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Author: Segreteria

Il Presidente di un’associazione può lavorare presso un Ente del Terzo Settore? Chiarimenti per l’iscrizione al RUNTS

Negli ultimi tempi sono sempre più frequenti i quesiti che arrivano da associazioni, volontari e cittadini interessati all’iscrizione al RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.

Uno dei dubbi più ricorrenti riguarda la figura del Presidente: è possibile iscrivere un’associazione al RUNTS se il Presidente è anche impiegato presso un Ente del Terzo Settore?

La risposta, in linea generale, è sì.

Il fatto che il Presidente di un’associazione lavori come dipendente presso un altro Ente del Terzo Settore non impedisce, di per sé, l’iscrizione dell’associazione al RUNTS.

Nessuna incompatibilità automatica

Il Codice del Terzo Settore non prevede una incompatibilità generale e automatica tra la carica di Presidente o legale rappresentante di un’associazione e lo svolgimento di un rapporto di lavoro dipendente presso un diverso Ente del Terzo Settore.

Pertanto, se il Presidente lavora presso un altro ETS, l’associazione può comunque procedere con l’iscrizione al RUNTS, purché siano rispettati tutti gli altri requisiti previsti dalla normativa: statuto conforme, finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, svolgimento di attività di interesse generale, democraticità interna e corretta struttura associativa.

Quando il rapporto di lavoro non crea problemi

La situazione normalmente non presenta criticità quando:

  • il Presidente lavora presso un ente diverso dall’associazione che intende iscriversi al RUNTS;
  • non vi sono rapporti economici anomali tra i due enti;
  • non esistono situazioni di conflitto di interessi;
  • lo statuto dell’associazione non prevede specifiche cause di incompatibilità;
  • il contratto di lavoro del Presidente non contiene divieti o limitazioni allo svolgimento di incarichi esterni.

In questi casi, la presenza di un Presidente che lavora nel mondo del Terzo Settore può anzi rappresentare un elemento positivo, perché consente all’associazione di beneficiare di esperienza, conoscenza normativa e competenza operativa.

Il punto delicato: lavorare nello stesso ente

Diverso è il caso in cui il Presidente abbia un rapporto di lavoro retribuito con la stessa associazione che intende iscriversi al RUNTS.

In tale ipotesi occorre una valutazione più attenta.

Il Codice del Terzo Settore stabilisce infatti che la qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato, autonomo o comunque retribuito con l’ente nel quale la persona svolge attività volontaria.

Questo significa che una persona non può essere contemporaneamente volontaria e lavoratore retribuito dello stesso ente per la medesima organizzazione.

Presidente, volontario e lavoratore: tre ruoli da distinguere

Per evitare errori è fondamentale distinguere tre piani diversi:

  1. la carica sociale di Presidente;
  2. l’eventuale attività di volontariato svolta nell’associazione;
  3. l’eventuale rapporto di lavoro retribuito.

La carica di Presidente non coincide automaticamente con la qualifica di volontario. Tuttavia, se il Presidente presta anche attività volontaria nell’ente, non potrà contemporaneamente essere lavoratore retribuito dello stesso ente.

Se invece il Presidente svolge una funzione istituzionale di rappresentanza e governance, senza attività volontaria operativa e senza compensi non correttamente deliberati, la questione va valutata sulla base dello statuto, delle delibere associative e della concreta organizzazione dell’ente.

Le APS possono avere lavoratori?

Sì. Le Associazioni di Promozione Sociale possono assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo o di altra natura, anche da parte dei propri associati, quando ciò sia necessario allo svolgimento delle attività di interesse generale e al perseguimento delle finalità associative.

Tuttavia, devono rispettare i limiti previsti dal Codice del Terzo Settore sul numero dei lavoratori impiegati, che non può superare le percentuali fissate dalla normativa rispetto al numero dei volontari o degli associati.

Anche sotto questo profilo, quindi, la presenza di rapporti di lavoro non è vietata, ma deve essere gestita correttamente e documentata in modo trasparente.

Attenzione al conflitto di interessi

Un altro aspetto da considerare riguarda il possibile conflitto di interessi.

Se il Presidente lavora presso un altro ETS che ha rapporti economici, convenzioni, collaborazioni o interessi comuni con l’associazione che intende iscriversi al RUNTS, è opportuno adottare alcune cautele:

  • verbalizzare correttamente le decisioni;
  • far deliberare gli organi competenti;
  • evitare vantaggi personali o indiretti;
  • garantire trasparenza nei rapporti tra gli enti;
  • rispettare le previsioni statutarie e regolamentari.

La trasparenza è uno dei principi fondamentali del Terzo Settore e rappresenta una garanzia sia per l’ente sia per gli associati.

Cosa verificare prima dell’iscrizione al RUNTS

Prima di presentare la domanda di iscrizione, è opportuno controllare:

  • lo statuto dell’associazione;
  • la composizione degli organi sociali;
  • la posizione del Presidente;
  • l’eventuale rapporto di lavoro svolto presso altro ETS;
  • l’eventuale esistenza di rapporti tra i due enti;
  • eventuali clausole del contratto di lavoro;
  • la presenza di regolamenti interni o codici etici;
  • il corretto rispetto delle norme su volontari e lavoratori.

Questa verifica preventiva evita contestazioni e consente di presentare una pratica RUNTS più solida e coerente.

Conclusione

Il Presidente di un’associazione può essere dipendente di un Ente del Terzo Settore e ciò non impedisce, di per sé, l’iscrizione al RUNTS.

Il punto essenziale è distinguere correttamente i ruoli e verificare se il rapporto di lavoro riguarda un ente diverso oppure la stessa associazione.

Nel primo caso, normalmente non vi sono ostacoli.

Nel secondo caso, invece, occorre valutare con attenzione l’eventuale incompatibilità tra attività volontaria e lavoro retribuito, nonché il rispetto dei limiti previsti per le APS e delle regole sulla trasparenza gestionale.

Il Terzo Settore richiede passione e impegno, ma anche corretta organizzazione giuridica e amministrativa.

Per questo, prima di procedere all’iscrizione al RUNTS, è sempre consigliabile effettuare una verifica completa della posizione dell’ente e dei suoi organi sociali.

Nasce l’Associazione Nazionale Ausiliari alla Sicurezza

Il Centro Studi E.S.S.E. promuove la prima Associazione Professionale italiana della categoria ai sensi della Legge 4/2013

Il panorama delle professioni disciplinate dalla Legge 14 gennaio 2013, n. 4, dedicate alle professioni non organizzate in ordini o collegi, si arricchisce di una nuova e significativa realtà.

È stata infatti costituita l’Associazione Nazionale Ausiliari alla Sicurezza – Associazione Professionale e di Formazione, organizzazione che nasce con l’obiettivo di rappresentare, qualificare e valorizzare gli Ausiliari della Sicurezza, una figura professionale ormai indispensabile nei moderni sistemi di sicurezza ma che, fino ad oggi, non disponeva di una propria rappresentanza associativa nazionale specifica ai sensi della Legge 4/2013.

