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Author: Segreteria

Fatturazione elettronica e sport dilettantistico: dal 15 maggio arriva il codice “ESENZSPORT”

Più trasparenza nei compensi, ma restano invariati gli obblighi fiscali

Dal prossimo 15 maggio 2026 entrerà in vigore un aggiornamento tecnico di rilievo per il mondo dello sport dilettantistico:
👉 una novità che riguarda la fatturazione elettronica dei lavoratori sportivi titolari di partita IVA.

Si tratta di un intervento apparentemente “tecnico”, ma con importanti ricadute operative, soprattutto in termini di trasparenza e tracciabilità dei compensi.


⚙ La novità: arriva il campo “ESENZSPORT”

Con la versione 1.9.1 delle specifiche tecniche dello SDI (Sistema di Interscambio), l’Agenzia delle Entrate introduce una nuova possibilità:

👉 indicare in fattura i compensi sportivi dilettantistici esenti
👉 attraverso il campo <TipoDato> valorizzato con la dicitura “ESENZSPORT”

📌 L’informazione viene inserita nel blocco “AltriDatiGestionali”

👉 permettendo di identificare in modo immediato la quota di reddito non imponibile fino a 15.000 euro annui.


⚖ Il quadro normativo resta invariato

Dal punto di vista fiscale, non cambia nulla nei principi:

👉 resta fermo quanto previsto dall’art. 36, comma 6, del D.Lgs. 36/2021

📌 I compensi sportivi dilettantistici:
✔ non concorrono a formare reddito fino a 15.000 euro annui
✔ sono tassati solo per la parte eccedente


📊 Differenze tra regime ordinario e forfettario

👉 Regime ordinario

  • la tassazione IRPEF si applica solo oltre i 15.000 euro
  • la nuova codifica migliora la gestione e la tracciabilità dei compensi

👉 Regime forfettario

  • il reddito continua a essere determinato con il coefficiente di redditività
  • la franchigia dei 15.000 euro:
    ✔ non genera tassazione
    ✔ ma rileva comunque ai fini del limite degli 85.000 euro

👉 un aspetto spesso sottovalutato.


🔍 Attenzione: non cambia la gestione della ritenuta

Un punto fondamentale riguarda gli adempimenti già esistenti:

❗ l’indicazione “ESENZSPORT” in fattura
👉non sostituisce gli obblighi documentali

In particolare:

👉 per evitare la ritenuta del 20%
📌 il lavoratore sportivo deve continuare a fornire
👉 un’apposita autocertificazione dei compensi percepiti nell’anno

Questo principio è stato confermato dall’Agenzia delle Entrate (risposta n. 14/2025).

✔ Per i forfettari, invece, il problema non si pone,
poiché la fattura contiene già la dicitura di esonero dalla ritenuta.


🧩 Le altre novità tecniche

L’aggiornamento introduce anche ulteriori modifiche operative:

  • nuovo controllo SDI (codice 00327);
  • aggiornamenti nelle procedure di accreditamento WS e SFTP;
  • aumento del numero massimo di codici destinatario;

👉 interventi che si inseriscono nel percorso di evoluzione del sistema digitale fiscale.


🎯 Una semplificazione… ma solo informativa

La nuova codifica rappresenta:

✔ un miglioramento nella leggibilità dei dati fiscali
✔ un supporto nei controlli
✔ una maggiore coerenza tra fattura e trattamento fiscale

👉 ma non modifica gli obblighi sostanziali.


📣 Conclusioni

L’introduzione del codice “ESENZSPORT” segna un ulteriore passo verso un sistema fiscale:

🔹 più digitale
🔹 più trasparente
🔹 più strutturato

Tuttavia, il messaggio per professionisti e operatori è chiaro:

👉 la tecnologia aiuta, ma la corretta gestione resta centrale

In un contesto normativo sempre più evoluto, la conoscenza delle regole continua a fare la differenza.

Società sportive dilettantistiche: il riconoscimento formale non basta

La Cassazione ribadisce: servono attività realmente dilettantistiche per accedere alle agevolazioni fiscali

Nel mondo dello sport dilettantistico arriva una conferma importante dalla giurisprudenza:
👉non è sufficiente il riconoscimento formale per accedere alle agevolazioni fiscali.

Con la sentenza n. 7217 del 25 marzo 2026, la Corte di Cassazione ha chiarito un principio destinato a incidere profondamente sulla gestione delle ASD e SSD:
📌conta la sostanza dell’attività svolta, non solo la forma giuridica.


⚖ Il principio stabilito dalla Cassazione

Secondo i giudici:

👉 l’iscrizione al CONI/RASD e il riconoscimento come società sportiva dilettantistica
👉non garantiscono automaticamente l’applicazione del regime fiscale agevolato

Affinché i compensi possano beneficiare della non imponibilità prevista dagli articoli 67 e 69 del TUIR, è necessario che:

✔ siano erogati nell’ambito di una effettiva attività sportiva dilettantistica
✔ tale attività sia non commerciale


🧩 Il caso concreto

La vicenda trae origine da un accertamento fiscale nei confronti di una società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata.

