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Volontario o lavoratore? A volte il confine è più sottile di quanto sembra

Presenza quotidiana, orari prestabiliti, mansioni sempre uguali e somme corrisposte con regolarità possono trasformare un’attività formalmente presentata come volontariato in qualcosa di molto diverso. Per gli enti del Terzo settore la qualificazione del rapporto non dipende dal nome utilizzato, ma da come l’attività viene concretamente svolta.

“Viene ogni giorno, ha degli orari, svolge sempre lo stesso lavoro e riceve ogni mese dei soldi. Siamo ancora davanti a un volontario?”

È una domanda meno teorica di quanto possa sembrare. Nella vita quotidiana di associazioni ed enti del Terzo settore può accadere che una collaborazione nata realmente come attività volontaria assuma progressivamente caratteristiche sempre più vicine a quelle di un rapporto di lavoro.

Il confine, però, non può essere individuato attraverso un singolo elemento. Un volontario può frequentare l’associazione con regolarità, avere compiti definiti e persino organizzarsi secondo determinati giorni o fasce orarie. Il Codice del Terzo settore prevede espressamente l’esistenza di volontari che svolgono la propria attività in modo non occasionale e, proprio per questo, devono essere iscritti nell’apposito registro.

La differenza emerge quando la presenza continuativa si combina con altri fattori: obbligo di rispettare turni imposti, necessità di giustificare le assenze, inserimento stabile nell’organizzazione, svolgimento continuativo di mansioni necessarie al funzionamento dell’ente e, soprattutto, corresponsione periodica di somme che non rappresentano veri rimborsi di spese sostenute.

Il punto di partenza della disciplina è chiaro. Il volontario, secondo l’articolo 17 del Codice del Terzo settore, mette a disposizione tempo e capacità per libera scelta, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neppure indiretti, ed esclusivamente per finalità di solidarietà. La sua attività non può essere retribuita in alcun modo, nemmeno dal beneficiario.

Questo non significa che il volontario debba necessariamente sostenere personalmente i costi dell’attività. L’ente può rimborsare le spese effettivamente sostenute e documentate, nel rispetto dei limiti e delle condizioni preventivamente stabiliti. Ciò che la legge esclude sono invece i rimborsi forfetari utilizzati, di fatto, come una forma di compenso periodico.

Un esempio aiuta a comprendere la differenza.

Una persona presta attività tre o quattro giorni alla settimana presso un’associazione e sostiene spese per spostamenti effettuati nell’interesse dell’ente. Presenta la documentazione prevista e riceve il rimborso delle somme effettivamente sostenute. La regolarità della sua presenza, da sola, non trasforma automaticamente il rapporto in lavoro.

La situazione cambia sensibilmente se la stessa persona riceve ogni mese 400 o 500 euro, sempre dello stesso importo, indipendentemente dalle spese realmente sostenute. Se quella somma è collegata sostanzialmente alla presenza o alle ore di attività, definirla “rimborso spese” non basta a renderla tale.

In materia di rapporti di lavoro conta infatti la realtà sostanziale. L’articolo 2094 del Codice civile individua nel lavoratore subordinato chi presta la propria attività mediante retribuzione, alle dipendenze e sotto la direzione del datore di lavoro. La qualificazione di un rapporto richiede quindi di osservare concretamente come esso viene eseguito e non soltanto il nome attribuito dalle parti.

Immaginiamo un’altra situazione. Un’associazione apre ogni mattina alle nove. Una persona deve essere presente tutti i giorni dalle 9 alle 13, svolge stabilmente attività di segreteria, risponde alle indicazioni del presidente, deve comunicare preventivamente eventuali assenze e riceve alla fine di ogni mese una somma predeterminata.

In un caso del genere, gli elementi da valutare diventano numerosi: continuità della prestazione, orario imposto, inserimento stabile nell’organizzazione, direttive ricevute, necessità della prestazione per il funzionamento dell’ente e periodicità del pagamento.

Nessuno di questi elementi, considerato isolatamente, consente necessariamente di stabilire che esista un rapporto subordinato. Ma la loro presenza congiunta rende molto più difficile sostenere che si tratti semplicemente di volontariato gratuito.

Un ulteriore segnale di attenzione riguarda le mansioni. Se il volontario svolge sempre la stessa funzione, copre stabilmente un posto essenziale nell’organizzazione e garantisce quotidianamente un servizio che, senza di lui, richiederebbe l’assunzione o l’incarico di un lavoratore, l’ente dovrebbe interrogarsi sulla reale natura del rapporto.

Il volontariato può essere organizzato e continuativo, ma non dovrebbe diventare uno strumento per sostituire strutturalmente il lavoro retribuito.

Il Codice del Terzo settore stabilisce inoltre un principio particolarmente importante: la qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito con lo stesso ente attraverso il quale viene svolta l’attività volontaria, salvo le specifiche eccezioni previste dalla legge.

Questo significa che non è corretto pensare di poter dividere artificialmente la stessa attività in due parti: alcune ore considerate volontariato e altre remunerate, quando in concreto si tratta della medesima prestazione resa nello stesso rapporto organizzativo.

Un altro equivoco frequente riguarda il termine “rimborso”.

Non basta scrivere nella contabilità dell’associazione “rimborso volontario” per escludere che quella somma possa avere natura retributiva. Occorre poter dimostrare che esiste una spesa realmente sostenuta nell’interesse dell’ente e che il rimborso rispetta le procedure previste.

Se, invece, ogni mese viene corrisposta la stessa cifra senza alcuna relazione con spese reali, il rischio è che quella somma venga interpretata come corrispettivo dell’attività svolta.

Le conseguenze di una riqualificazione non riguardano soltanto il modo in cui viene chiamato il rapporto. Possono emergere profili contributivi, fiscali, assicurativi e lavoristici, con la possibilità di dover ricostruire gli obblighi che sarebbero derivati da un corretto inquadramento della prestazione.

Per questo il problema deve essere affrontato prima, non dopo un controllo.

Un ente dovrebbe periodicamente chiedersi come vengono realmente utilizzati i propri volontari. Partecipano liberamente alle attività? Possono scegliere se e quando rendersi disponibili? Oppure esiste un vero obbligo di presenza? Le somme erogate corrispondono a spese effettive o assomigliano a un compenso? Le mansioni sono di supporto alla missione associativa oppure costituiscono un posto di lavoro stabile all’interno dell’organizzazione?

Sono domande molto più importanti della semplice presenza di una lettera di volontariato o dell’iscrizione nel registro.

Anche la tutela assicurativa resta fondamentale: gli enti del Terzo settore che si avvalgono di volontari devono assicurarli contro gli infortuni e le malattie connesse all’attività svolta e per la responsabilità civile verso terzi.

Nel mondo associativo la presenza dei volontari rappresenta una risorsa essenziale e, in molti casi, l’anima stessa dell’organizzazione. Proprio per questo è necessario proteggerne la natura.

Volontariato significa scelta, gratuità e solidarietà. Lavoro significa invece prestazione resa nell’ambito di un rapporto che può comportare un corrispettivo, obblighi e vincoli organizzativi.

