioni ordinamentali necessarie per l’iscrizione e la permanenza nel Registro.

Le due verifiche, dunque, sono differenti, ma fortemente collegate.

Lo stesso bilancio che consente di verificare le attività di interesse generale e il rispetto dei limiti delle attività diverse fornisce infatti molti dei dati necessari anche per la corretta qualificazione fiscale.

Per questo, nel 2026, contabilità e rendicontazione diventano il punto di incontro tra compliance RUNTS e compliance fiscale.

Cosa dovrebbero fare ora gli ETS

Prima che il sistema dei controlli entri pienamente a regime, per associazioni, fondazioni, APS, ODV, reti associative e altri ETS il nuovo verbale può essere utilizzato come una vera e propria check-list preventiva.

In particolare è opportuno verificare:

  • corrispondenza tra statuto depositato, attività dichiarate al RUNTS e attività effettivamente svolte;
  • presenza nello statuto di tutte le clausole richieste dal Codice;
  • rispetto dei limiti relativi alle attività diverse;
  • rispetto del divieto di distribuzione diretta e indiretta degli utili;
  • corretta redazione dei bilanci secondo i modelli ministeriali applicabili;
  • corretta distinzione contabile e fiscale delle entrate e verifica della commercialità delle attività;
  • deposito nei termini di bilanci, eventuale bilancio sociale, rendiconti delle raccolte fondi e relazioni degli organi di controllo;
  • regolare tenuta dei libri sociali e del registro dei volontari;
  • corretto funzionamento degli organi sociali e, quando obbligatori, dell’organo di controllo e del revisore;
  • aggiornamento delle informazioni presenti nel RUNTS.

Dal semplice adempimento alla “compliance” dell’ente

La novità più significativa, in definitiva, non è rappresentata soltanto dall’arrivo di nuovi controlli.

È il cambiamento di prospettiva.

Con l’entrata a regime del RUNTS, della nuova fiscalità del Terzo Settore e del sistema di vigilanza, statuto, attività, contabilità, bilancio e governance devono raccontare la stessa realtà.

Non sarà più sufficiente adeguare formalmente lo statuto o depositare annualmente un documento contabile.

L’ente dovrà poter dimostrare nel tempo di essere realmente organizzato e gestito secondo le regole che giustificano la qualifica di ETS e le relative agevolazioni.

Per questo il nuovo verbale di controllo ordinario, già oggi, può diventare uno strumento prezioso per effettuare un vero e proprio check-up dell’ente prima dell’arrivo della verifica.

Ed è probabilmente questa la raccomandazione più importante per il Terzo Settore nella seconda parte del 2026: non aspettare il controllo per verificare di essere in regola.

“Voce e Corde”, Merysse porta a Palazzo Valentini una serata tra musica, cultura e parole

Il 17 settembre 2026, nell’Aula Consiliare di Palazzo Valentini a Roma, il concerto acustico ideato da Maria Teresa De Pierro, in arte Merysse, Presidente di E.S.S.E. CULTURA. Voce, chitarra, brani originali e un momento di riflessione sul ruolo dell’arte nella società contemporanea.

La musica incontra la parola e diventa occasione di confronto culturale nel cuore istituzionale della Capitale.

Giovedì 17 settembre 2026, alle ore 18.00, nell’Aula Consiliare di Palazzo Valentini a Roma, andrà in scena “Merysse – Voce e Corde”, concerto acustico voce e chitarra organizzato da Maria Teresa De Pierro, in arte Merysse, Presidente di E.S.S.E. CULTURA.

Una serata pensata non soltanto come appuntamento musicale, ma come momento nel quale arte, cultura e riflessione possano incontrarsi e dialogare.

Protagonisti sul palco saranno Merysse alla voce e Michele Bertasi alla chitarra, per una performance costruita attorno a brani originali, inediti e rivisitazioni.

La forza essenziale di voce e chitarra

Il titolo dell’evento, “Voce e Corde”, racconta già la scelta artistica della serata: affidarsi all’essenzialità di due elementi, la voce e la chitarra, per riportare al centro l’interpretazione, le parole e l’emozione.

Un concerto acustico nel quale la musica viene proposta senza sovrastrutture, lasciando spazio al rapporto diretto tra artista, composizione e pubblico.

La scaletta annunciata comprenderà brani originali, inediti e rivisitazioni, offrendo così un percorso capace di mettere insieme produzione personale e reinterpretazione musicale.