L’Amministrazione finanziaria aveva contestato:

  • l’applicazione del regime agevolato ai compensi erogati a 16 collaboratori;
  • l’assenza di un’effettiva attività dilettantistica;
  • la natura sostanzialmente commerciale dell’attività svolta.

I giudici di merito avevano già evidenziato elementi significativi:

❗ attività simile a quella di una palestra
❗ organizzazione strutturata e continuativa
❗ promozione commerciale (sito web, servizi dedicati, “vip center”)

👉 elementi incompatibili con la natura dilettantistica richiesta dalla normativa.


📌 La decisione della Corte

La Cassazione ha confermato integralmente la posizione dell’Agenzia delle Entrate, ribadendo che:

  • il regime agevolato si applica solo in presenza di attività sportiva dilettantistica reale;
  • non è sufficiente la qualificazione formale dell’ente;
  • anche la soglia di esenzione (all’epoca 7.500 euro) presuppone la natura non commerciale dell’attività.

🔍 Un richiamo anche alla Riforma dello Sport

Particolarmente rilevante è il passaggio in cui la Corte esclude l’applicabilità della disciplina introdotta dal D.Lgs. 36/2021.

👉 Anche le nuove norme sul lavoro sportivo
📌 presuppongono comunque lo svolgimento di attività dilettantistica e non commerciale

👉 confermando la centralità del requisito sostanziale.


🎯 Cosa cambia per ASD e SSD

La sentenza rappresenta un chiaro segnale per tutto il settore:

⚠ Attenzione

Non basta:

  • essere iscritti al registro;
  • avere uno statuto conforme;
  • qualificarsi formalmente come ente sportivo dilettantistico.

✅ È necessario

  • svolgere concretamente attività sportiva dilettantistica;
  • evitare modelli organizzativi tipici dell’impresa commerciale;
  • garantire coerenza tra attività svolta e finalità istituzionali.

🧠 Un principio chiave: prevale la sostanza

Il messaggio della Cassazione è netto:

👉il regime fiscale agevolato è subordinato alla realtà dei fatti

Non conta solo “come ci si definisce”, ma come si opera concretamente.


🧩 Il ruolo della corretta gestione

In un contesto normativo sempre più complesso, diventa fondamentale:

✔ strutturare correttamente le attività
✔ distinguere attività istituzionale e commerciale
✔ gestire in modo coerente i rapporti con collaboratori e tesserati
✔ verificare la reale natura dell’ente


📣 Conclusioni

La sentenza n. 7217/2026 rappresenta un punto fermo:

👉 il riconoscimento formale è solo il punto di partenza
👉 la vera discriminante è l’attività effettivamente svolta

Un richiamo forte alla responsabilità gestionale delle ASD e SSD, chiamate a operare con trasparenza, coerenza e correttezza.

E.S.S.E. Ambiente al Convegno Regionale in Umbria: il Terzo Settore protagonista del benessere animale

Screenshot

Perugia – Il Terzo Settore si conferma protagonista nei processi di tutela e sviluppo del benessere animale. Lo dimostra la partecipazione attiva di E.S.S.E. Ambiente al Convegno Regionale “Sistema Umbria per la salute e il benessere degli animali”, svoltosi il 30 aprile presso la prestigiosa Sala dei Notari di Perugia.

L’iniziativa, promossa a livello regionale, ha riunito istituzioni, mondo accademico, professionisti sanitari e rappresentanti delle associazioni, con l’obiettivo di rafforzare il sistema integrato di prevenzione, sorveglianza e gestione dei servizi sul territorio.


🎤 Il contributo di E.S.S.E. Ambiente

Nel corso dei lavori, Ernesta Cambiotti, Presidente di E.S.S.E. Ambiente, è intervenuta portando il punto di vista delle associazioni protezionistiche e del Terzo Settore.

Un intervento che ha posto al centro il ruolo strategico delle organizzazioni associative nella gestione quotidiana delle criticità legate al benessere animale, evidenziando come:

  • le associazioni rappresentino un presidio fondamentale sul territorio;
  • il volontariato sia spesso il primo interlocutore nelle situazioni di emergenza;
  • sia necessario rafforzare il dialogo strutturato con le istituzioni.

“La tutela del benessere animale – ha sottolineato – non può prescindere da una collaborazione concreta tra enti pubblici, sistema sanitario e mondo associativo”.


🧩 Il ruolo centrale del Terzo Settore

Uno dei temi chiave emersi durante il convegno è stato proprio il contributo del Terzo Settore all’interno del sistema di governance.