L’Associazione è stata costituita su iniziativa del Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E., Forma Aggregativa riconosciuta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ai sensi della Legge 4/2013, al quale risulta formalmente aggregata secondo quanto previsto dal proprio Statuto.

Una prima assoluta nel panorama professionale italiano

La nascita dell’Associazione rappresenta un momento di particolare importanza per il comparto della sicurezza.

Si tratta, infatti, della prima esperienza associativa nazionale specificamente dedicata alla figura professionale dell’Ausiliario della Sicurezza nell’ambito della Legge 4/2013, offrendo finalmente un punto di riferimento istituzionale per tutti quei professionisti che operano quotidianamente nella tutela del patrimonio, nella gestione della sicurezza degli ambienti e nel supporto organizzativo di strutture pubbliche e private.

L’iniziativa assume un valore ancora maggiore perché non nasce da un’esigenza teorica, ma dalla concreta evoluzione del settore della sicurezza, che negli ultimi anni ha visto crescere il ruolo di operatori altamente qualificati, chiamati a svolgere funzioni sempre più specialistiche e complementari rispetto alle attività di vigilanza tradizionale.

Una figura professionale già riconosciuta dalla normazione tecnica

L’Associazione non introduce una nuova professione, ma valorizza una figura già definita sotto il profilo tecnico.

La Norma UNI 11925:2023, infatti, disciplina l’attività professionale degli Operatori dei Servizi Ausiliari alla Sicurezza, individuandone competenze, responsabilità, requisiti professionali e livelli di autonomia.

La norma identifica tre distinti profili professionali:

  • Assistente;
  • Coordinatore;
  • Responsabile.

Per ciascun profilo vengono definiti:

  • conoscenze;
  • abilità;
  • autonomia;
  • responsabilità;
  • criteri di valutazione della conformità.

L’intero sistema è costruito in coerenza con il Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF) e con il Quadro Nazionale delle Qualificazioni (QNQ), garantendo trasparenza delle competenze e tutela degli utenti.

Chi è realmente l’Ausiliario della Sicurezza

Contrariamente a una diffusa convinzione, l’Ausiliario della Sicurezza non coincide con la figura dell’addetto alla vigilanza privata.

Secondo la Norma UNI, l’Ausiliario della Sicurezza è il professionista incaricato della gestione operativa dei servizi finalizzati a garantire la fruibilità, la sicurezza e la funzionalità del patrimonio di un’organizzazione, intervenendo nella prevenzione, nel monitoraggio e nella gestione di eventi che possano compromettere tali condizioni.

Tra le principali attività previste dalla norma figurano:

  • controllo degli accessi;
  • monitoraggio degli ambienti;
  • gestione delle emergenze;
  • supporto alle attività antincendio;
  • assistenza durante eventi e manifestazioni;
  • osservazione di aree mediante sistemi tecnologici;
  • supporto agli organi istituzionalmente competenti;
  • collaborazione nella gestione delle criticità organizzative.

Si tratta quindi di una figura professionale altamente specializzata, che opera in un ambito sempre più strategico per aziende, enti pubblici, grandi eventi, infrastrutture e organizzazioni complesse.

Il ruolo del Centro Studi E.S.S.E.

La costituzione dell’Associazione conferma il ruolo del Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E. quale soggetto promotore della crescita delle professioni disciplinate dalla Legge 4/2013.

In qualità di Forma Aggregativa del MIMIT, il Centro Studi E.S.S.E. coordina oggi numerose associazioni professionali nazionali, assicurando il rispetto dei requisiti previsti dalla normativa, tra cui:

  • formazione permanente;
  • aggiornamento professionale continuo;
  • codice deontologico;
  • codice etico;
  • sistema disciplinare;
  • Comitato Scientifico;
  • Sportello del Consumatore;
  • rilascio delle attestazioni di qualità e qualificazione professionale previste dall’articolo 7 della Legge 4/2013;
  • promozione dei percorsi di certificazione delle competenze mediante norme UNI.

Lo Statuto della nuova Associazione richiama espressamente tale aggregazione, riconoscendo i principi fondativi del Centro Studi E.S.S.E. e impegnandosi al rispetto del relativo Codice Etico e dei regolamenti della Forma Aggregativa.

Alla guida dell’Associazione Guglielmo Saturnino

A presiedere la nuova Associazione è Guglielmo Saturnino, imprenditore di riconosciuta esperienza nel settore della sicurezza e titolare della società Servizi Sicurezza Italia, realtà che opera da anni nel comparto della sicurezza integrata.

La scelta di affidare la guida dell’Associazione a un professionista proveniente direttamente dal mondo operativo rappresenta un elemento di particolare valore.

L’obiettivo dichiarato è infatti quello di costruire un’organizzazione capace di coniugare esperienza sul campo, formazione professionale, innovazione tecnologica e crescita culturale della categoria, offrendo agli iscritti strumenti concreti per la qualificazione professionale e per il continuo aggiornamento delle competenze.

Una professione sempre più qualificata

Lo Statuto attribuisce all’Associazione finalità che vanno ben oltre la semplice rappresentanza della categoria.

Tra gli obiettivi principali figurano:

  • promuovere la formazione continua;
  • valorizzare la professionalità degli iscritti;
  • diffondere la cultura della sicurezza;
  • favorire la certificazione delle competenze;
  • garantire il rispetto dei principi deontologici;
  • tutelare cittadini, imprese e committenti;
  • promuovere studi, ricerche e attività scientifiche;
  • sviluppare rapporti con enti pubblici, università, istituzioni e organismi nazionali ed europei.

Un modello innovativo per il futuro della sicurezza

La nascita dell’Associazione Nazionale Ausiliari alla Sicurezza rappresenta un passaggio destinato ad avere effetti rilevanti sull’intero comparto.

Per la prima volta la figura dell’Ausiliario della Sicurezza trova una struttura associativa nazionale costruita secondo il modello della Legge 4/2013, fondata sulla qualificazione volontaria, sulla formazione permanente, sulla responsabilità professionale e sulla tutela dell’utenza.

È un percorso che valorizza la professionalità degli operatori senza creare nuove riserve di attività o sovrapposizioni con le professioni regolamentate, ma che punta ad elevare gli standard qualitativi del settore, favorendo la diffusione di competenze certificate e di buone pratiche professionali.

Con questa iniziativa il Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E. consolida ulteriormente il proprio ruolo di riferimento nazionale nella promozione delle professioni non organizzate, contribuendo a costruire un sistema sempre più qualificato, trasparente e orientato alla tutela dei professionisti e dei cittadini.

La costituzione dell’Associazione Nazionale Ausiliari alla Sicurezza segna così l’avvio di una nuova stagione per un comparto strategico, destinato a rivestire un ruolo sempre più centrale nei moderni sistemi di gestione della sicurezza e della protezione del patrimonio pubblico e privato.