Quando una persona viene ogni giorno, osserva un orario prestabilito, svolge sempre le stesse mansioni, risponde stabilmente alle direttive dell’ente e riceve periodicamente somme di denaro, la domanda iniziale diventa inevitabile.

Siamo davvero ancora davanti a un volontario?

La risposta non può essere data guardando l’etichetta utilizzata dall’associazione. Bisogna guardare i fatti. Ed è proprio nei fatti che, a volte, il confine tra volontariato e lavoro diventa molto più sottile di quanto sembra.

Aosta celebra lo sport con E.S.S.E.: oltre 200 atleti protagonisti del Premio Europeo dello Sport

Grande partecipazione di pubblico per la tappa valdostana dell’iniziativa E.S.S.E., dedicata alle eccellenze sportive e ai valori di inclusione, impegno e aggregazione. Presente il Vice Presidente Vicario Giuseppe Palma, mentre il Presidente Nazionale Massimo di Mauro è intervenuto in collegamento video. Un ringraziamento speciale all’organizzatore Joe Carere, Coordinatore E.S.S.E. Valle d’Aosta.

Una sala gremita, oltre duecento atleti coinvolti e un’intera comunità sportiva riunita per celebrare talento, passione, impegno e valori condivisi. Aosta ha accolto con grande partecipazione il Premio Europeo dello Sport E.S.S.E., confermandosi una delle tappe più significative del percorso nazionale promosso dall’Ente Sportivo Sociale Europeo.

L’evento si è svolto nella Sala Congressi dell’Hostellerie du Cheval Blanc, trasformata per l’occasione in un punto d’incontro tra atleti, tecnici, dirigenti, associazioni, famiglie, rappresentanti istituzionali e realtà sportive del territorio. Una cornice di pubblico straordinaria, capace di restituire pienamente il senso di una manifestazione nata non soltanto per consegnare riconoscimenti, ma per valorizzare il lavoro quotidiano di chi vive lo sport come strumento di crescita personale e collettiva.

Numerose le discipline rappresentate e altrettanto ampia la partecipazione delle associazioni. Sul palco si sono alternati atleti affermati, giovani promesse, tecnici, dirigenti e realtà impegnate anche nello sport inclusivo e sociale, dando vita a una serata nella quale il risultato agonistico ha incontrato valori come sacrificio, rispetto, solidarietà e appartenenza.

Ad accompagnare la manifestazione la presenza del Vice Presidente Vicario di E.S.S.E. Giuseppe Palma, insieme a numerose autorità e rappresentanti del mondo istituzionale e sportivo. Un segnale importante dell’attenzione che il Premio sta riscuotendo nei territori e della capacità della rete E.S.S.E. di costruire occasioni concrete di incontro tra sport, associazionismo e comunità.

Particolarmente significativo il saluto del Presidente Nazionale di E.S.S.E., Massimo di Mauro, intervenuto in collegamento video per rivolgersi direttamente ai partecipanti e agli atleti presenti in sala.

«Lo sport esprime il suo valore più autentico quando riesce ad aggregare persone, generazioni e territori. Manifestazioni come quella di Aosta non rappresentano soltanto un momento di premiazione, ma diventano occasioni nelle quali una comunità si riconosce nei valori dell’impegno, del rispetto e della partecipazione. E.S.S.E. vuole essere sempre più presente nei territori proprio per dare visibilità alle eccellenze che spesso lavorano lontano dai riflettori e per riconoscere il merito di atleti, tecnici, dirigenti e associazioni che ogni giorno costruiscono sport e socialità», ha dichiarato il Presidente Nazionale Massimo di Mauro.

Il Premio Europeo dello Sport E.S.S.E. nasce infatti con l’obiettivo di portare il riconoscimento direttamente nei territori, valorizzando esperienze e storie che rappresentano il tessuto reale dello sport italiano. Aosta ha dimostrato quanto questa formula possa essere efficace: non una semplice cerimonia, ma una vera festa dello sport capace di coinvolgere un pubblico numeroso e realtà differenti.

Le immagini della manifestazione raccontano una sala completamente occupata e una partecipazione attenta e sentita. Le pergamene e i riconoscimenti predisposti per i premiati hanno accompagnato una lunga sequenza di momenti dedicati alle diverse esperienze sportive, mentre il pubblico ha seguito con entusiasmo l’intera cerimonia.

Anche la stampa locale ha dedicato attenzione all’appuntamento, sottolineando il valore del talento, dell’inclusione e della capacità di apprendere e crescere attraverso lo sport. Un’ulteriore conferma della rilevanza che l’iniziativa ha assunto nel panorama sportivo valdostano.

Fondamentale, per la riuscita della tappa di Aosta, il lavoro svolto da Joe Carere, Coordinatore di E.S.S.E. Valle d’Aosta e organizzatore dell’evento, che ha saputo mettere insieme associazioni, atleti, istituzioni e realtà del territorio, trasformando il Premio in una manifestazione profondamente partecipata.

A lui sono andati i ringraziamenti della Presidenza nazionale e dell’intera rete E.S.S.E. per l’impegno organizzativo, la capacità di costruire relazioni sul territorio e l’attenzione dedicata a ogni fase della manifestazione.

«Il successo di Aosta è anche il risultato del lavoro di chi, come Joe Carere, crede nella presenza concreta di E.S.S.E. nei territori e costruisce occasioni di aggregazione capaci di lasciare un segno. A lui e a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione va il nostro ringraziamento», ha aggiunto il Presidente di Mauro.

La tappa valdostana si inserisce così nel più ampio percorso nazionale dei premi E.S.S.E., un progetto che attraversa l’Italia e che punta a riconoscere non soltanto i risultati sportivi, ma soprattutto le persone, le associazioni e i dirigenti che contribuiscono ogni giorno a rendere lo sport uno strumento di educazione, inclusione e partecipazione sociale.

Aosta ha risposto con entusiasmo, offrendo l’immagine di una comunità sportiva viva, numerosa e capace di riconoscersi attorno a valori comuni.

Oltre duecento atleti premiati, una sala colma di pubblico, tante discipline e un unico messaggio: il merito va riconosciuto, il talento va sostenuto e lo sport, quando riesce ad unire le persone, diventa molto più di una competizione.

Diventa comunità.

“Questo non è Amore”, da Carlentini il progetto contro violenza, bullismo e prevaricazione promosso da E.S.S.E. Professione Olistico

La Presidente Angela Maria Viscuso porta nelle scuole un percorso di prevenzione, educazione al rispetto e cittadinanza attiva. Il mito di Proserpina diventa metafora di libertà, consapevolezza e rinascita in un progetto che coinvolge professionisti, studenti e rete territoriale.

Ha preso il via il 4 novembre 2026, presso l’Istituto Carlo V di Carlentini, un nuovo percorso dedicato alla prevenzione della violenza, del bullismo e del cyberbullismo, alla promozione del rispetto e alla costruzione di relazioni più consapevoli. Al centro dell’iniziativa c’è il progetto “Questo non è Amore”, promosso nell’ambito delle attività di E.S.S.E. Professione Olistico e guidato dalla Presidente Angela Maria Viscuso.