Le associazioni, infatti, non svolgono solo attività di supporto, ma rappresentano veri e propri attori attivi nella:

  • prevenzione del randagismo;
  • sensibilizzazione della cittadinanza;
  • promozione di comportamenti responsabili;
  • gestione delle attività di accoglienza e tutela degli animali.

In questo contesto, E.S.S.E. si pone come rete di coordinamento e supporto, capace di valorizzare le esperienze territoriali e favorire sinergie operative.


🌍 One Health: una visione integrata

Al centro del confronto anche l’approccio One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale.

Un modello sempre più centrale nelle politiche pubbliche, che richiede:

  • integrazione tra competenze diverse;
  • condivisione dei dati e delle informazioni;
  • collaborazione tra istituzioni, enti sanitari e Terzo Settore.

Il contributo delle associazioni risulta fondamentale proprio per la loro capacità di operare in modo capillare sul territorio e di intercettare bisogni emergenti.


📊 Verso un sistema più strutturato

Il convegno ha rappresentato un’importante occasione di confronto anche sulle prospettive future del sistema regionale.

Tra le priorità emerse:

  • il rafforzamento delle reti territoriali;
  • il miglioramento dei sistemi di monitoraggio;
  • la valorizzazione delle competenze sviluppate nel volontariato;
  • una maggiore integrazione tra servizi veterinari, enti locali e associazioni.

🤝 Il valore della partecipazione

La presenza di E.S.S.E. Ambiente conferma l’impegno della Rete Associativa nel promuovere una cultura della responsabilità e della collaborazione.

Attraverso il coinvolgimento attivo in contesti istituzionali e scientifici, E.S.S.E. contribuisce a costruire un modello di sviluppo fondato su:

  • inclusione
  • partecipazione
  • tutela del territorio
  • valorizzazione del capitale umano

🔎 Uno sguardo al futuro

Il percorso avviato in Umbria rappresenta un esempio concreto di come sia possibile costruire un sistema integrato, in cui il Terzo Settore non è più solo destinatario di politiche, ma protagonista attivo nella loro definizione e attuazione.

Un modello che può e deve essere replicato anche in altri contesti territoriali, per garantire standard sempre più elevati di tutela e benessere.


E.S.S.E. continuerà a sostenere e promuovere iniziative che mettono al centro la persona, l’ambiente e il rispetto per ogni forma di vita.

Approvazione del bilancio: guida pratica 2026 per enti non profit, ETS e associazioni

Con l’arrivo della primavera entra nel vivo anche la stagione dei bilanci per il mondo non profit. Associazioni, enti del Terzo settore, fondazioni e altri enti senza scopo di lucro sono chiamati a verificare con attenzione scadenze, procedure, modelli da utilizzare e adempimenti successivi all’approvazione.

Si tratta di un passaggio centrale nella vita dell’ente, non solo sotto il profilo contabile, ma anche sotto quello organizzativo e della trasparenza. L’approvazione del bilancio, infatti, coinvolge gli organi sociali, impone il rispetto delle regole statutarie e, per gli ETS, comporta anche l’obbligo di deposito presso il RUNTS.

Di seguito una guida operativa per orientarsi tra termini, modelli di bilancio, rendiconti delle raccolte fondi e bilancio sociale.

Il termine per approvare il bilancio

Ogni associazione deve convocare almeno una volta l’anno l’assemblea dei soci. Il riferimento normativo è l’articolo 20, comma 1, del codice civile, che parla espressamente delle associazioni riconosciute, ma il principio viene applicato in via estensiva a tutti gli enti associativi e, più in generale, agli enti non lucrativi.

Il codice civile non stabilisce in modo espresso entro quando il bilancio debba essere approvato. Per prassi si richiama la disciplina delle società e, in particolare, l’articolo 2364, comma 2, del codice civile, secondo cui l’assemblea deve essere convocata entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale.

Nel caso più frequente, cioè quello degli enti con esercizio coincidente con l’anno solare dal 1° gennaio al 31 dicembre, e con statuto che richiama il termine dei 120 giorni, l’assemblea per approvare il bilancio 2025 dovrà essere convocata entro il 30 aprile 2026, almeno in prima convocazione.

Diverso è il caso degli enti il cui esercizio non coincide con l’anno solare. È una situazione molto frequente, ad esempio, nelle associazioni sportive, dove l’esercizio va dal 1° luglio al 30 giugno. In queste ipotesi, se resta il termine statutario dei 120 giorni, l’assemblea dovrà essere convocata entro il 28 ottobre.

Quale schema di bilancio utilizzare

Non tutti gli enti sono tenuti a redigere il bilancio nello stesso modo.

Le associazioni e gli enti non lucrativi che adottano una contabilità semplificata, basata sulle entrate e sulle uscite, possono generalmente limitarsi a un rendiconto finanziario semplice, senza dover predisporre un bilancio completo con stato patrimoniale e conto economico.