Per Merysse, cantautrice e protagonista del progetto, l’appuntamento rappresenta anche una nuova occasione per affiancare alla propria attività artistica il lavoro culturale portato avanti alla guida di E.S.S.E. CULTURA.

Prima della musica, una riflessione sul ruolo della cultura

La serata sarà preceduta da un breve incontro culturale dedicato al ruolo dell’arte e della cultura nella società contemporanea.

Una scelta che amplia il significato dell’evento.

Non solo spettacolo, dunque, ma anche uno spazio per interrogarsi sul valore che l’espressione artistica continua ad avere nella vita collettiva, nella costruzione delle relazioni e nella capacità di leggere i cambiamenti della società.

È proprio questa unione tra performance e riflessione a dare all’appuntamento una dimensione che va oltre il tradizionale concerto.

“Una serata tra musica, cultura e parole”, come recita la locandina, sintetizza efficacemente lo spirito dell’iniziativa.

Il saluto inaugurale di Cristina Michetteli

Ad aprire l’appuntamento sarà il saluto inaugurale della Consigliera Cristina Michetteli, Delegata al Bilancio e Patrimonio della Città Metropolitana di Roma Capitale.

La scelta di ospitare l’evento nell’Aula Consiliare di Palazzo Valentini attribuisce inoltre alla serata una cornice particolarmente significativa, facendo incontrare produzione artistica, riflessione culturale e spazio istituzionale.

Un luogo che per una sera accoglierà quindi non soltanto la musica, ma anche un confronto sul significato e sulla funzione della cultura nella società.

Merysse, dalla musica all’impegno per la cultura

Maria Teresa De Pierro, in arte Merysse, unisce da tempo il proprio percorso artistico a un’attività dedicata alla promozione della cultura e dell’associazionismo.

Nel suo ruolo di Presidente di E.S.S.E. CULTURA, porta avanti una visione nella quale l’arte non viene considerata esclusivamente come forma di intrattenimento, ma come strumento di partecipazione, crescita e relazione.

“Voce e Corde” si inserisce pienamente in questa prospettiva: la musica diventa il punto di partenza per costruire un momento condiviso, capace di mettere in relazione artisti, pubblico e istituzioni.

La presenza nella locandina anche di Istinti Artistici conferma questa attenzione alla costruzione di percorsi nei quali la creatività possa dialogare con la dimensione sociale e culturale.

Un appuntamento aperto alla città

L’evento del 17 settembre sarà a ingresso libero, favorendo così la partecipazione del pubblico a una serata che vuole essere insieme concerto e occasione di incontro.

L’appuntamento è fissato per:

17 settembre 2026 – ore 18.00
Aula Consiliare – Palazzo Valentini, Roma

Un incontro nel quale la dimensione intima del concerto acustico si unirà a una riflessione più ampia sul ruolo dell’arte.

Perché, soprattutto in una società attraversata da profondi cambiamenti, la cultura continua a rappresentare uno spazio nel quale riconoscersi, confrontarsi e costruire nuove forme di partecipazione.

E il 17 settembre, a Palazzo Valentini, saranno una voce e le corde di una chitarra ad aprire questo dialogo.

Il 20° Meeting Etneo chiude nel segno della passione: Fiat 500, territorio, spettacolo e partecipazione

Tre giorni tra Catania, Adrano, Camporotondo Etneo e l’Etna per celebrare uno dei simboli più amati dell’automobilismo italiano. La manifestazione, patrocinata anche da E.S.S.E. ed E.S.S.E. Sport, ha concluso la ventesima edizione alla Playa di Catania. Il Presidente Salvatore Grasso tra le realtà che hanno sostenuto l’iniziativa.

Si è conclusa con una grande giornata di festa la 20ª edizione del Meeting Etneo – Fiat 500 Club Italia, Coordinamento di Catania, che dall’11 al 13 settembre 2026 ha portato sulle strade della Sicilia orientale la passione per una delle automobili più iconiche della storia italiana.

Tre giornate intense nelle quali il mondo dei motori si è intrecciato con turismo, spettacolo, moda, musica e valorizzazione del territorio, coinvolgendo appassionati, equipaggi, istituzioni, associazioni, partner e pubblico.

La manifestazione, organizzata dal Coordinamento di Catania del Fiat 500 Club Italia, ha potuto contare anche sul patrocinio di E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo e di E.S.S.E. Sport, settore presieduto da Salvatore Grasso, confermando l’attenzione della Rete verso le iniziative capaci di coniugare aggregazione, partecipazione e promozione delle comunità locali.