L’incontro, programmato a partire dalle ore 9.00, ha visto riunite diverse realtà del territorio attorno a un messaggio comune: educare al rispetto, alla gentilezza e ai diritti significa intervenire prima che la violenza si manifesti nelle sue forme più evidenti. La locandina dell’iniziativa richiama espressamente il tema “Insieme per dire no alla violenza” e utilizza il mito di Proserpina come simbolo di rispetto e libertà, costruendo un ponte tra cultura, educazione ed esperienza personale.

Il percorso “Questo non è Amore” nasce con un’impostazione interdisciplinare e come attività di aggiornamento congiunto rivolta a una rete ampia di professionisti: operatrici dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio, assistenti sociali, personale sanitario dei Pronto Soccorso impegnato nei percorsi rosa, rappresentanti delle Forze dell’Ordine, docenti e personale scolastico.

L’obiettivo è affrontare il fenomeno della violenza non attraverso un’unica chiave di lettura, ma mettendo insieme competenze educative, sociali, psicologiche, giuridiche e relazionali. Il primo modulo è dedicato alla prevenzione, alla normativa e al supporto psicopedagogico e affronta temi quali il riconoscimento delle dinamiche manipolatorie, gli aspetti legali legati a stalking e maltrattamenti, la gestione delle emozioni e l’educazione all’affettività. Il progetto prevede il coinvolgimento di professionisti quali avvocati, psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, educatori e consulenti pedagogico-sportivi. X MASSIMO DI MAURO…PROGETTO-Q…

Un’altra parte significativa del programma riguarda la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo. Il lavoro proposto punta a riconoscere le dinamiche di prevaricazione fisica, verbale e digitale, individuare i campanelli d’allarme e insegnare ai più giovani a non rimanere spettatori passivi, ma a rivolgersi agli adulti di riferimento quando si trovano davanti a situazioni di disagio o sopraffazione.

Particolare attenzione viene riservata anche alla costruzione dell’autostima e all’assertività. Attraverso attività pratiche, il percorso mira a rafforzare la fiducia in sé stessi, la capacità di dire “no” con fermezza e la consapevolezza dei propri confini fisici ed emotivi. L’obiettivo dichiarato non è quello di insegnare una risposta aggressiva alla prevaricazione, ma di aiutare ragazzi e ragazze a creare lo spazio necessario per allontanarsi, chiedere aiuto e mettersi in sicurezza.

Il progetto dedica inoltre spazio alla gestione dello stress attraverso respirazione consapevole e grounding, alle simulazioni controllate di situazioni di tensione e alle attività motorie di gruppo finalizzate a rafforzare empatia, rispetto reciproco e coesione. Un’impostazione che pone al centro non soltanto la protezione individuale, ma anche la responsabilità verso gli altri e il contrasto dell’isolamento che spesso accompagna le vittime di bullismo.

Tra gli elementi più caratterizzanti dell’iniziativa c’è l’utilizzo del mito di Proserpina quale strumento narrativo e metaforico. La vicenda viene adattata alle diverse fasce d’età per affrontare i concetti di luce e ombra, resilienza, libertà e rinascita. Nel modulo conclusivo sono previsti momenti di rielaborazione emotiva e circle-time, affinché quanto appreso non rimanga soltanto una nozione teorica ma possa trasformarsi in consapevolezza personale.

Il programma comprende anche laboratori di peer education e cittadinanza digitale, role-playing su situazioni tipiche della vita scolastica, come l’esclusione dalle chat o le prese in giro, e attività per imparare a intervenire in modo sicuro quando si assiste a comportamenti di prevaricazione.

Particolarmente significativa è la costruzione della cosiddetta “Mappa della Sicurezza”, attraverso la quale studenti e operatori individuano concretamente la rete di persone e servizi ai quali rivolgersi: insegnanti, genitori, forze dell’ordine, servizi territoriali e numeri di supporto. Il messaggio che accompagna questa parte del progetto è semplice ma centrale: davanti alla violenza e al disagio “non si è mai soli”.

Il percorso si conclude con una restituzione creativa, attraverso la possibile realizzazione di manifesti, video o lavori artistici da condividere con la scuola e con le famiglie. Una scelta che trasforma i partecipanti da semplici destinatari del progetto a protagonisti attivi nella diffusione di una nuova cultura delle relazioni.

L’iniziativa di Carlentini vede, secondo quanto riportato nella locandina, il coinvolgimento di A.N.G.E.L.I. 1833 Centro Antiviolenza, del Comune di Carlentini, dell’Istituto Comprensivo Carlo V, del Centro Studi E.S.S.E. e di OPES Sicilia.

Per Angela Maria Viscuso, l’impegno alla guida di E.S.S.E. Professione Olistico si traduce così in un’azione che mette al centro la persona e la sua capacità di riconoscere il proprio valore, rispettare i confini degli altri e chiedere aiuto quando necessario.

“Questo non è Amore” non è dunque soltanto un titolo. È un messaggio educativo preciso: imparare a distinguere l’affetto dal possesso, il confronto dalla prevaricazione, la relazione dal controllo. E farlo partendo proprio dalla scuola, dove rispetto, libertà e consapevolezza possono diventare strumenti concreti di prevenzione.

Dog Sitter, dalla passione alla professione: al via il nuovo percorso formativo di E.S.S.E. e BenEssere Cinofilia

Dal 27 gennaio 2027 un corso di 35 ore per formare operatori qualificati nella cura e nella tutela del cane. Un progetto realizzato in collaborazione con E.S.S.E. Professione Ambiente e il Centro Studi E.S.S.E., che unisce competenze cinofile, sicurezza, responsabilità e opportunità di crescita professionale.

Prendersi cura di un cane non significa soltanto garantirgli compagnia, alimentazione e passeggiate. Significa comprenderne i bisogni, riconoscere i segnali di disagio, tutelarne la salute e assicurare una gestione responsabile del rapporto con le famiglie. In un settore nel quale cresce l’attenzione verso il benessere degli animali d’affezione, la formazione rappresenta un elemento sempre più importante per distinguere la semplice passione da un’attività svolta con preparazione e consapevolezza.

Nasce con questa prospettiva il nuovo corso per Operatore Professionale per la Cura e la Tutela Cinofila (O.P.C.T.C.) – Dog Sitter Professionista, promosso da BenEssere Cinofilia – Professioni Animali in collaborazione con E.S.S.E. Professione Ambiente e il Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E. Un’iniziativa che punta a valorizzare una figura professionale sempre più presente nella quotidianità delle famiglie, offrendo strumenti concreti per operare nel rispetto del benessere animale, della sicurezza e delle responsabilità connesse all’affidamento di un cane.

Il percorso prenderà il via il 27 gennaio 2027 e si articolerà in 35 ore complessive, suddivise in 27 ore di formazione teorica e una giornata pratica di otto ore. Le lezioni si svolgeranno prevalentemente il mercoledì sera, alle ore 20:30, attraverso la piattaforma Zoom, con la possibilità di recuperare gli incontri in differita. La giornata pratica, programmata per domenica 2 maggio 2027, potrà essere seguita in presenza oppure online in diretta, mentre l’esame conclusivo è previsto per il 19 maggio.