Per gli enti del Terzo settore, invece, il quadro è più strutturato. Gli ETS devono utilizzare gli schemi approvati con il decreto ministeriale del 5 marzo 2020, tenendo conto anche delle modifiche introdotte dalla Legge n. 104 del 2024.

ETS senza personalità giuridica

Per gli ETS privi di personalità giuridica il limite di riferimento è quello di 300.000 euro di entrate annue.

Se le entrate dell’esercizio precedente sono pari o superiori a tale soglia, l’ente deve redigere il bilancio completo, composto da:

  • stato patrimoniale;
  • rendiconto gestionale;
  • relazione di missione.

Si tratta dei modelli A, B e C del decreto ministeriale del 5 marzo 2020.

Se invece le entrate sono pari o inferiori a 300.000 euro, l’ente può redigere il rendiconto per cassa, cioè il Modello D.

ETS con personalità giuridica

Gli ETS dotati di personalità giuridica, in linea generale, devono redigere il bilancio nella forma completa, indipendentemente dal livello delle entrate.

Il nuovo Modello E

La Legge 104 del 2024 ha introdotto una nuova semplificazione: gli ETS, sia con sia senza personalità giuridica, che abbiano registrato entrate pari o inferiori a 60.000 euro, possono redigere un rendiconto per cassa in forma aggregata.

Questo nuovo schema è stato approvato con il decreto ministeriale del 18 febbraio 2026 ed è denominato Modello E.

Tuttavia, il nuovo modello può essere utilizzato solo a partire dalla redazione del bilancio relativo all’esercizio in corso alla data della sua pubblicazione, avvenuta il 21 marzo 2026. Questo significa che, per gli enti con esercizio coincidente con l’anno solare, il Modello E potrà essere utilizzato per il bilancio 2026, da approvare nel 2027, ma non per il bilancio 2025 da approvare nel 2026.

Un punto ancora incerto per gli ETS con personalità giuridica sotto i 60.000 euro

Resta un dubbio interpretativo per gli ETS con personalità giuridica che nel 2025 abbiano registrato entrate pari o inferiori a 60.000 euro.

È chiaro che questi enti non possono utilizzare il Modello E per il bilancio 2025, perché il nuovo schema entrerà in gioco solo dal bilancio 2026. Meno chiaro, invece, è se possano utilizzare il rendiconto per cassa ordinario, cioè il Modello D, oppure se debbano necessariamente passare alla forma completa.

Una lettura letterale dell’articolo 13, comma 2-bis del Codice del Terzo settore, insieme alla circolare ministeriale n. 6 del 9 agosto 2024, sembrerebbe orientata verso la forma completa. Tuttavia, una lettura sistematica della disciplina, coerente con le finalità di semplificazione della Legge 104/2024, potrebbe portare a ritenere ammissibile anche il Modello D.

Su questo punto sarebbe auspicabile un chiarimento ministeriale, per evitare incertezze operative e soluzioni difformi.

Come si approva il bilancio

Il procedimento di approvazione del bilancio coinvolge almeno due organi:

  • l’organo di amministrazione, di solito il consiglio direttivo;
  • l’assemblea dei soci.

Se presente, può intervenire anche l’organo di controllo o il collegio dei revisori.

In genere il consiglio direttivo predispone il progetto di bilancio e approva il documento in una prima fase, redigendo un verbale che ne dia conto.

Successivamente, se esiste un organo di controllo o di revisione, questo esamina il progetto di bilancio e formula il proprio parere, verificando la corrispondenza alle scritture e ai documenti contabili.

Infine, il bilancio viene sottoposto all’assemblea ordinaria per l’approvazione definitiva.

Convocazione dell’assemblea

Le regole per convocare l’assemblea devono essere sempre ricavate dallo statuto. Di norma è richiesta una convocazione scritta, tramite email o lettera, indirizzata a tutti gli associati e contenente:

  • luogo della riunione;
  • giorno e ora della prima convocazione;
  • giorno e ora della seconda convocazione;
  • ordine del giorno.

Se in prima convocazione non viene raggiunto il quorum previsto, e l’assemblea si tiene in seconda convocazione, è comunque necessario redigere anche il verbale della prima convocazione andata deserta.

Assemblee in videoconferenza

Una novità importante riguarda le modalità di svolgimento dell’assemblea.

Il decreto-legge n. 200 del 2025, il cosiddetto milleproroghe, ha prorogato fino al 30 settembre 2026 la possibilità per tutti gli enti, comprese associazioni e fondazioni, di svolgere le assemblee in videoconferenza e di utilizzare il voto elettronico o per corrispondenza, anche se lo statuto non lo prevede espressamente.

Per gli ETS, peraltro, il Codice del Terzo settore già consente la partecipazione con mezzi di telecomunicazione e il voto elettronico, purché sia possibile verificare l’identità del socio e siano rispettati i principi di buona fede e parità di trattamento, salvo che lo statuto lo vieti.