La nuova fiscalità del Terzo Settore entra nel vivo: il dialogo tra Agenzia delle Entrate e Forum Nazionale apre una nuova stagione per gli ETS

La riforma fiscale del Terzo Settore non rappresenta soltanto un cambiamento normativo, ma una vera evoluzione culturale. È questo il messaggio emerso dal webinar organizzato il 22 aprile 2026 dal Forum Nazionale del Terzo Settore insieme all’Agenzia delle Entrate, dedicato alla nuova disciplina fiscale prevista dal Codice del Terzo Settore.

Ad aprire i lavori sono stati il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone e il Capo Ufficio Controlli degli Enti non Commerciali e del Terzo Settore Andrea Fatarella, che hanno illustrato le principali novità contenute nella Circolare n. 1/E del 2026, primo documento interpretativo destinato ad accompagnare gli enti nell’applicazione della nuova disciplina fiscale.

Una riforma che cambia il modo di leggere gli ETS

Uno dei concetti più innovativi illustrati durante il webinar riguarda il criterio con cui viene valutata la natura fiscale delle attività svolte dagli Enti del Terzo Settore.

Non sarà più sufficiente osservare l’oggetto sociale o le finalità dichiarate nello statuto.

La verifica diventa concreta e contabile.

La nuova disciplina introduce infatti un sistema basato sui risultati economici effettivamente conseguiti dall’ente, superando il precedente modello fondato prevalentemente su valutazioni qualitative.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, questo passaggio rende il sistema:

  • più trasparente;
  • maggiormente oggettivo;
  • facilmente verificabile;
  • più aderente alla reale attività degli enti.

Attività di interesse generale: quando sono non commerciali?

Grande attenzione è stata dedicata all’articolo 79 del Codice del Terzo Settore.

L’Agenzia ha ribadito che un’attività di interesse generale mantiene natura non commerciale quando:

  • viene svolta gratuitamente;
  • oppure i corrispettivi richiesti non superano i costi effettivamente sostenuti.

Nel calcolo devono essere considerati tutti i costi direttamente e indirettamente imputabili all’attività, mentre donazioni, liberalità, quote associative e contributi privi di natura corrispettiva non partecipano al confronto tra ricavi e costi.

Una soglia di tolleranza del 6%

Tra le novità maggiormente apprezzate emerge la cosiddetta franchigia del 6%.

La circolare chiarisce infatti che lievi scostamenti tra costi e corrispettivi non determinano automaticamente la perdita della natura non commerciale dell’attività.

Una previsione che introduce maggiore flessibilità gestionale e tiene conto delle normali oscillazioni economiche nella vita degli enti.

Attività diverse e raccolta fondi

Durante il webinar è stato ricordato che:

  • le attività diverse devono essere previste nello statuto;
  • devono mantenere carattere secondario e strumentale rispetto alle attività istituzionali;
  • la raccolta fondi continua ad essere regolata da specifici criteri di trasparenza e rendicontazione.

Per entrambe continua ad applicarsi la disciplina fiscale ordinaria prevista dal TUIR.

IVA: nessuna rivoluzione

Il Direttore Carbone ha precisato che il Codice del Terzo Settore disciplina esclusivamente le imposte dirette.

Per quanto riguarda l’IVA continuano invece ad applicarsi le regole ordinarie del DPR n. 633/1972, salvo le specifiche agevolazioni previste dai nuovi regimi opzionali.

Regime forfetario ETS: chiarimenti importanti

Ampio spazio è stato dedicato anche al nuovo regime forfetario previsto dall’art. 86 CTS.

L’Agenzia ha chiarito che:

  • il limite di accesso rimane fissato a 85.000 euro;
  • nel plafond rientrano esclusivamente i ricavi rilevanti ai fini delle imposte dirette;
  • restano esclusi redditi fondiari, redditi diversi e operazioni straordinarie;
  • una volta entrati nel regime forfetario, l’IVA non si applica alle operazioni effettuate, secondo le regole previste dall’articolo 86 del Codice.

Contabilità: prevale la sostanza economica

Numerosi quesiti hanno riguardato la determinazione dei costi effettivi.

L’Agenzia ha confermato che:

  • è possibile utilizzare il criterio di competenza oppure quello di cassa, coerentemente con il sistema contabile adottato;
  • anche gli ammortamenti possono concorrere alla determinazione dei costi effettivi;
  • eventuali cambi di criterio devono essere motivati e mantenuti nel tempo, evitando comportamenti opportunistici.

Il messaggio finale: il Fisco come alleato del Terzo Settore

L’intervento conclusivo del Direttore Vincenzo Carbone ha probabilmente rappresentato il momento più significativo dell’intero webinar.

L’Agenzia delle Entrate ha ribadito di non voler essere percepita come un soggetto esclusivamente deputato ai controlli, ma come un’amministrazione pronta ad accompagnare gli enti nell’attuazione della riforma.

La nuova fiscalità viene presentata come uno strumento per rafforzare:

  • la credibilità degli ETS;
  • la qualità dei servizi;
  • la fiducia dei cittadini;
  • la trasparenza del sistema.

Una visione che punta a distinguere e valorizzare gli enti che operano correttamente, contribuendo allo sviluppo di una cultura della legalità e della collaborazione istituzionale.

Il commento di ESSE Media

Il webinar conferma come il 2026 rappresenti un anno di svolta per il Terzo Settore italiano.

La nuova fiscalità non modifica soltanto il modo di calcolare imposte e agevolazioni, ma introduce un diverso approccio nella gestione degli Enti del Terzo Settore: maggiore responsabilità, trasparenza contabile e programmazione economica.

Per associazioni, fondazioni, APS, ODV ed imprese sociali diventa quindi fondamentale conoscere in modo approfondito le nuove regole, adeguare i propri sistemi amministrativi e cogliere le opportunità offerte dalla riforma.

ESSE Media continuerà a seguire l’evoluzione della normativa fiscale del Terzo Settore, proponendo approfondimenti, guide operative e analisi dedicate per accompagnare enti e operatori in questa importante fase di cambiamento.

“Un calcio alla disabilità”: allo Stadio Marulla di Cosenza l’Open Day di ESSE Calcio celebra lo sport che include

Quasi cento ragazzi protagonisti di una giornata di sport, inclusione e condivisione. L’iniziativa, promossa da ESSE Sport e OPES, conferma il valore dello sport come strumento di crescita sociale ed educativa.

Lo sport è molto più di una competizione. È un linguaggio universale capace di abbattere barriere, creare relazioni e offrire opportunità di crescita a tutti, senza distinzioni. È con questo spirito che si è svolto, venerdì scorso, sul prestigioso terreno di gioco dello Stadio San Vito – Gigi Marulla di Cosenza, l’Open Day di ESSE Calcio, intitolato “Un calcio alla disabilità”, un’iniziativa che ha trasformato il calcio in un autentico strumento di inclusione sociale.