La proposta formativa si rivolge sia a coloro che desiderano avvicinarsi per la prima volta alla professione di dog sitter, sia a chi già opera nel settore cinofilo e intende consolidare le proprie competenze. Tra i destinatari figurano anche volontari di canili e rifugi, operatori di pensioni e asili diurni, educatori cinofili e professionisti che desiderano ampliare i servizi offerti. L’accesso è riservato ai maggiorenni e non richiede specifici titoli di studio.

Particolarmente articolato il programma didattico, costruito per affrontare le principali dimensioni dell’attività professionale. Dalla conoscenza dell’etogramma e del linguaggio del cane alla gestione dello stress e dei comportamenti problematici, dall’alimentazione alla prevenzione sanitaria, fino alle tecniche di accompagnamento in sicurezza e all’organizzazione dell’accudimento a domicilio, nelle pensioni e nelle strutture di accoglienza. Una preparazione che considera il cane nella sua complessità, valorizzando il rispetto delle esigenze individuali e la capacità dell’operatore di prevenire situazioni potenzialmente rischiose.

Ampio spazio sarà dedicato anche agli aspetti giuridici e organizzativi della professione. La responsabilità civile e penale nella custodia degli animali, i contratti con le famiglie, le coperture assicurative, la tutela della privacy e gli strumenti per avviare un’attività professionale costituiscono infatti elementi essenziali per operare con correttezza e trasparenza. Il percorso affronterà inoltre le opportunità e i limiti dell’utilizzo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nella gestione e nella promozione dei servizi.

A garantire la qualità dell’offerta formativa sarà un gruppo multidisciplinare di docenti, composto da medici veterinari, educatori e istruttori cinofili, professionisti della nutrizione animale, esperti in materia giuridica, fiscale e psicologica. Tra i relatori figurano Livia Sommer, Valeria Passeri, Maria Chiara Catalani, Sofia Bertaso, Francesco Spreafico, Silvia Amato, Rosalba Matassa, Ernesta Cambiotti, Massimo di Mauro e Barbara Alessio. Un insieme di competenze differenti, chiamate a offrire ai partecipanti una visione completa delle responsabilità e delle opportunità connesse alla professione.

Non mancherà l’attenzione agli strumenti operativi. I corsisti avranno infatti a disposizione modelli contrattuali, schede per la raccolta delle informazioni sul cane, indicazioni per la gestione delle emergenze veterinarie e protocolli di biosicurezza. Materiali pensati per accompagnare il passaggio dalla formazione teorica all’attività quotidiana, favorendo un approccio organizzato e professionale.

Uno degli aspetti qualificanti dell’iniziativa riguarda il collegamento con il sistema delle professioni non organizzate in ordini o collegi, disciplinato dalla Legge 4/2013. Al termine del percorso, previo superamento della verifica finale e nel rispetto dei requisiti di frequenza, i partecipanti riceveranno un attestato di competenze e un Open Badge digitale, verificabile online.

Sarà inoltre possibile richiedere, su base volontaria e con una procedura distinta dal corso, l’iscrizione al Registro Professionale di E.S.S.E. PROFESSIONE AMBIENTE dedicato alla figura dell’Operatore Professionale per la Cura e la Tutela Cinofila. Il Centro Studi E.S.S.E., quale Forma Aggregativa ai sensi della Legge 4/2013, è inserito nell’elenco del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il percorso si colloca pertanto nell’ambito della valorizzazione delle competenze professionali, senza configurare un’abilitazione pubblica o un titolo professionale rilasciato dallo Stato.

L’eventuale iscrizione al Registro E.S.S.E. comporterà l’adesione alle disposizioni associative, al codice etico e agli obblighi di aggiornamento professionale, per i quali è previsto un impegno formativo di almeno cinque ore annue. Una scelta che intende favorire la continuità della preparazione e la responsabilizzazione degli operatori, in un ambito nel quale la fiducia delle famiglie costituisce un requisito fondamentale.

Il progetto rappresenta anche un ulteriore passo nell’attività di E.S.S.E. Professione Ambiente e del Centro Studi E.S.S.E. a sostegno della formazione e della qualificazione delle professioni legate alla tutela ambientale e al benessere animale. L’obiettivo è contribuire alla diffusione di una cultura professionale fondata su competenza, etica, prevenzione e rispetto degli animali, promuovendo percorsi capaci di rispondere alle esigenze concrete del territorio e delle famiglie.

Per le iscrizioni effettuate entro il 15 dicembre 2026 è previsto un prezzo promozionale di 425 euro, IVA inclusa, utilizzando il codice DOGSITTER45, rispetto alla quota ordinaria di 470 euro. Il costo comprende le lezioni teoriche, la partecipazione online alla giornata pratica, l’esame finale, l’attestato e l’Open Badge. La partecipazione in presenza alla giornata pratica prevede un supplemento di 70 euro, mentre l’eventuale iscrizione al Registro Professionale E.S.S.E. comporta una quota associativa separata.

Il nuovo percorso O.P.C.T.C. si propone così di contribuire alla crescita di una figura professionale che unisce sensibilità e preparazione tecnica, attenzione al benessere animale e responsabilità verso le persone. Perché prendersi cura di un cane significa, prima di tutto, conoscerlo, rispettarlo e saperne tutelare concretamente la salute e la sicurezza.

Il programma completo, il calendario delle lezioni e le modalità di iscrizione sono disponibili al seguente link:

https://www.centrostudiesse.it/people/e-s-s-e-professione-ambiente/

Consulenti di Viaggio, ACOVI rilancia la sfida della qualificazione professionale: webinar gratuito il 10 novembre

L’associazione presieduta da Monica Vittani, aggregata al Centro Studi E.S.S.E., punta sulla valorizzazione delle competenze, sul Registro Nazionale e sulla formazione continua. Un incontro online per presentare le opportunità dedicate a una professione in forte evoluzione.

Il mondo del turismo cambia e, insieme alle nuove esigenze dei viaggiatori, si trasformano anche le competenze richieste ai professionisti del settore. In questo scenario, la figura del Consulente di Viaggio sta acquisendo una crescente visibilità, affermandosi come punto di riferimento per chi cerca un’assistenza personalizzata nella scelta e nell’organizzazione delle proprie esperienze di viaggio. Una crescita che porta con sé nuove opportunità, ma anche la necessità di rafforzare l’identità professionale, la riconoscibilità e la qualificazione degli operatori.

È su queste direttrici che si sviluppa l’attività di ACOVI – Associazione Consulenti di Viaggio Italiani, realtà associativa attiva dal 2020 e specificamente dedicata alla rappresentanza e alla valorizzazione dei Consulenti di Viaggio. L’associazione, aggregata al Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E., Forma Aggregativa ai sensi della Legge 4/2013, promuove un modello di crescita professionale fondato sulla formazione, sulla trasparenza e sulla valorizzazione delle competenze.