Il deposito del bilancio al RUNTS

Per la generalità degli enti non lucrativi l’obbligo si ferma alla predisposizione e approvazione del bilancio.

Per gli ETS, invece, c’è un passaggio ulteriore: il deposito telematico del bilancio presso il RUNTS entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

Per gli enti con esercizio coincidente con l’anno solare, il termine per il deposito del bilancio 2025 è il 29 giugno 2026.

Il rendiconto delle raccolte pubbliche occasionali di fondi

Accanto al bilancio di esercizio, per molti enti c’è un altro adempimento da non trascurare: il rendiconto delle raccolte pubbliche occasionali di fondi.

Per gli enti non lucrativi e non commerciali con esercizio coincidente con l’anno solare, il termine di riferimento è ancora una volta il 30 aprile 2026, per quanto riguarda le raccolte effettuate nel 2025.

L’obbligo deriva dall’articolo 20, comma 2, del DPR 600/1973 e riguarda le raccolte fondi disciplinate dall’articolo 143, comma 3, del TUIR.

Per ciascuna raccolta deve essere redatto uno specifico rendiconto, con:

  • entrate;
  • uscite;
  • breve relazione descrittiva dell’evento.

Anche se la norma non lo dice espressamente, è opportuno che il rendiconto sia firmato dal Presidente e ratificato almeno dal consiglio direttivo.

ETS e raccolte fondi occasionali

Anche gli ETS non commerciali sono soggetti a questo adempimento, se nel 2025 hanno svolto raccolte pubbliche occasionali. In tal caso devono utilizzare lo schema previsto dal decreto ministeriale del 9 giugno 2022.

Inoltre, gli ETS devono depositare anche questi rendiconti al RUNTS, sempre entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio, quindi entro il 29 giugno 2026 per gli enti con esercizio coincidente con l’anno solare.

Il bilancio sociale

Un ultimo capitolo riguarda il bilancio sociale, che non interessa tutti gli enti, ma solo alcune categorie.

L’obbligo scatta per gli ETS che nell’esercizio precedente abbiano avuto entrate superiori a 1 milione di euro.

Lo stesso obbligo riguarda anche:

  • le imprese sociali;
  • i Centri di servizio per il volontariato (CSV),

indipendentemente dall’ammontare delle entrate.

Il bilancio sociale deve essere redatto in conformità alle linee guida approvate con decreto del 4 luglio 2019.

Non esistono regole rigide e dettagliate sulle modalità di approvazione, ma per gli ETS in forma associativa è senz’altro consigliabile far approvare il bilancio sociale nella stessa assemblea che approva il bilancio di esercizio.

Una volta approvato, anche il bilancio sociale deve essere depositato al RUNTS entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio. Inoltre, a differenza del bilancio di esercizio, deve essere pubblicato anche sul sito internet dell’ente.

Conclusioni

L’approvazione del bilancio non è un mero adempimento formale, ma un passaggio centrale nella corretta gestione di un ente non profit. Per associazioni ed ETS significa rispettare regole statutarie, garantire trasparenza, adottare il modello corretto e non dimenticare gli obblighi successivi, in particolare quelli verso il RUNTS.

Nel 2026, tra termini assembleari, nuove soglie, Modello E, rendiconti delle raccolte fondi e bilancio sociale, il quadro richiede attenzione e una lettura aggiornata della normativa.

Per questo diventa sempre più importante che gli enti si dotino di strumenti adeguati, di una buona organizzazione interna e di un supporto tecnico qualificato, così da affrontare con correttezza e serenità uno degli appuntamenti più importanti dell’anno associativo.

E.S.S.E. alla NATO di Bruxelles: al via le attività sportive nella sede NATO di Bruxelles

E.S.S.E. approda alla NATO di Bruxelles: sport, integrazione e cooperazione internazionale

Un traguardo di grande prestigio per E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo, che segna un passo decisivo nel percorso di crescita e internazionalizzazione della Rete.

A partire dal mese di giugno, infatti, prenderà ufficialmente avvio una nuova e significativa collaborazione con la NATO Brussels Sport Academy, che vedrà E.S.S.E. protagonista nella promozione e gestione di attività sportive all’interno della sede della NATO a Bruxelles.


Un progetto di valore in un contesto internazionale

L’iniziativa si inserisce all’interno di uno dei contesti istituzionali più rilevanti a livello globale: la sede NATO di Bruxelles, dove operano circa 5.000 persone provenienti da 32 Paesi.

In questo ambiente altamente internazionale, lo sport assume un ruolo strategico non solo come attività fisica, ma come strumento di connessione, benessere e dialogo interculturale.