L’evento ha rappresentato uno dei momenti più significativi delle attività promosse da ESSE Sport in collaborazione con OPES, confermando come il lavoro di rete tra associazioni, istituzioni e realtà del territorio possa tradursi in esperienze concrete di partecipazione, solidarietà e crescita.

Lo sport come linguaggio universale dell’inclusione

Sul prato dello stadio simbolo del calcio cosentino si sono ritrovati quasi cento ragazzi, provenienti da diverse realtà associative e sportive, accomunati dalla voglia di vivere una giornata all’insegna dello sport, del divertimento e della condivisione.

L’Open Day non è stato soltanto un momento dedicato all’attività calcistica, ma un vero laboratorio di inclusione, nel quale ogni partecipante ha avuto la possibilità di sentirsi protagonista, superando differenze e pregiudizi attraverso il gioco di squadra.

L’iniziativa ha dimostrato come il calcio possa diventare uno straordinario strumento educativo, capace di trasmettere valori fondamentali quali il rispetto reciproco, la collaborazione, la solidarietà e l’accoglienza.

Una rete che produce risultati concreti

A sottolineare il significato dell’iniziativa è stato Salvatore Grasso, Presidente Nazionale di ESSE Sport, che ha evidenziato come il successo dell’evento sia il risultato di un percorso condiviso.

«Da sempre crediamo che fare rete sia il valore aggiunto che trasforma le idee in risultati concreti. È proprio grazie alla collaborazione, alla condivisione degli obiettivi e al lavoro di squadra che oggi possiamo celebrare l’ennesimo straordinario successo di ESSE Calcio.»

Parole che sintetizzano la filosofia di ESSE, fondata sulla collaborazione tra persone, associazioni e istituzioni per promuovere iniziative capaci di generare un impatto positivo sul territorio.

Un grande lavoro di squadra

L’evento è stato organizzato grazie alla sinergia tra ESSE Sport e OPES, con il coinvolgimento diretto di numerosi protagonisti del mondo sportivo e associativo.

Accanto al Presidente Nazionale Salvatore Grasso, hanno preso parte all’organizzazione:

  • Daniela Santelli, ideatrice dell’iniziativa e Responsabile Nazionale del Settore ESSE Calcio;
  • Mario Gagliardi, Presidente Regionale OPES Calabria;
  • Eugenia Chis, Presidente Provinciale OPES;
  • l’associazione “Totò for Special Ones”, guidata da Luca Cavaliere, da anni impegnata nella promozione dello sport inclusivo.

Una collaborazione che testimonia come il lavoro condiviso rappresenti la strada più efficace per costruire opportunità concrete di partecipazione.

Il sostegno delle istituzioni

Fondamentale è stato anche il supporto ricevuto dalle istituzioni locali.

Un sentito ringraziamento è stato rivolto al Comune di Cosenza e al Cosenza Calcio, che hanno sostenuto l’iniziativa consentendo ai ragazzi di vivere un’esperienza unica sul terreno di gioco dello Stadio Marulla.

Importante anche il contributo della Rai Regionale, che ha dedicato spazio all’evento, offrendo visibilità a un progetto che pone al centro la persona e i valori dello sport.

Un particolare ringraziamento è stato inoltre espresso nei confronti del Presidente Nazionale di ESSE – Ente Sportivo Sociale Europeo, Massimo Di Mauro, per il costante sostegno alle attività di ESSE Sport, e del Comitato Regionale OPES Sicilia, guidato dal Dott. Andrea Patti, per il prezioso supporto organizzativo e amministrativo.

Il valore dei settori giovanili

Nel suo intervento, Salvatore Grasso ha voluto rivolgere un pensiero speciale a tutto il mondo di ESSE Calcio.

Un ringraziamento particolare è stato dedicato ai dirigenti, agli allenatori, ai volontari, ai collaboratori, alle famiglie e soprattutto ai giovani atleti che quotidianamente contribuiscono alla crescita del progetto.

Per il Presidente di ESSE Sport, infatti, i settori giovanili rappresentano il cuore pulsante del futuro dello sport italiano.

È proprio nei vivai sportivi che si formano non soltanto gli atleti di domani, ma soprattutto cittadini consapevoli, educati ai valori del rispetto, del sacrificio, dell’inclusione e del lavoro di squadra.

Lo sport che abbatte ogni barriera

“Un calcio alla disabilità” ha confermato come lo sport possa diventare un potente strumento di integrazione sociale.

L’inclusione non si costruisce soltanto attraverso le parole, ma offrendo occasioni concrete nelle quali ogni persona possa sentirsi parte di una squadra, indipendentemente dalle proprie condizioni.

È questo il messaggio che ESSE Sport continua a portare avanti attraverso le proprie attività: uno sport aperto a tutti, capace di abbattere ogni barriera fisica, culturale e sociale.

L’impegno proseguirà con la stessa determinazione, affinché il calcio e tutte le discipline sportive possano continuare a rappresentare un motore di crescita educativa, culturale e civile.

Perché, come ricordato durante l’evento, insieme è davvero possibile dare un calcio a ogni forma di disabilità, pregiudizio ed esclusione.

“Pensavo fosse amore…” – A Capena una giornata di riflessione e sensibilizzazione contro la violenza sulle donne

Il 18 luglio 2026 il Parco degli Ulivi ospiterà un importante convegno dedicato alla prevenzione della violenza di genere. L’iniziativa, promossa dalla Presidente di ESSE Promozione Sociale Monika Jarosz, riunirà psicologi, criminologi, giuristi e professionisti per affrontare il fenomeno sotto il profilo umano, sociale e culturale.

La violenza contro le donne continua a rappresentare una delle emergenze sociali più drammatiche del nostro tempo. Dietro ogni episodio di violenza si nascondono storie di sofferenza, relazioni tossiche, isolamento e, troppo spesso, vite spezzate. Per questo motivo diventa fondamentale promuovere occasioni di confronto, informazione e sensibilizzazione che aiutino a comprendere il fenomeno e a costruire una cultura fondata sul rispetto, sulla prevenzione e sulla tutela della persona.

Con questo obiettivo nasce “Pensavo fosse amore…”, il convegno dedicato al tema “Violenza contro le donne – Vittimologia e Criminal Profiling”, che si svolgerà sabato 18 luglio 2026, alle ore 10.00, presso il Parco degli Ulivi di Capena (Roma).

L’iniziativa rappresenta un momento di alto valore sociale e culturale ed è promossa dalla Presidente di ESSE Promozione Sociale, Monika Jarosz, da sempre impegnata nella diffusione di iniziative dedicate alla tutela della persona, all’inclusione sociale e alla promozione della cultura della legalità.

Un evento in memoria di Rita Sebastiani

L’incontro sarà dedicato alla memoria di Rita Sebastiani, con l’obiettivo di trasformare il ricordo in un’occasione concreta di riflessione e di impegno civile.