A confermare la crescente attenzione verso questa figura è anche il dato richiamato dall’associazione, secondo il quale nel 2025 il Consulente di Viaggio si è collocato al primo posto nella classifica LinkedIn delle professioni a più rapida crescita in Italia. Un riconoscimento che testimonia l’interesse del mercato verso nuove modalità di consulenza turistica, ma che pone anche una questione fondamentale: accompagnare questa evoluzione con strumenti capaci di rendere maggiormente identificabili le competenze e i percorsi professionali.

ACOVI si propone di rispondere a questa esigenza attraverso un’attività associativa che non intende sovrapporsi alle agenzie di viaggio, ai tour operator o ai network commerciali, ma offrire un punto di riferimento specifico per i professionisti della consulenza turistica. L’obiettivo è favorire il confronto tra gli operatori, promuovere occasioni di collaborazione e contribuire alla costruzione di un’identità professionale sempre più definita e riconoscibile.

Tra gli strumenti centrali di questo progetto figura il Registro Nazionale dei Consulenti di Viaggio, promosso dall’associazione come elemento di valorizzazione delle competenze e dei requisiti professionali. Non un semplice elenco di nominativi, ma uno strumento associativo orientato alla riconoscibilità dei consulenti, alla verifica dei requisiti, al rispetto di principi etici e all’aggiornamento continuo.

Il Registro si inserisce nel quadro delle professioni non organizzate in ordini o collegi disciplinate dalla Legge 4/2013, con una funzione di qualificazione professionale di natura associativa e volontaria. La sua finalità è offrire maggiori elementi di trasparenza ai clienti e agli operatori della filiera turistica, contribuendo a distinguere e valorizzare i professionisti che scelgono di aderire a un percorso strutturato di crescita e aggiornamento.

In questo contesto assume particolare significato l’aggregazione di ACOVI al Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E., Forma Aggregativa inserita nell’elenco del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Una collaborazione che colloca l’associazione all’interno di una rete impegnata nella promozione delle professioni disciplinate dalla Legge 4/2013, nella diffusione della cultura della qualificazione e nello sviluppo di opportunità formative.

Accanto alla rappresentanza professionale, ACOVI attribuisce infatti un ruolo strategico alla formazione. Le iniziative promosse dall’associazione si rivolgono sia a chi desidera avvicinarsi alla professione sia ai consulenti già operativi, interessati a consolidare le proprie conoscenze e ad aggiornarsi rispetto alle trasformazioni del mercato turistico.

«Il crescente interesse verso la figura del Consulente di Viaggio rende ancora più importante promuovere una maggiore conoscenza della professione e valorizzare le competenze di chi la esercita», sottolinea Monica Vittani, Presidente di ACOVI. «Il nostro impegno è contribuire a costruire una categoria sempre più riconoscibile, preparata e capace di cogliere le opportunità offerte da un settore in continua evoluzione».

Proprio per presentare le attività dell’associazione e le opportunità rivolte alla categoria, ACOVI ha organizzato un webinar gratuito in programma martedì 10 novembre 2026, alle ore 14.30. L’incontro online sarà aperto ai Consulenti di Viaggio già operativi, agli aspiranti professionisti e agli operatori della filiera turistica interessati a conoscere più da vicino il progetto associativo e le possibili forme di collaborazione.

Durante il webinar saranno illustrati il ruolo e le attività di ACOVI, le caratteristiche del Registro Nazionale dei Consulenti di Viaggio e le iniziative dedicate alla formazione professionale. Tra queste, particolare attenzione sarà riservata al corso online “Consulente di Viaggio dalla A alla Z”, pensato per accompagnare l’acquisizione e il consolidamento delle competenze necessarie a operare nel settore.

L’appuntamento rappresenterà anche un’occasione di confronto sulle prospettive della professione e sull’importanza di costruire percorsi di crescita capaci di rispondere alle esigenze di un mercato sempre più dinamico. In un comparto nel quale la tecnologia, la personalizzazione dei servizi e le nuove abitudini dei viaggiatori stanno modificando profondamente le modalità operative, la preparazione professionale assume un valore determinante.

L’iniziativa di ACOVI si inserisce così in una visione più ampia della rappresentanza associativa: non soltanto promuovere una categoria, ma contribuire a rafforzarne la credibilità attraverso strumenti di riconoscibilità, formazione continua e collaborazione con gli altri protagonisti del settore turistico.

Un percorso nel quale il rapporto con il Centro Studi E.S.S.E. rappresenta un elemento di collegamento con il sistema delle professioni associative, confermando l’importanza di sviluppare sinergie tra organizzazioni che condividono l’obiettivo della qualificazione e della valorizzazione delle competenze.

La partecipazione al webinar del 10 novembre è gratuita, previa iscrizione.

Per informazioni e adesioni è possibile consultare la pagina dedicata:

https://www.centrostudiesse.it/people/acovi-associazione-consulenti-di-viaggio-italiani/

Ulteriori informazioni sull’associazione sono disponibili sul sito ufficiale www.associazioneacovi.it.

Il Premio ESSE Euro Excellence arriva in Campidoglio: a Roma il riconoscimento ai talenti che fanno la differenza

Il 10 novembre, alle ore 16, la Sala della Protomoteca ospiterà il Premio Italia 2026. La tappa romana, organizzata dal Vicepresidente Vicario di ESSE Giuseppe Palma, porterà al centro della scena le eccellenze dello sport, della cultura, del volontariato e dell’impegno sociale.

Il percorso dei premi ESSE approda nel cuore della Capitale. Martedì 10 novembre 2026, alle ore 16, la Sala della Protomoteca del Campidoglio accoglierà l’Euro Excellence – Premio Italia 2026, un appuntamento dedicato a persone e realtà capaci di distinguersi per talento, dedizione e contributo alla vita delle comunità. L’organizzazione della tappa romana è affidata a Giuseppe Palma, Vicepresidente Vicario di ESSE – Ente Sportivo Sociale Europeo. Il programma annunciato prevede i saluti istituzionali di Fabrizio Santori.

Roma si inserisce in un itinerario che comprende Lecco, Catania, Bruxelles e Aosta, attraverso il quale ESSE porta nei territori occasioni di incontro e riconoscimento del merito. Un percorso che mette in relazione esperienze differenti, accomunate dalla capacità di produrre valore: dai risultati sportivi all’attività delle associazioni, dalla promozione culturale alla solidarietà, fino alle iniziative che favoriscono partecipazione e inclusione.

La scelta della Sala della Protomoteca conferisce particolare rilievo all’appuntamento. In Campidoglio, le storie delle eccellenze territoriali troveranno uno spazio di visibilità e condivisione, nel segno del messaggio che accompagna il premio: «L’Europa celebra i talenti che fanno la differenza». Un richiamo alla dimensione europea dell’iniziativa, che trova la propria espressione concreta nel lavoro e nell’impegno delle persone.

Le categorie previste restituiscono l’ampiezza di questa prospettiva. I riconoscimenti riguarderanno lo sport, lo spettacolo, la musica, la cultura e l’arte, l’imprenditoria e l’innovazione, insieme all’impegno sociale, al volontariato, ai giovani, alla valorizzazione dei territori e all’inclusione. È previsto anche il Premio d’Onore alla Carriera, dedicato al valore di un percorso costruito nel tempo.