L’obiettivo del progetto è quello di promuovere uno stile di vita sano e attivo, favorendo al tempo stesso la collaborazione e l’integrazione tra persone appartenenti a culture, lingue e background differenti.


Il ruolo dello sport: benessere, inclusione e crescita

Il progetto sviluppato da E.S.S.E. in collaborazione con la NATO Brussels Sport Academy rappresenta un esempio concreto di come lo sport possa diventare un potente veicolo di valori.

Attraverso le attività sportive previste, si intende:

  • migliorare il benessere psico-fisico delle persone
  • favorire la socializzazione in contesti multiculturali
  • promuovere il rispetto, la collaborazione e il lavoro di squadra
  • rafforzare il senso di comunità all’interno della struttura NATO

Lo sport, in questo contesto, si conferma uno strumento capace di superare barriere linguistiche e culturali, contribuendo alla costruzione di relazioni autentiche e durature.


Il contributo determinante del Vice Presidente Vicario Giuseppe Palma

Questo importante risultato è il frutto di un lavoro lungo e articolato, durato oltre un anno, portato avanti con determinazione e visione strategica da Giuseppe Palma, Vice Presidente Vicario di E.S.S.E.

Grazie al suo impegno costante, alla capacità di costruire relazioni e alla visione internazionale del progetto, E.S.S.E. è riuscita a ottenere un riconoscimento significativo, entrando in un contesto istituzionale di altissimo livello.

Il percorso intrapreso rappresenta un esempio concreto di come la progettualità, unita alla competenza e alla perseveranza, possa generare opportunità di grande valore per l’intera Rete.


Un passo avanti nel percorso di internazionalizzazione di E.S.S.E.

L’ingresso di E.S.S.E. all’interno della NATO di Bruxelles rappresenta un momento chiave nel processo di crescita dell’Ente, che consolida così la propria presenza anche a livello internazionale.

Questo traguardo rafforza il ruolo di E.S.S.E. come soggetto capace di:

  • operare in contesti istituzionali complessi
  • promuovere modelli innovativi di sviluppo sportivo e sociale
  • creare connessioni tra realtà nazionali e internazionali
  • valorizzare il Terzo Settore in una dimensione europea

E.S.S.E. come ponte tra sport, sociale e comunità internazionale

La collaborazione con la NATO Brussels Sport Academy non rappresenta solo un progetto sportivo, ma una vera e propria azione di sistema, che conferma la missione di E.S.S.E.:

👉 costruire reti
👉 generare valore sociale
👉 promuovere inclusione e partecipazione
👉 valorizzare lo sport come strumento educativo e relazionale

In un mondo sempre più interconnesso, E.S.S.E. si propone come ponte tra territori, culture e persone, contribuendo alla diffusione di un modello di sviluppo fondato sulla cooperazione e sul benessere collettivo. Questo risultato non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un nuovo percorso.

E.S.S.E. continuerà a lavorare per ampliare la propria presenza a livello internazionale, sviluppando progetti capaci di coniugare sport, sociale e formazione, con l’obiettivo di generare impatto concreto e duraturo.

 

ETS: chiarimenti dal Ministero del Lavoro su governance, volontari e RUNTS

Le risposte ai quesiti del Consiglio Nazionale dei Commercialisti

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la recente Nota Direttoriale del 27 marzo 2026, ha fornito importanti chiarimenti su alcuni aspetti centrali della disciplina degli Enti del Terzo Settore (ETS), rispondendo ai quesiti posti dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.

Le risposte affrontano temi di grande rilevanza operativa:
👉 diritti degli associati
👉 ruolo dei volontari
👉 compensi degli amministratori
👉 funzionamento degli organi di controllo
👉 gestione del RUNTS


📌Libri sociali: diritto di accesso sì, ma regolato

Il Ministero ribadisce un principio fondamentale:
👉 gli associati hanno sempre diritto di esaminare i libri sociali

Questo diritto è espressione della natura democratica e trasparente degli ETS.

Tuttavia:

  • lo statuto può disciplinarne le modalità
  • non può mai escluderlo totalmente

❌ È quindi illegittima qualsiasi clausola che vieti in modo assoluto l’accesso.


⚖ Il punto di equilibrio

Il Ministero introduce un principio molto importante:

👉 il diritto deve essere esercitato:

  • con correttezza e buona fede
  • senza ostacolare il funzionamento dell’ente

📌 Inoltre, può essere limitato per tutelare:

  • la privacy degli associati
  • informazioni sensibili
  • situazioni delicate (es. procedimenti giudiziari)

🧩Cariche sociali e volontariato: chiarimento operativo

Uno dei temi più rilevanti riguarda il rapporto tra:

👉 carica sociale
👉 attività di volontariato

Il Ministero conferma che:

✔ chi ricopre una carica (es. amministratore)
👉 può essere considerato volontario

📌 ma solo se:

  • l’attività è svolta gratuitamente
  • non vi è alcun vantaggio economico
  • sono rispettati i requisiti dell’art. 17 CTS

⚠ Attenzione

❗ Non possono coesistere nella stessa persona:

👉 volontario
👉 lavoratore retribuito nello stesso ente

Inoltre:

📌 l’ente deve assicurare anche i volontari “occasionali”.