Il titolo dell’evento, “Pensavo fosse amore…”, richiama una delle dinamiche più frequenti che caratterizzano i rapporti abusanti: la difficoltà nel riconoscere i primi segnali della violenza psicologica, economica o fisica, spesso confusa con forme distorte di affetto o di possesso.

Un approccio multidisciplinare

Uno degli elementi più significativi dell’iniziativa è la scelta di affrontare il tema attraverso competenze diverse, capaci di offrire una lettura completa del fenomeno.

Il programma prevede infatti gli interventi di professionisti provenienti da differenti ambiti.

La Dott.ssa Grazia Maria De Maria, psicologa clinica, analizzerà la mente dell’autore di femminicidio, approfondendo gli aspetti psicologici che caratterizzano il profilo del carnefice.

La Dott.ssa Klarida Rrapaj, psicologa, criminologa e vittimologa, affronterà invece un tema spesso poco considerato: come prendersi cura di chi resta dopo un femminicidio, evidenziando le profonde conseguenze psicologiche e familiari che tali tragedie lasciano nella comunità.

Grande attenzione sarà dedicata anche al tema dell’autonomia personale.

La Dott.ssa Caterina Pedacchio illustrerà infatti il ruolo dell’indipendenza economica come strumento di libertà, evidenziando quanto la possibilità di raggiungere una propria autonomia rappresenti uno dei principali strumenti di prevenzione della violenza domestica.

Di particolare interesse sarà inoltre l’intervento della Dott.ssa Anna Silvia Angelini, Presidente di A.I.D.E. Nettuno APS, che presenterà l’esperienza dei Centri Antiviolenza, illustrando:

  • la storia dei CAV;
  • la conoscenza del fenomeno della violenza di genere;
  • i principali strumenti di sostegno alle vittime.

L’Avv. Emanuele Florindi concentrerà invece il proprio contributo sull’importanza della gestione del conflitto, elemento fondamentale per prevenire l’escalation delle relazioni violente.

Infine il Dott. Cristiano Gatti, Business Coach e Mentor Sportivo, approfondirà il tema della protezione personale e del valore della consapevolezza, evidenziando come educazione, autostima e formazione possano rappresentare strumenti fondamentali di prevenzione.

La cultura come primo strumento di prevenzione

Nel corso della mattinata sarà inoltre presentato il libro “I miei occhi ti guardano”, scritto da Anna Silvia Angelini, un’opera che affronta il delicato tema della violenza di genere attraverso una narrazione intensa e profondamente umana.

La cultura, la conoscenza e il racconto delle esperienze diventano così strumenti concreti per rompere il silenzio e favorire una maggiore consapevolezza sociale.

L’impegno di ESSE Promozione Sociale

Attraverso questa iniziativa, ESSE Promozione Sociale conferma ancora una volta il proprio impegno nella promozione dei diritti della persona e nella diffusione di una cultura del rispetto.

La Presidente Monika Jarosz, promotrice dell’evento, ha scelto di riunire professionisti, associazioni e rappresentanti delle istituzioni per costruire un momento di dialogo capace di trasformare la sensibilizzazione in azione concreta.

La lotta contro la violenza sulle donne richiede infatti un impegno corale che coinvolga istituzioni, scuola, famiglia, associazioni, professionisti e cittadini.

Solo attraverso la prevenzione, la formazione e la costruzione di una rete sociale forte è possibile contrastare un fenomeno che continua a rappresentare una ferita profonda per l’intera società.

L’appuntamento del 18 luglio vuole essere proprio questo: non soltanto un convegno, ma un’occasione per affermare con forza che il rispetto, la libertà e la dignità di ogni donna rappresentano valori irrinunciabili sui quali costruire una comunità più giusta, più sicura e più consapevole.

ESSEMedia seguirà l’evento raccontandone gli interventi e le principali riflessioni emerse, confermando il proprio impegno nel dare voce alle iniziative che promuovono la cultura della legalità, dell’inclusione e della tutela dei diritti umani.

Luglio 2026: tutte le principali scadenze fiscali e contributive per ETS, APS, ODV, ASD e SSD

Un mese ricco di adempimenti per il mondo associativo: ecco le date da non dimenticare.

Il mese di luglio 2026 rappresenta uno dei periodi più impegnativi sotto il profilo amministrativo e fiscale per gli Enti del Terzo Settore, le Associazioni di Promozione Sociale (APS), le Organizzazioni di Volontariato (ODV), le Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche (ASD/SSD) e, più in generale, per tutti gli enti non profit.

Numerosi sono gli adempimenti previsti dal calendario fiscale, che riguardano IVA, ritenute, contributi previdenziali, dichiarazioni periodiche e versamenti tributari.

Di seguito una panoramica delle principali scadenze da annotare.

16 luglio: IVA, ritenute e contributi

La prima data da evidenziare è mercoledì 16 luglio.

Entro questa scadenza gli enti titolari di Partita IVA che effettuano la liquidazione mensile dovranno provvedere al versamento dell’IVA relativa al periodo di riferimento.

Sempre entro il 16 luglio dovrà essere versata anche l’Imposta sugli Intrattenimenti da parte degli enti che nel mese precedente hanno organizzato attività soggette a tale imposta.

Restano invece escluse da questo obbligo le Associazioni di Promozione Sociale, quando le attività sono rivolte esclusivamente ai soci e risultano coerenti con le finalità istituzionali previste dallo statuto.

Nella stessa giornata scadono anche gli obblighi relativi ai sostituti d’imposta.

Gli enti che hanno corrisposto nel mese precedente:

  • compensi ai dipendenti;
  • compensi a lavoratori autonomi;
  • collaborazioni occasionali;
  • compensi sportivi ove soggetti a ritenuta;
  • altri redditi assoggettati a ritenuta,

dovranno effettuare il versamento delle ritenute fiscali e dei relativi contributi previdenziali (INPS, Gestione Separata ed eventuali contribuzioni ex ENPALS).

27 luglio: attenzione agli elenchi IntraStat

Per gli enti che effettuano operazioni con altri Paesi dell’Unione Europea, la successiva scadenza è fissata al 27 luglio.

Entro tale termine dovranno essere presentati gli elenchi IntraStat, relativi alle cessioni e agli acquisti intracomunitari effettuati nel mese o nel trimestre precedente, secondo la periodicità prevista per ciascun soggetto.

Si tratta di un adempimento che interessa principalmente gli enti che svolgono attività commerciale o effettuano acquisti e vendite con operatori stabiliti negli altri Stati membri dell’Unione Europea.

31 luglio: dichiarazioni, imposte e modello Uniemens

La fine del mese concentra numerosi adempimenti.

Entro il 31 luglio 2026 gli enti interessati dovranno provvedere alla liquidazione delle imposte risultanti dalle dichiarazioni fiscali.

In particolare riguarderà:

  • IRES;
  • IRAP;
  • eventuale saldo IVA 2025, qualora non sia stato versato entro il 16 marzo o sia stata scelta una diversa modalità di pagamento.