Tre giorni attraverso la Sicilia orientale

Il Meeting Etneo ha costruito il proprio successo attorno a un programma itinerante che ha coinvolto alcune delle località più suggestive del territorio.

La prima giornata ha avuto come protagonista Catania, con il raduno degli equipaggi, l’esposizione delle vetture nel centro storico e l’apertura ufficiale della manifestazione.

Il sabato la carovana si è invece spostata tra Adrano, il territorio dell’Etna e Camporotondo Etneo, offrendo ai partecipanti non soltanto momenti dedicati alle storiche Fiat 500, ma anche occasioni per conoscere luoghi, paesaggi e testimonianze culturali dell’area etnea.

Il programma ha compreso, tra l’altro, esposizioni statiche, visite al territorio, momenti di intrattenimento e lo Skill Game in Fiat 500, fino alle premiazioni e allo spettacolo conclusivo della seconda giornata.

Un format che ha trasformato il tradizionale raduno automobilistico in un vero e proprio percorso di scoperta della Sicilia.

Il gran finale tra Piazza Palestro e la Playa di Catania

La giornata conclusiva di domenica 13 settembre ha riportato le Fiat 500 nel cuore di Catania.

L’ultima tappa cittadina si è svolta a Piazza Palestro – Porta Fortino, prima della partenza del corteo in direzione della Playa.

Il gran finale ha avuto come scenario il Villaggio Turistico Europeo, dove motori e passione automobilistica hanno lasciato spazio anche allo spettacolo e alla moda.

Qui sono state proclamate la Miss Fiat 500 vettura e la Miss Fiat 500 modella, in uno dei momenti più partecipati dell’ultima giornata, prima dei riconoscimenti e dei saluti che hanno ufficialmente chiuso la ventesima edizione.

Motori, ma non solo

Uno degli aspetti che ha caratterizzato maggiormente il Meeting Etneo 2026 è stato proprio il suo carattere trasversale.

La Fiat 500 è rimasta naturalmente il filo conduttore dell’intera manifestazione, ma intorno al fascino delle storiche vetture si sono sviluppati momenti dedicati allo spettacolo, alla musica e alla moda.

Un modo per coinvolgere pubblici differenti e trasformare l’evento in una festa capace di andare oltre la dimensione prettamente automobilistica.

Tra i protagonisti dell’ultima fase della manifestazione anche Giada Grasso, 15 anni, che ha ottenuto una doppia affermazione conquistando le fasce di Miss RamaCarShow & PiazzaOro in Tour OPES Sicilia 2026 e Miss Wonder Festival.

Un riconoscimento che ha aggiunto un ulteriore momento di emozione alla giornata conclusiva.

Una manifestazione capace di valorizzare il territorio

Il successo della ventesima edizione conferma anche il valore dei grandi raduni come strumenti di promozione territoriale.

Seguendo le Fiat 500 lungo il percorso del Meeting, partecipanti e visitatori hanno avuto la possibilità di attraversare alcuni dei luoghi più rappresentativi dell’area catanese ed etnea, mettendo insieme passione motoristica e scoperta del patrimonio locale.

Non a caso la manifestazione ha visto il coinvolgimento e il patrocinio di numerose realtà istituzionali e territoriali.

Nella locandina ufficiale figurano, tra gli altri, la Regione Siciliana, il Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, i Comuni di Catania, Camporotondo Etneo e Adrano, oltre alla partecipazione straordinaria della Polizia di Stato.

Una rete istituzionale alla quale si sono affiancati associazioni, partner, sponsor e operatori privati, contribuendo alla riuscita dell’evento.

E.S.S.E. ed E.S.S.E. Sport al fianco dell’iniziativa

Tra i sostenitori del Meeting Etneo anche E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo, attraverso E.S.S.E. Sport.

La presenza della Rete e del settore guidato dal Presidente Salvatore Grasso assume un significato che va oltre il patrocinio formale.

Manifestazioni di questo tipo rappresentano infatti un esempio di come sport e associazionismo possano dialogare con turismo, cultura e socialità, creando occasioni di incontro e rafforzando il legame tra eventi e territorio.

Proprio a Salvatore Grasso, insieme a OPES Sicilia, è stato rivolto un ringraziamento al termine della manifestazione per il sostegno e la partecipazione al progetto.