💰Compensi agli amministratori: sì, ma con limiti

Il Ministero chiarisce un punto spesso controverso:

👉 negli ETS (diversi dalle ODV)
✔ è possibile riconoscere compensi agli amministratori

Anche se:

  • lo statuto non lo prevede espressamente
  • purché non lo vieti

📌 Condizione fondamentale

👉 Il compenso deve rispettare:

  • il divieto di distribuzione indiretta di utili
  • i criteri dell’art. 8 CTS

❗ Eccezione

👉 Nelle ODV:

  • le cariche sono tendenzialmente gratuite

🏛Organo di controllo: sì ai supplenti (se previsti)

Altro chiarimento importante riguarda i membri supplenti.

👉 Il Codice del Terzo Settore non li disciplina espressamente

✔ Il Ministero chiarisce che:

  • possono essere previsti dallo statuto
  • non sono obbligatori

📌 Effetti pratici

Se previsti:

  • entrano in carica in caso di sostituzione
  • devono avere già i requisiti richiesti

👉 NON devono essere iscritti al RUNTS
(finché restano supplenti)


📲RUNTS: delega possibile, ma responsabilità agli amministratori

Importante apertura sul piano operativo:

👉 è possibile delegare a terzi:

  • iscrizione al RUNTS
  • aggiornamento dati

⚠ Ma attenzione alle responsabilità

Il Ministero chiarisce che:

❗ le sanzioni per ritardi o omissioni
👉 restano in capo agli amministratori

👉 non al soggetto delegato


📌 Il delegato

  • risponde solo sul piano contrattuale (mandato)
  • non verso il RUNTS

🎯La posizione del Ministero: più flessibilità, ma regole chiare

Dalla lettura complessiva emerge una linea precisa:

👉apertura operativa + tutela dei principi fondamentali

In particolare:

✔ rafforzata la trasparenza interna
✔ maggiore flessibilità organizzativa
✔ riconoscimento della realtà operativa degli enti

Ma allo stesso tempo:

❗ forte richiamo a:

  • correttezza
  • responsabilità degli amministratori
  • rispetto dei principi del CTS

🧩Il ruolo dei professionisti

Le risposte del Ministero confermano un dato sempre più evidente:

👉 la gestione degli ETS richiede competenze specifiche

In particolare su:

  • governance
  • fiscalità
  • RUNTS
  • volontariato

📣Conclusioni

La Nota del Ministero rappresenta un importante punto di riferimento interpretativo per il Terzo Settore.

👉 Non introduce nuove norme, ma chiarisce in modo concreto come applicarle.

📌 Un passaggio fondamentale per:

  • enti
  • consulenti
  • professionisti

che operano quotidianamente nel settore.


🧩Il supporto di E.S.S.E.

E.S.S.E. affianca enti e professionisti nella corretta applicazione della normativa del Terzo Settore, offrendo:

  • consulenza specialistica
  • supporto su RUNTS e governance
  • formazione tecnica
  • strumenti digitali dedicati

Modello EAS 2026: obblighi, esoneri e novità per enti associativi e Terzo Settore

Entro il 31 marzo 2026 torna uno degli adempimenti fiscali più rilevanti per il mondo associativo: l’invio del modello EAS.
Si tratta di un obbligo che non riguarda tutti gli enti, ma solo alcune specifiche categorie, mentre molte realtà – in particolare gli Enti del Terzo Settore (ETS) e le associazioni e società sportive dilettantistiche (ASD/SSD) – risultano oggi esonerate.

Ma cos’è esattamente il modello EAS? Chi è davvero obbligato alla sua presentazione? E cosa è cambiato con le recenti riforme?


📌 Cos’è il modello EAS e perché è così importante

Il modello EAS è la comunicazione dei dati fiscalmente rilevanti degli enti associativi non commerciali.
La sua funzione è fondamentale: consente all’ente di mantenere i benefici fiscali previsti dalla normativa.

Il mancato invio, infatti, comporta conseguenze molto rilevanti.
In particolare, l’ente rischia di perdere le agevolazioni fiscali e di vedere tassate:

  • le quote associative;
  • i contributi versati dai soci;
  • i corrispettivi per le attività istituzionali.

In altre parole, attività normalmente considerate “non commerciali” potrebbero diventare imponibili ai fini IRES e IVA.


⚖ Le nuove regole fiscali e il nodo delle attività verso i soci

Dal 1° gennaio 2026, le modifiche normative hanno inciso profondamente sul trattamento fiscale delle attività svolte nei confronti degli associati.