Il saldo IVA potrà essere versato applicando la prevista maggiorazione dello 0,40%.

Sempre entro il 31 luglio gli enti che hanno personale dipendente o lavoratori soggetti agli obblighi contributivi dovranno trasmettere all’INPS il Modello Uniemens, contenente i dati retributivi e contributivi del mese precedente.

Infine, gli enti che effettuano acquisti intracomunitari saranno chiamati a presentare il Modello Intra-12, procedere al versamento dell’imposta eventualmente dovuta e registrare le relative fatture.

Una corretta pianificazione evita errori e sanzioni

Il rispetto delle scadenze fiscali rappresenta un elemento fondamentale per garantire la regolarità amministrativa degli enti associativi.

Una programmazione puntuale consente di evitare omissioni, ritardi e conseguenti sanzioni, assicurando una gestione trasparente e conforme alla normativa vigente.

Per questo motivo è consigliabile predisporre con anticipo tutta la documentazione necessaria e verificare la correttezza degli adempimenti previsti per la propria organizzazione.

ESSE al fianco delle associazioni

Come sempre, ESSE – Ente Sportivo Sociale Europeo, attraverso il proprio Centro Studi ESSE, è a disposizione di ETS, APS, ODV, ASD e SSD per fornire assistenza nella gestione degli adempimenti fiscali, contabili e amministrativi, accompagnando gli enti nella corretta applicazione della normativa.

📌 Per informazioni e supporto è possibile contattare ESSE attraverso i consueti canali istituzionali.


Continua a seguire ESSEMedia per restare aggiornato su scadenze, fiscalità, RUNTS, RASD e tutte le novità che riguardano il mondo del Terzo Settore e dello sport dilettantistico.

Le nuove norme sulla caccia al centro della riflessione di ESSE AMBIENTE

La tutela dell’ambiente e della fauna selvatica rappresenta uno dei temi più delicati e attuali del dibattito pubblico. Le recenti modifiche proposte alla Legge n. 157/1992 sulla tutela della fauna e sull’attività venatoria stanno suscitando un acceso confronto tra istituzioni, associazioni ambientaliste, mondo scientifico e cittadini.

Su questo tema interviene Ernesta Cambiotti, Presidente di ESSE AMBIENTE, con una riflessione che affronta le principali novità contenute nel DDL 1552, analizzandone le possibili conseguenze sul patrimonio naturalistico italiano, sulla biodiversità e sull’equilibrio degli ecosistemi.

L’articolo propone una lettura critica della riforma, richiamando l’attenzione sul valore costituzionale della tutela dell’ambiente, sull’importanza del contributo della comunità scientifica e sulla necessità di promuovere politiche orientate alla conservazione della fauna selvatica e del patrimonio naturale.

Un contributo che invita alla riflessione su un tema che riguarda non soltanto gli appassionati del settore, ma l’intera collettività e il rapporto tra uomo, natura e responsabilità verso le future generazioni:

“E’ iniziato l’esame alla camera dei deputati del DDL 1552, la tanto discussa riforma della legge sulla caccia, dopo l’approvazione al Senato.

Il mondo non è nostro, non ci appartiene.

Dovremmo esserne i custodi, invece lo stiamo distruggendo.

E, in un momento di criticità, anche climatica, in Italia si pensa alla caccia, o meglio ai cacciatori, promossi bioregolatori, esperti anche più degli scienziati dell’ISPRA.

Così si modifica la legge 157/1992, emanata in seguito al referendum sulla caccia che non raggiunse in quorum, ma che già allora dimostrava quanto gli italiani non amassero la caccia.

Un disamore tra gli stessi cacciatori, drasticamente diminuiti negli ultimi anni.

L’Italia è già destinataria di procedure d’infrazione UE, nonché di una missiva recapitata a dicembre 2025, semplicemente ignorata.

Ecco introdotti i visori notturni, che dovrebbero garantire la sicurezza  e la morte meno dolorosa degli animali colpiti, come se non bastasse cacciare di giorno, dall’alba al tramonto!

Quanto all’utilizzo dei richiami vivi, che dovrebbe proprio essere vietato…”non sono posti limiti numerici all’utilizzo di richiami nati e allevati in cattività”.

Saranno cacciabili  l’oca selvatica e il piccione.

Alle regioni si chiede di ridurre le percentuali di territorio destinate a protezione della fauna selvatica.

Il DDL 1552 cancella il limite massimo del 10 febbraio per la stagione venatoria ed elimina il parere vincolante di ISPRA.

In questo modo le regioni potranno rendere i calendari venatori più ampi, estendendo la stagione al mese di febbraio, proprio  nel momento della riproduzione e migrazione.

Per i cinghiali nessuna alternativa alla caccia di selezione, che, nonostante l’accanimento contro la specie, sono in continuo aumento.

Allora qualche dubbio sull’efficacia delle pratiche venatorie può venire?

La natura sa come regolarsi, la biodiversità ha un suo equilibrio, perfetto, che l’uomo ha scombinato.

La ratio delle modifiche legislative proposte non ha origine nella tutela dell’ambiente e della fauna selvatica, ma dalle esigenze di una esigua minoranza di italiani con la passione di uccidere esseri indifesi.

Introdurre la  caccia a pagamento e  un organismo che, di fatto, va a sostituire l’ISPRA, chiudono il cerchio.

Tutto quanto in contrasto con il dettato costituzionale e con autorevoli pareri scientifici.

La maggioranza degli italiani è contro la pratica della caccia per motivi etici, di sicurezza e tutela  della proprietà privata.

Anche il Papa si è espresso sul tema affermando  che la tutela della natura e del creato una e questione di “grande rilevanza sociale e morale”.

Ottocento anni fa, moriva San Francesco, chissà cosa avrebbe detto il Santo della “predica agli uccelli”?

Io me lo immagino e voi?”

Ernesta Cambiotti

CONTRIBUTI PUBBLICI AL NON PROFIT: SCADENZA IL 30 GIUGNO 2026 PER GLI OBBLIGHI DI TRASPARENZA

Associazioni, fondazioni ed ETS chiamati a pubblicare i contributi pubblici ricevuti nel 2025

Si avvicina una scadenza importante per molte organizzazioni del Terzo Settore e del mondo associativo. Entro il 30 giugno 2026, infatti, associazioni, fondazioni, ETS ed altri enti non profit che abbiano ricevuto contributi pubblici pari o superiori a 10.000 euro nel corso del 2025 sono tenuti a pubblicare le relative informazioni secondo quanto previsto dalla Legge n. 124/2017.

Si tratta di un obbligo di trasparenza ormai consolidato, finalizzato a garantire la corretta informazione ai cittadini sull’utilizzo delle risorse pubbliche assegnate agli enti privati senza scopo di lucro.