Particolare attenzione è rivolta alla funzione sociale dello sport e dell’associazionismo. Accanto al risultato agonistico, lo sport esprime una capacità educativa e aggregativa che si misura nella quotidianità: nell’accesso alle attività, nel rapporto tra generazioni, nell’apprendimento del rispetto e nella possibilità di sentirsi parte di una squadra. Analogamente, il volontariato e l’impegno associativo contribuiscono a costruire relazioni, sostenere chi incontra difficoltà e rendere più partecipata la vita dei territori.

In questa cornice, premiare le eccellenze significa anche dare visibilità alle esperienze da cui altre persone possono trarre motivazione. Il riconoscimento pubblico valorizza il lavoro svolto e offre l’occasione per far conoscere progetti, competenze e percorsi che spesso maturano lontano dai riflettori. La cerimonia diventa così un luogo di incontro tra ambiti diversi, nel quale il merito individuale si collega al contributo offerto alla collettività.

La tappa curata da Giuseppe Palma si colloca in questo impegno di ESSE a rafforzare la propria presenza territoriale attraverso iniziative capaci di riunire persone e associazioni. La continuità degli appuntamenti consente di dare spazio alle specificità locali e, allo stesso tempo, di inserirle in una rete più ampia di relazioni e obiettivi condivisi.

L’appuntamento è dunque per il 10 novembre, alle ore 16, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio. L’ingresso è gratuito, con prenotazione all’indirizzo info@esserete.it. Al centro della giornata, le storie di chi contribuisce con il proprio impegno alla crescita sportiva, culturale e sociale delle comunità.

Operatore ed Esperto Ecozoofilo: al via il nuovo percorso di formazione professionale promosso da E.S.S.E. e BenEssere Cinofilia

Iscrizioni aperte per il corso che prenderà il via il 1° febbraio 2027. Undici moduli online, 22 ore di formazione, docenti qualificati e possibilità di accesso al Registro Professionale di E.S.S.E. PROFESSIONE AMBIENTE, nell’ambito della Legge 4/2013.

Trasformare la passione per gli animali e per l’ambiente in competenze concrete, da mettere al servizio della collettività e del territorio. È questo l’obiettivo del nuovo corso per Operatore ed Esperto Ecozoofilo, organizzato dall’Associazione Professionale E.S.S.E. PROFESSIONE AMBIENTE e dal Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E., in collaborazione con BenEssere Cinofilia, realtà specializzata nella formazione dedicata al mondo animale.

Il percorso, denominato O.B.T.E. – Operatore per il Benessere e la Tutela Ecozoofila, prenderà il via il 1° febbraio 2027 e si propone di formare figure preparate ad affrontare le problematiche legate alla protezione degli animali, alla salvaguardia dell’ambiente e alla promozione di una corretta convivenza tra persone, animali e territorio. Un’iniziativa che nasce dalla consapevolezza che la sensibilità verso queste tematiche, per tradursi in un impegno efficace e responsabile, debba essere accompagnata da conoscenze normative, competenze operative e capacità relazionali.

L’Operatore ed Esperto Ecozoofilo è una figura che svolge prevalentemente attività di informazione, prevenzione, educazione e sensibilizzazione. Può contribuire alla diffusione della cultura del benessere animale, collaborare con associazioni, rifugi e strutture di accoglienza, partecipare a progetti di educazione ambientale nelle scuole e supportare iniziative promosse da enti pubblici e organizzazioni del territorio. Il suo ruolo è orientato soprattutto alla prevenzione dell’abbandono e del maltrattamento, alla promozione di comportamenti rispettosi degli animali e alla corretta informazione dei cittadini.

Un aspetto fondamentale del percorso riguarda la conoscenza dei limiti della figura professionale. L’Operatore Ecozoofilo non si sostituisce alle autorità pubbliche e non esercita funzioni di polizia o di vigilanza. Può osservare situazioni di criticità, raccogliere informazioni e contribuire alla predisposizione di segnalazioni documentate da indirizzare agli organismi competenti, operando sempre nel rispetto della legge, della riservatezza e delle competenze istituzionali.

Il corso si articola in undici moduli formativi, per complessive 22 ore di lezione, che si svolgeranno online, in diretta sulla piattaforma Zoom, ogni lunedì alle ore 20.30. Per favorire la partecipazione anche di chi non può seguire gli incontri in tempo reale, sarà possibile recuperare le lezioni attraverso una piattaforma e-learning, con accesso alle registrazioni. Una formula pensata per conciliare la formazione con gli impegni lavorativi e personali.

Il programma affronta in maniera organica le principali tematiche che caratterizzano l’attività dell’Operatore Ecozoofilo. Si parte dalla Legge 4/2013, dalla deontologia professionale e dalla comunicazione responsabile, per approfondire successivamente il ruolo e i limiti dell’operatore, gli elementi di tutela ambientale, la normativa sugli animali d’affezione e sul randagismo, il benessere animale e i reati contro gli animali.

Particolare attenzione viene riservata anche agli aspetti pratici dell’attività sul territorio: le modalità di segnalazione alle autorità competenti, il rispetto della privacy, la comunicazione con cittadini e istituzioni, la gestione dei conflitti e la sicurezza personale. Completano il percorso gli approfondimenti sulla gestione dello stress emotivo e sulla prevenzione del burnout, insieme alle tecniche di educazione ambientale e alla progettazione di campagne informative.

A rendere particolarmente significativo il progetto è la presenza di un gruppo di docenti con competenze differenti e complementari, provenienti dal mondo delle professioni, della medicina veterinaria, della psicologia, della tutela ambientale e dell’associazionismo.

La lezione introduttiva sulla Legge 4/2013, sulla deontologia e sulla comunicazione responsabile sarà tenuta dal dott. Massimo di Mauro, Presidente Nazionale di E.S.S.E. e del Centro Studi E.S.S.E. Il ruolo e i limiti dell’Operatore Ecozoofilo saranno approfonditi da Ernesta Cambiotti, Presidente Nazionale di E.S.S.E. Ambiente, mentre l’avvocato Valeria Passeri affronterà gli aspetti giuridici della tutela ambientale, delle segnalazioni e dei rapporti con le autorità.

La dottoressa Rosalba Matassa curerà i moduli dedicati alla normativa sugli animali d’affezione, al benessere animale, ai reati contro gli animali e alle attività di educazione ambientale. La dottoressa Giulia Cornoldi approfondirà le tecniche di comunicazione efficace e di gestione dei conflitti; Claudio Maggi si occuperà della sicurezza personale nelle attività sul territorio, mentre la dottoressa Barbara Alessio affronterà il tema della gestione dello stress emotivo e della prevenzione del burnout.

La formazione non si limiterà alle lezioni teoriche. Ai partecipanti sarà messa a disposizione anche una vera e propria cassetta degli attrezzi, composta da strumenti operativi utilizzabili nelle attività di informazione e sensibilizzazione: una scheda di osservazione, un modello di segnalazione, una mappa dei contatti istituzionali, linee guida per la comunicazione e uno schema per la progettazione di campagne informative.