Il lavoro del Coordinamento di Catania

Alla base del successo dell’iniziativa c’è naturalmente il lavoro del Fiat 500 Club Italia – Coordinamento di Catania.

Un ringraziamento particolare è stato rivolto a Davide Uccio Cappadonna e a tutto lo staff dei cinquecentisti, protagonisti dell’organizzazione e della crescita di un appuntamento arrivato ormai alla sua ventesima edizione.

Riconoscimenti anche alle realtà che hanno collaborato alle iniziative collaterali, tra cui Katia Crisafulli e G&A Agency, oltre alle modelle, ai partecipanti, agli sponsor e a quanti hanno contribuito alla realizzazione delle diverse attività.

Il risultato è stato un evento nel quale la passione per la Fiat 500 è diventata ancora una volta occasione di incontro, condivisione e festa.

Dal ventesimo Meeting lo sguardo è già rivolto al 2027

Venti edizioni rappresentano un traguardo importante, ma non un punto di arrivo.

Dopo tre giorni vissuti tra motori, strade dell’Etna, spettacolo e momenti di convivialità, l’appuntamento è già fissato idealmente per il prossimo anno.

Il Meeting Etneo tornerà infatti nel 2027 con la sua 21ª edizione.

Una nuova pagina da scrivere per una manifestazione che, anno dopo anno, continua a riunire intorno alla Fiat 500 persone, territori e generazioni diverse.

Perché, dietro ogni vettura, non c’è soltanto una storia automobilistica.

C’è una comunità che continua a incontrarsi e a riconoscersi nella stessa passione.

“Musica Senza Barriere: l’Europa accessibile”, da Roma a Bruxelles il progetto di Merysse per una cultura davvero inclusiva

Il 25 settembre a Palazzo Valentini la presentazione del progetto ideato da Maria Teresa De Pierro, Presidente di Istinti Artistici APS e della Divisione E.S.S.E. CULTURA. Tecnologia aptica, musica e diritti culturali al centro di un percorso destinato ad approdare anche al Parlamento europeo.

La musica è di tutti. Ma non tutti possono viverla allo stesso modo.

Da questa consapevolezza nasce “Musica Senza Barriere: l’Europa accessibile”, il progetto ideato e guidato da Maria Teresa De Pierro, in arte Merysse, cantautrice, presidente di Istinti Artistici APS e della Divisione E.S.S.E. CULTURA.

Un’iniziativa che mette insieme musica, tecnologia, inclusione e diritti culturali con un obiettivo preciso: sperimentare nuovi strumenti capaci di rendere l’esperienza musicale dal vivo realmente accessibile anche alle persone sorde e ipoacusiche.

Il progetto sarà presentato in anteprima venerdì 25 settembre, alle ore 11.00, nella Sala Di Liegro di Palazzo Valentini, in Via IV Novembre 119A a Roma, nel corso di una conferenza della durata di circa due ore curata da Istinti Artistici APS.

Ma quella romana rappresenterà soltanto una delle tappe di un percorso con una prospettiva molto più ampia: “Musica Senza Barriere” sarà infatti presentato anche al Parlamento europeo, portando il tema dell’accessibilità culturale e musicale all’interno di una dimensione europea.

La tecnologia aptica per “sentire” la musica attraverso il corpo

Il cuore innovativo del progetto è rappresentato dall’utilizzo della tecnologia aptica applicata alla musica.

Si tratta di sistemi capaci di trasformare le frequenze sonore in vibrazioni percepibili attraverso il corpo, aprendo nuove possibilità nella fruizione della musica per chi non può percepirla attraverso i tradizionali canali uditivi.

L’obiettivo non è semplicemente quello di rendere possibile la presenza delle persone sorde e ipoacusiche a un concerto o a una performance.

La sfida è molto più ambiziosa: consentire loro di partecipare realmente all’esperienza musicale, percependo ritmo, intensità e frequenze attraverso una modalità differente ma altrettanto coinvolgente.

È proprio su questo principio che si fonda la visione di “Musica Senza Barriere”: l’accessibilità non deve limitarsi alla possibilità di entrare in uno spazio culturale, ma deve tradursi nella concreta possibilità di vivere, sentire e condividere ciò che accade al suo interno.

Arte, innovazione e diritti culturali

Il progetto nasce quindi nel punto di incontro tra mondi apparentemente differenti.