Chi è obbligato alla pubblicazione

L’obbligo riguarda principalmente:

  • Associazioni;
  • Fondazioni;
  • Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS;
  • Associazioni di Promozione Sociale (APS);
  • Organizzazioni di Volontariato (ODV);
  • Associazioni professionali;
  • Ex ONLUS che nel 2025 risultavano ancora operative;
  • Cooperative sociali in particolari condizioni previste dalla normativa.

La norma continua ad applicarsi anche agli ETS, nonostante gli ulteriori obblighi di trasparenza già previsti dal Codice del Terzo Settore.

Quali contributi devono essere dichiarati

Non tutte le somme provenienti da enti pubblici devono essere pubblicate.

L’obbligo riguarda esclusivamente:

✅ contributi;
✅ sovvenzioni;
✅ sussidi;
✅ vantaggi economici;
✅ aiuti in denaro o in natura;

ricevuti da Pubbliche Amministrazioni o enti assimilati e privi di natura commerciale, retributiva o risarcitoria.

Sono quindi generalmente esclusi:

❌ i corrispettivi derivanti da convenzioni o prestazioni di servizi;
❌ i pagamenti aventi natura commerciale;
❌ i rimborsi o risarcimenti.

La soglia dei 10.000 euro

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il limite economico.

La soglia di 10.000 euro deve essere verificata in modo complessivo e non con riferimento alla singola erogazione.

Ad esempio, se un’associazione ha ricevuto:

  • un contributo di 6.000 euro da un Comune;
  • un contributo di 5.000 euro da una Regione;

supera complessivamente il limite previsto e deve quindi effettuare la pubblicazione.

Inoltre, devono essere considerati esclusivamente gli importi effettivamente incassati nel corso del 2025 e non quelli semplicemente deliberati o concessi ma non ancora erogati.

Il 5 per mille va pubblicato?

Una delle domande più frequenti riguarda il trattamento delle somme percepite a titolo di 5 per mille.

Sul punto il Ministero del Lavoro ha chiarito che il 5 per mille non rientra tra i contributi da pubblicare ai sensi della Legge 124/2017 e non deve essere conteggiato ai fini del raggiungimento della soglia dei 10.000 euro.

Ciò in quanto si tratta di una misura avente carattere generale, già soggetta a specifici obblighi di rendicontazione e pubblicità previsti da una normativa autonoma.

Quali dati devono essere pubblicati

Le informazioni devono essere esposte in maniera chiara e facilmente comprensibile.

Per ciascun contributo occorre indicare:

  • denominazione e codice fiscale dell’ente beneficiario;
  • denominazione dell’ente pubblico erogante;
  • importo ricevuto;
  • data di incasso;
  • causale del contributo o dell’agevolazione ricevuta.

Dove pubblicare i contributi

Le associazioni, fondazioni e gli ETS devono pubblicare le informazioni:

  • sul proprio sito internet;
  • oppure su un portale digitale equivalente.

In assenza di un sito web, il Ministero ha ritenuto ammissibile anche la pubblicazione sulla pagina Facebook ufficiale dell’ente.

Qualora l’organizzazione non disponga né di un sito né di una pagina social, la pubblicazione può essere effettuata sul sito della Rete Associativa o dell’organizzazione nazionale di appartenenza.

Attenzione alle sanzioni

L’omessa pubblicazione non è priva di conseguenze.

La normativa prevede infatti:

  • una sanzione pari all’1% delle somme ricevute;
  • un importo minimo di 2.000 euro;
  • l’obbligo di procedere comunque alla pubblicazione.

Nei casi più gravi, qualora l’inadempimento persista per oltre 90 giorni dalla contestazione, può essere richiesta addirittura la restituzione integrale dei contributi ricevuti.

Un adempimento da non sottovalutare

La pubblicazione dei contributi pubblici rappresenta oggi uno degli obblighi più importanti in materia di trasparenza per il mondo associativo e per gli Enti del Terzo Settore.

Per molte organizzazioni si tratta di un adempimento semplice, ma che richiede una corretta verifica preliminare delle somme incassate e della loro natura giuridica.

Con l’avvicinarsi della scadenza del 30 giugno 2026 è quindi opportuno che associazioni, fondazioni, APS, ODV ed ETS controllino attentamente la propria situazione per evitare omissioni e possibili contestazioni.

ETS E ATTIVITÀ D’IMPRESA: IL MINISTERO CHIARISCE QUANDO UN ENTE DEL TERZO SETTORE DEVE ISCRIVERSI ANCHE AL REGISTRO DELLE IMPRESE

Importante nota ministeriale sui rapporti tra RUNTS, attività imprenditoriale e qualifica fiscale degli Enti del Terzo Settore

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è intervenuto con una recente nota interpretativa per chiarire uno dei temi più delicati della riforma del Terzo Settore: il rapporto tra iscrizione al RUNTS, attività svolta in forma di impresa e natura commerciale degli Enti del Terzo Settore (ETS).

La questione nasce dai dubbi sollevati da diversi Uffici RUNTS regionali sull’applicazione dell’articolo 11 del Codice del Terzo Settore, che impone l’iscrizione anche al Registro delle Imprese per gli ETS che esercitano la propria attività “esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale”.

Non esistono solo le Imprese Sociali

Uno dei primi chiarimenti forniti dal Ministero riguarda una convinzione piuttosto diffusa: non sono soltanto le Imprese Sociali a poter svolgere attività in forma imprenditoriale.

Secondo il Ministero, infatti, l’articolo 11 del Codice del Terzo Settore distingue chiaramente due situazioni:

  • le Imprese Sociali, che sono iscritte nella specifica sezione del Registro delle Imprese;
  • altri ETS che operano prevalentemente o esclusivamente in forma di impresa e che devono essere iscritti sia nel RUNTS sia nel Registro delle Imprese.

In altre parole, possono esistere Enti del Terzo Settore diversi dalle Imprese Sociali che svolgono stabilmente attività economiche organizzate e che, proprio per questo motivo, sono soggetti alla cosiddetta “doppia iscrizione”.

Attività di interesse generale e attività diverse: attenzione a non confonderle

Un altro importante chiarimento riguarda la distinzione tra:

  • attività di interesse generale previste dall’art. 5 del CTS;
  • attività diverse disciplinate dall’art. 6 del CTS.

Il Ministero evidenzia che un ETS può svolgere le proprie attività di interesse generale con modalità imprenditoriali, operando sul mercato e organizzando professionalmente la propria attività, senza per questo perdere la qualifica di ETS.

Pertanto, un ente può:

✔ svolgere attività di interesse generale in forma imprenditoriale;

✔ produrre ricavi e persino utili;

✔ mantenere la propria iscrizione al RUNTS;

purché gli eventuali utili non vengano distribuiti ma reinvestiti nelle finalità statutarie e nel patrimonio dell’ente.

Essere “impresa” non significa automaticamente essere “ente commerciale”

Uno dei passaggi più interessanti della nota ministeriale riguarda la distinzione tra due concetti che spesso vengono confusi:

Impresa (profilo civilistico)

È impresa l’organizzazione stabile di mezzi e attività economiche svolte professionalmente sul mercato.