Al termine degli undici moduli è prevista una verifica finale online, articolata in un quiz a risposta multipla e nella progettazione di una campagna informativa. Per accedere all’esame sarà necessario aver frequentato almeno l’80% delle ore formative, anche attraverso il recupero delle lezioni in differita.

Il superamento della verifica consentirà di ottenere un attestato di formazione realizzato in collaborazione con E.S.S.E., accompagnato da un Open Badge digitale, verificabile online e utilizzabile per documentare il percorso formativo anche nel curriculum professionale.

Uno degli elementi qualificanti dell’iniziativa è il collegamento con il sistema delle professioni non organizzate in ordini o collegi, disciplinato dalla Legge 4/2013. E.S.S.E. PROFESSIONE AMBIENTE opera nell’ambito di questa normativa quale associazione professionale aggregata al Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E., Forma Aggregativa inserita nell’elenco del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).

L’associazione cura il Registro Professionale degli Operatori ed Esperti Ecozoofili, al quale i partecipanti potranno richiedere l’iscrizione dopo aver completato il percorso e superato la verifica finale, nel rispetto dei requisiti associativi e regolamentari previsti. L’iscrizione rappresenta uno strumento di qualificazione e valorizzazione professionale di natura privatistica e non costituisce un’abilitazione pubblica all’esercizio di attività riservate.

Per gli iscritti al Registro è previsto inoltre un percorso di aggiornamento continuo, con almeno cinque ore di formazione annuale, finalizzato al mantenimento delle competenze e all’approfondimento delle novità normative e operative. È prevista anche la possibilità di accedere a una convenzione assicurativa dedicata all’attività professionale, con coperture per la responsabilità e gli infortuni secondo le condizioni contrattuali.

Il corso si rivolge a una platea ampia: volontari di associazioni animaliste e ambientaliste, operatori di canili, gattili e rifugi, professionisti del settore animale interessati ad ampliare le proprie competenze, ma anche cittadini che desiderano intraprendere un percorso serio e strutturato nel campo della tutela animale e ambientale.

La formazione può trovare applicazione in diversi contesti, dalla collaborazione con associazioni e strutture di accoglienza alla realizzazione di progetti educativi nelle scuole, dalle campagne di sensibilizzazione promosse dagli enti locali alle iniziative di sostenibilità e responsabilità sociale delle imprese.

Il progetto nasce inoltre con una prospettiva di sviluppo. Accanto al percorso di base, gli organizzatori prevedono ulteriori iniziative di aggiornamento e approfondimento specialistico. È anche allo studio un distinto modulo avanzato per coloro che intendano intraprendere il percorso di guardia giurata ecozoofila, fermo restando che tale qualifica richiede i provvedimenti e le autorizzazioni previsti dalla normativa vigente e non deriva dalla frequenza del corso base.

Le iscrizioni sono già aperte. Il costo ordinario del corso è di 340 euro, IVA inclusa, comprensivo delle lezioni, delle registrazioni, della verifica finale, dell’attestato e dell’Open Badge. Per chi si iscrive entro il 15 dicembre 2026 è prevista una quota promozionale di 300 euro, IVA inclusa, utilizzando il codice sconto ECOZOO40.

L’eventuale adesione a E.S.S.E., necessaria per completare l’iscrizione al Registro professionale associativo, prevede una quota promozionale di 30 euro per il primo anno e una quota di rinnovo di 60 euro annui dal secondo anno, da versare separatamente all’associazione.

Con questo nuovo percorso, E.S.S.E. PROFESSIONE AMBIENTE, il Centro Studi E.S.S.E. e BenEssere Cinofilia intendono contribuire alla crescita di una cultura della tutela animale e ambientale fondata sulla preparazione, sulla responsabilità e sulla collaborazione tra cittadini, professionisti, associazioni e istituzioni.

Un’iniziativa che pone al centro un principio fondamentale: amare gli animali e rispettare l’ambiente è il punto di partenza, ma conoscere le regole, acquisire competenze e saper intervenire correttamente rappresenta il valore aggiunto di una formazione professionale consapevole.

Per conoscere il programma completo, consultare i profili dei docenti e procedere all’iscrizione è possibile visitare la pagina ufficiale dell’Associazione:
https://www.centrostudiesse.it/people/e-s-s-e-professione-ambiente/

Rimborsi ai volontari negli ETS: posso restituire benzina, pasti e spese?

Dall’utilizzo dell’auto personale alle spese di viaggio, dai pasti ai piccoli acquisti effettuati per conto dell’associazione: ecco quando un Ente del Terzo Settore può rimborsare i propri volontari, quali documenti sono necessari e come evitare che un rimborso si trasformi in un compenso irregolare.

Il volontario usa la propria auto per accompagnare una persona a una visita medica, raggiungere la sede di un progetto sociale o trasportare materiali necessari a un’iniziativa dell’associazione. Possiamo rimborsargli la benzina? La risposta è sì, ma bisogna prestare attenzione a come viene effettuato il rimborso. Quella che può sembrare una semplice restituzione di denaro è, in realtà, un’operazione che richiede il rispetto di precise regole, soprattutto quando a sostenerla è un Ente del Terzo Settore.

È una delle questioni più frequenti nella gestione quotidiana delle associazioni. I volontari mettono a disposizione il proprio tempo, le proprie competenze e, molto spesso, anche risorse personali per consentire lo svolgimento delle attività associative. Utilizzano l’automobile, anticipano il costo di un biglietto ferroviario, acquistano materiali o sostengono spese per un pasto durante una giornata di servizio. È naturale che l’associazione voglia evitare che tali costi rimangano a loro carico. La legge lo consente, ma stabilisce una distinzione fondamentale: rimborsare una spesa non significa remunerare un’attività.

Il punto di riferimento è l’articolo 17 del Decreto Legislativo 117/2017, il Codice del Terzo Settore, secondo il quale l’attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo, nemmeno dal beneficiario della prestazione. Al volontario possono essere rimborsate esclusivamente le spese effettivamente sostenute e documentate per l’attività prestata, entro limiti massimi e alle condizioni preventivamente stabiliti dall’ente. La norma vieta espressamente i rimborsi spese di tipo forfettario, salvo la particolare procedura di autocertificazione prevista dallo stesso articolo.

La differenza tra rimborso e compenso è quindi decisiva. Se un volontario anticipa 18 euro per acquistare materiale destinato a un laboratorio sociale e presenta lo scontrino, l’associazione può restituirgli quella somma, purché la spesa sia pertinente all’attività e rispetti le regole interne. Se, invece, l’ente gli riconosce 100 euro ogni mese semplicemente perché partecipa alle attività, senza alcun collegamento con spese effettive, il pagamento rischia di assumere la natura di un compenso mascherato. E questo è incompatibile con la gratuità del volontariato.