Da una parte la musica e la creatività artistica. Dall’altra la ricerca tecnologica. E al centro il tema dei diritti culturali e dell’accessibilità.

“Musica Senza Barriere” vuole dimostrare come l’innovazione possa diventare uno strumento al servizio delle persone, abbattendo quegli ostacoli che ancora oggi rendono parziale la partecipazione alla vita culturale.

Una prospettiva che assume particolare valore perché non affronta l’accessibilità soltanto come problema tecnico, ma come principio di partecipazione e inclusione sociale.

Il progetto è già sostenuto da FIAS – Federazione Italiana Associazioni Sordi, a testimonianza della volontà di sviluppare un percorso costruito attraverso il confronto diretto con le realtà che rappresentano le persone alle quali l’iniziativa intende rivolgersi.

Il 25 settembre la presentazione a Roma

L’appuntamento di Palazzo Valentini sarà il primo importante momento pubblico di presentazione e approfondimento del progetto.

La conferenza sarà promossa in collaborazione con Fabrizio Santori e si articolerà attraverso interventi istituzionali, momenti di confronto e una performance artistica.

Il programma prevede innanzitutto i saluti istituzionali di Fabrizio Santori, ai quali seguirà la presentazione di “Musica Senza Barriere” a cura della stessa Merysse.

Spazio quindi a un panel dedicato a tecnologia, arte, accessibilità e partecipazione culturale, con il coinvolgimento di rappresentanti di FIAS, enti locali e delle realtà impegnate nello sviluppo del progetto.

Un approfondimento specifico sarà dedicato all’esperienza aptica e alle possibilità che le nuove tecnologie possono offrire per rendere sempre più inclusiva la fruizione degli eventi musicali.

A chiudere la mattinata sarà una live performance di Merysse, attraverso la quale il progetto passerà dalla dimensione teorica all’esperienza artistica.

Dalla sperimentazione sul territorio a una prospettiva europea

Uno degli elementi più significativi di “Musica Senza Barriere” è proprio la volontà di partire dall’esperienza concreta per costruire un modello potenzialmente replicabile.

Il progetto mette infatti in relazione territori, comunità, associazioni, istituzioni, innovazione e cultura, con l’ambizione di svilupparsi prima a livello nazionale e successivamente in una dimensione europea.

La futura presentazione al Parlamento europeo rappresenta, in questa prospettiva, un passaggio particolarmente importante.

Il tema dell’accessibilità agli eventi culturali supera infatti i confini dei singoli territori e pone una questione più generale: in che modo l’Europa può utilizzare innovazione e tecnologia per garantire una partecipazione culturale realmente inclusiva?

Ed è proprio questa la domanda che il progetto intende portare all’attenzione delle istituzioni.

Maria Teresa De Pierro e l’impegno di E.S.S.E. CULTURA

Alla guida del progetto c’è Maria Teresa De Pierro – Merysse, che affianca alla propria attività artistica l’impegno associativo come presidente di Istinti Artistici APS e della Divisione E.S.S.E. CULTURA.

Un percorso che trova in “Musica Senza Barriere” una sintesi naturale tra espressione artistica e funzione sociale della cultura.

Per E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo, il progetto rappresenta inoltre un esempio concreto di come la propria Rete possa sviluppare iniziative che vadano oltre i confini tradizionali dello sport, valorizzando cultura, inclusione, innovazione e partecipazione.

Attraverso la Divisione E.S.S.E. CULTURA, la Rete sostiene infatti una concezione della cultura come spazio aperto, accessibile e capace di creare relazioni.

Quando accessibilità significa partecipazione

Il messaggio che accompagna l’iniziativa è chiaro:

la musica è di tutti.

Ma perché questa affermazione possa essere realmente tradotta nella pratica, è necessario superare l’idea che l’accessibilità coincida semplicemente con la possibilità di assistere a un evento.

Essere presenti non significa necessariamente poter partecipare pienamente.

“Musica Senza Barriere” prova quindi a compiere un passo ulteriore: utilizzare l’innovazione per trasformare l’esperienza culturale e permettere a un numero sempre maggiore di persone di viverla in maniera diretta e coinvolgente.

Da Roma all’Europa, il progetto pone così una domanda destinata a diventare sempre più centrale nel dibattito culturale contemporaneo:

come possiamo costruire una cultura davvero senza barriere?

Il 25 settembre, a Palazzo Valentini, inizierà da questa domanda un percorso che punta lontano.