Ente commerciale (profilo fiscale)

La qualifica fiscale di ente commerciale deriva invece dall’applicazione dell’articolo 79 del Codice del Terzo Settore e dipende principalmente dal rapporto tra costi, ricavi e modalità di svolgimento delle attività.

Il Ministero sottolinea che le due qualifiche non coincidono necessariamente.

Un ETS può essere:

  • fiscalmente commerciale senza essere organizzato come impresa;
  • oppure operare come impresa senza perdere la propria natura di ETS.

Quando scatta l’obbligo di iscrizione al Registro delle Imprese?

Secondo il Ministero, l’iscrizione al Registro delle Imprese non dipende semplicemente dal fatto che un ETS superi i parametri fiscali di commercialità previsti dall’articolo 79 CTS.

Occorre verificare la presenza di ulteriori elementi tipici dell’attività imprenditoriale:

  • organizzazione stabile dei fattori produttivi;
  • professionalità nell’attività svolta;
  • abitualità dell’esercizio;
  • metodo economico nella gestione.

Solo in presenza di tali requisiti si configura l’obbligo di iscrizione anche al Registro delle Imprese.

ODV e APS: la natura associativa resta centrale

Particolarmente importante è il passaggio dedicato alle Organizzazioni di Volontariato (ODV) e alle Associazioni di Promozione Sociale (APS).

Il Ministero ricorda che tali enti beneficiano di regimi fiscali specifici previsti dagli articoli 84 e 85 del CTS e che la loro struttura è fortemente caratterizzata:

  • dall’attività dei volontari;
  • dalla partecipazione associativa;
  • dall’assenza di finalità concorrenziali tipiche dell’impresa.

Per questo motivo, pur potendo teoricamente assumere la qualifica fiscale di ente commerciale in determinate circostanze, difficilmente possono essere considerate realtà imprenditoriali in senso proprio.

Chi controlla la natura fiscale degli ETS?

La nota chiarisce infine un aspetto molto importante per gli operatori del settore.

Gli Uffici RUNTS non sono chiamati a valutare la natura fiscale degli enti.

La verifica della corretta applicazione delle norme fiscali e dell’eventuale qualifica di ente commerciale compete infatti all’Amministrazione Finanziaria.

Gli Uffici RUNTS dovranno invece verificare il rispetto delle disposizioni ordinamentali del Codice del Terzo Settore e valutare, se necessario:

  • il trasferimento dell’ente in una diversa sezione del RUNTS;
  • oppure la permanenza dell’ente nel Registro.

Cosa cambia per gli Enti del Terzo Settore?

La nota ministeriale offre un chiarimento molto atteso: non ogni ETS che realizza ricavi o svolge attività economiche deve essere considerato automaticamente un’impresa o un ente commerciale.

Occorre distinguere attentamente tra:

  • qualificazione civilistica dell’ente;
  • regime fiscale applicabile;
  • modalità concrete di svolgimento delle attività.

Per gli amministratori degli ETS si tratta di un richiamo importante alla corretta impostazione organizzativa e gestionale dell’ente, evitando semplificazioni che potrebbero generare errori sia sul piano fiscale che su quello amministrativo.

La linea interpretativa del Ministero conferma inoltre che il Terzo Settore può operare in modo efficiente e sostenibile anche attraverso modelli organizzativi strutturati e professionalizzati, purché restino rispettati i principi fondamentali di assenza di scopo di lucro e perseguimento delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

Benessere animale e tradizioni religiose: una riflessione aperta sul significato della Festa del Sacrificio

🌿UNA RIFLESSIONE DELLA PRESIDENTE DI ESSE AMBIENTE

Tra le finalità di ESSE Ambiente vi è la promozione della cultura del rispetto degli animali, della tutela dell’ambiente e della sensibilizzazione sui temi legati al benessere degli esseri viventi.

Riteniamo che il confronto civile e il dibattito pubblico rappresentino strumenti importanti per accrescere la consapevolezza collettiva su questioni che coinvolgono aspetti etici, culturali, ambientali e sociali.

Per questo motivo condividiamo una riflessione della Presidente di ESSE Ambiente, Ernesta Cambiotti, da sempre impegnata nella difesa degli animali e nella promozione di una cultura fondata sul rispetto della vita in tutte le sue forme.

Si tratta di un contributo che nasce dalla sua sensibilità personale e dal suo percorso di attivista ambientalista e animalista, con l’obiettivo di stimolare una riflessione sul rapporto tra tradizioni, tutela degli animali e valori della società contemporanea.

Di seguito il suo intervento:

In questi giorni si parla tanto della “festa del Sacrificio”,  come evento in diverse città italiane.

La  macellazione rituale islamica prescrive una serie di regole da seguire. Le macellazioni rituali, ai sensi dell’art. 4 comma 4 del Regolamento (CE) 1099/2009, possono essere effettuate esclusivamente negli impianti di macellazione autorizzati, anche nel caso di macellazioni sporadiche o macellazioni effettuate durante la celebrazione islamica della” Festa del sacrificio”.

Queste le  regole assurde per rendere la carne commestibile (Halal):

L’animale, che non viene stordito,  deve essere vivo, cosciente e in buona salute al momento del taglio per garantire un dissanguamento ottimale, in quanto il sangue è considerato impuro e proibito nel consumo alimentare

Il taglio deve essere eseguito da un musulmano adulto che pratica un unico movimento rapido e continuo con una lama affilata e, che al momento del taglio  pronuncia la formula “Bismillah”, ovvero “Nel nome di Allah”.

Tutto questo, in una società che considera gli animali esseri senzienti.

Si parla di rispetto della libertà di religione, ma deve esserci pure  un limite: certe scelte, che profumano un po’ di opportunità “politica”, non possono essere avallate con superficialità.

Ormai  siamo abituati a “imposizioni” che non dovrebbero esistere,  come l’eliminazione dei crocefissi nelle scuole, i presepi, ecc.
Da anni assistiamo a campagne di sensibilizzazione contro l’uccisione degli agnelli durante le festività pasquali. È quindi legittimo interrogarsi sulla coerenza con cui affrontiamo il tema della sofferenza animale in ogni contesto, senza distinzioni.

Siamo in  Italia, un paese e una civiltà antichi. Ricordiamo i nostri valori.

Ogni  tanto, tiriamo fuori il nostro orgoglio e diciamo, senza vergogna e senza paura di essere accusati di essere razzisti, che certe pratiche non possono essere portate in piazza, inclusa “la Festa del Sacrificio”!

Per inciso, per me, vegana, i mattatoi non dovrebbero proprio esistere, e da animalista, auspico un futuro in cui il rapporto tra uomo e animali sia fondato sempre più sulla tutela, sul rispetto e sulla compassione.

Ernesta Cambiotti
Presidente ESSE AMBIENTE