Ai fini delle imposte dirette (IRES), il regime di non commercialità resta valido solo per alcune categorie di associazioni, tra cui quelle sportive dilettantistiche, politiche, sindacali, religiose e assistenziali.

Diversamente, per le associazioni culturali e per quelle che operano nella formazione extra-scolastica, tali attività diventano oggi rilevanti fiscalmente.

Sul fronte IVA, però, la situazione è diversa.
Grazie alla proroga intervenuta a fine 2025, il regime di esclusione dall’imposta è stato mantenuto fino al 2036 per molte tipologie associative, comprese quelle culturali.

👉 Si crea quindi un disallineamento tra IRES e IVA:
un’attività può essere non commerciale ai fini IVA, ma commerciale ai fini IRES.

In questo contesto, il modello EAS continua a svolgere un ruolo centrale, almeno per mantenere i benefici fiscali sul piano IVA.


🧩 ETS: esonero totale dal modello EAS

Una delle novità più rilevanti introdotte dal Codice del Terzo Settore riguarda proprio il modello EAS.

Gli Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS sono infatti completamente esonerati dalla sua presentazione.

Si tratta di un passaggio importante, che semplifica gli adempimenti per gli enti che hanno scelto di entrare nel perimetro del Terzo Settore.

Tuttavia, per gli enti in fase di trasformazione, è opportuno prestare attenzione.
Chi si costituisce con l’intenzione di diventare ETS dovrebbe comunque inviare il modello EAS entro 60 giorni dalla costituzione, almeno fino all’iscrizione nel RUNTS.

Una volta ottenuta la qualifica di ETS, l’obbligo viene meno.


🏅 ASD e SSD: niente modello EAS

Un altro importante esonero riguarda il mondo sportivo.

Le associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte al RASD non sono più tenute alla presentazione del modello EAS.

Si tratta di una semplificazione significativa, introdotta con la riforma dello sport, che ha alleggerito il carico burocratico per queste realtà.


❌ Le novità su ONLUS e Pro-Loco

Il quadro normativo è cambiato anche per altre categorie.

Le ONLUS, ad esempio, non esistono più dal 1° gennaio 2026:
le organizzazioni che hanno assunto la qualifica di ETS risultano esonerate, mentre le altre devono valutare la propria posizione.

Anche le Pro-Loco subiscono un cambiamento rilevante:
il regime agevolato della legge 398/1991 non è più applicabile, se non per ASD/SSD.

Di conseguenza, l’esonero dal modello EAS resta solo per quelle che si sono iscritte al RUNTS.


📝 Chi è obbligato a presentare il modello EAS

Nonostante i numerosi esoneri, restano comunque molte associazioni obbligate.

Si tratta in particolare delle associazioni non riconosciute (prive di personalità giuridica) che:

  • svolgono attività istituzionale;
  • svolgono attività verso i soci dietro corrispettivo;
  • svolgono attività commerciale non prevalente.

Questi enti devono compilare il modello in tutte le sue parti.

Al contrario, alcune categorie – come le associazioni riconosciute o gli enti con dati già presenti in registri pubblici – possono limitarsi a una compilazione parziale.


🔄 Quando va presentato (o ripresentato)

Per le nuove associazioni, il modello EAS deve essere trasmesso entro 60 giorni dalla costituzione.

Per gli enti già esistenti, invece, l’obbligo scatta solo in caso di variazioni rilevanti dei dati comunicati in precedenza.

Entro il 31 marzo 2026, gli enti interessati dovranno quindi comunicare eventuali modifiche intervenute nel corso del 2025.

Non tutte le variazioni, però, devono essere segnalate.
Sono escluse, ad esempio, quelle relative a:

  • dati anagrafici;
  • numero degli associati;
  • ammontare delle entrate o delle erogazioni.

Devono invece essere comunicate modifiche più strutturali, come il rinnovo degli organi sociali o l’apertura della partita IVA.


📤 Modalità di invio e possibilità di sanatoria

Il modello EAS deve essere trasmesso esclusivamente per via telematica:

  • direttamente dall’ente;
  • oppure tramite un intermediario abilitato (commercialista o CAF).

In caso di mancato invio entro la scadenza, è possibile regolarizzare la posizione tramite la remissione in bonis, entro il 30 settembre 2026, versando una sanzione di 250 euro.


🎯 Conclusioni

Il modello EAS continua a rappresentare un adempimento fondamentale per una parte del mondo associativo, soprattutto alla luce delle recenti riforme.

Se da un lato si registra una semplificazione importante – con l’esonero per ETS e ASD/SSD – dall’altro resta elevata l’attenzione per le associazioni che operano al di fuori di questi regimi.

In un contesto normativo sempre più complesso e in evoluzione, la corretta gestione degli adempimenti fiscali diventa un elemento decisivo per garantire la sostenibilità e la sicurezza dell’attività associativa.


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