Particolare attenzione merita l’utilizzo dell’automobile personale, probabilmente il caso più ricorrente. Il volontario che percorre chilometri per svolgere un’attività associativa può ottenere il rimborso dei costi di viaggio, ma l’associazione deve essere in grado di dimostrare la ragione dello spostamento, il percorso effettuato e il criterio utilizzato per determinare l’importo. Non è sufficiente indicare genericamente una somma per la benzina. È opportuno predisporre una nota spese che riporti la data, la destinazione, il motivo del viaggio e i chilometri percorsi, accompagnata dalla documentazione disponibile.

Per gli spostamenti effettuati con il proprio veicolo è possibile adottare criteri chilometrici oggettivi, facendo riferimento, ad esempio, ai costi di esercizio elaborati dall’ACI. Occorre però evitare un equivoco: le tabelle ACI non autorizzano automaticamente a riconoscere qualsiasi importo. Il criterio deve essere preventivamente approvato dall’associazione, applicato in maniera coerente e collegato a trasferte realmente effettuate. Il rimborso deve conservare la funzione di reintegrare un costo sostenuto, non di attribuire al volontario un guadagno.

Anche le spese per pasti e pernottamenti possono essere rimborsate. Si pensi al volontario impegnato per un’intera giornata in un’attività di protezione sociale, in un evento benefico o in una missione organizzata dall’ente. Se il pasto è necessario e giustificato dalle modalità dell’attività svolta, il relativo costo può essere restituito dietro presentazione di scontrino o fattura, nei limiti stabiliti dall’associazione. Lo stesso vale per un pernottamento necessario a svolgere un’attività fuori sede. Diverso sarebbe riconoscere indistintamente a tutti i volontari un’indennità giornaliera fissa, indipendentemente dalle spese realmente sostenute.

Il Codice del Terzo Settore prevede, tuttavia, una possibilità di semplificazione particolarmente utile per le associazioni. L’articolo 17, comma 4, consente il rimborso delle spese sulla base di un’autocertificazione resa dal volontario ai sensi dell’articolo 46 del DPR 445/2000, purché non si superino 10 euro giornalieri e 150 euro mensili. Per utilizzare questa modalità è indispensabile che l’organo sociale competente abbia preventivamente deliberato le tipologie di spese e le attività di volontariato per le quali è ammesso il rimborso semplificato.

Si tratta di una procedura che riduce gli oneri documentali, ma non elimina il principio fondamentale della gratuità. L’autocertificazione deve riferirsi a spese realmente sostenute. Non significa che l’associazione possa riconoscere automaticamente 150 euro al mese a ciascun volontario, né che possa trasformare tale importo in una sorta di indennità di presenza. Il limite di 150 euro rappresenta un tetto massimo, non una somma spettante per il solo fatto di svolgere attività di volontariato.

Per utilizzare correttamente questa possibilità, l’associazione dovrebbe approvare una delibera che individui chiaramente le attività interessate, le categorie di spese ammissibili e le modalità di presentazione delle dichiarazioni. Il volontario, a sua volta, dovrà indicare le spese sostenute, i relativi importi e il collegamento con l’attività associativa. La documentazione deve essere conservata dall’ente, così da consentire eventuali verifiche sulla correttezza dei rimborsi.

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la distinzione tra volontari e lavoratori. Nel Terzo Settore, il volontario non può essere contemporaneamente titolare di un rapporto di lavoro retribuito con l’ente del quale è socio o tramite il quale svolge la propria attività volontaria, secondo quanto stabilito dall’articolo 17, comma 5, del Codice. Non è quindi possibile utilizzare il rimborso spese per integrare indirettamente la remunerazione di una persona o per sostituire un rapporto di lavoro che dovrebbe essere regolarmente inquadrato.

Le conseguenze di una gestione scorretta possono essere rilevanti. Rimborsi periodici privi di giustificazione, somme riconosciute in misura fissa o pagamenti non collegati a spese effettive possono essere contestati e, in presenza dei relativi presupposti, riqualificati come compensi. Ne possono derivare conseguenze fiscali, previdenziali e lavoristiche, oltre a possibili criticità per l’ente rispetto alla disciplina del volontariato e al mantenimento dei requisiti richiesti dalla normativa del Terzo Settore.

La soluzione, per le associazioni, non consiste nel rinunciare ai rimborsi, ma nell’organizzarli correttamente. È opportuno adottare un regolamento interno, stabilire preventivamente le spese ammissibili e i relativi limiti, predisporre modelli semplici per le richieste di rimborso e conservare ordinatamente la documentazione. Anche il ricorso a pagamenti tracciabili, pur non costituendo una regola generale inderogabile per ogni rimborso, rappresenta una buona prassi amministrativa.

È importante, infine, non confondere la disciplina generale dei volontari degli Enti del Terzo Settore con quella specifica dei volontari sportivi delle ASD e SSD. Per questi ultimi, l’articolo 29 del D.Lgs. 36/2021 prevede, a determinate condizioni, rimborsi forfettari fino a 400 euro mensili in occasione di manifestazioni ed eventi sportivi riconosciuti. Si tratta di una disciplina speciale che non può essere automaticamente estesa ai volontari delle APS, delle ODV e degli altri ETS che operano al di fuori di tale ambito.

Il principio da ricordare è semplice: chi dedica gratuitamente il proprio tempo a un’associazione non deve necessariamente sostenere anche i costi dell’attività svolta. L’ente può restituire quanto il volontario ha effettivamente speso, ma deve poter spiegare perché quella spesa è stata sostenuta, a quale attività si riferisce e in base a quali regole è stata rimborsata. Una gestione trasparente tutela il volontario, protegge l’associazione e rafforza la credibilità del Terzo Settore.

ASD e SSD, il 2026 cambia la gestione: FIKM ed E.S.S.E. insieme per il webinar sui nuovi adempimenti

Lunedì 26 ottobre, alle ore 21.00, dirigenti e responsabili del mondo sportivo dilettantistico avranno l’occasione di confrontarsi con uno dei temi che più incidono oggi sulla vita quotidiana di associazioni e società sportive: la corretta gestione fiscale, contabile e amministrativa. La Federazione Italiana Krav Maga, presieduta da Giuseppe Palma, organizza infatti, in collaborazione con il Centro Studi E.S.S.E. ed E.S.S.E. Rete Associativa, il webinar “Associazionismo e nuovi adempimenti 2026”, un appuntamento online pensato in particolare per Presidenti, dirigenti, responsabili amministrativi, Maestri e Istruttori che all’interno di ASD e SSD ricoprono anche compiti di carattere gestionale.

La gestione di una realtà sportiva dilettantistica è profondamente cambiata negli ultimi anni. Alla programmazione dell’attività sportiva, all’organizzazione dei corsi e al rapporto con atleti e tesserati si affiancano oggi responsabilità sempre più articolate sotto il profilo fiscale, amministrativo, previdenziale e del lavoro. Adempimenti che richiedono attenzione e conoscenze specifiche e che, se affrontati in maniera approssimativa, possono trasformarsi in criticità per l’ente e per chi ne assume la rappresentanza.

Il 2026 rappresenta, sotto questo profilo, un passaggio particolarmente significativo. Le novità fiscali, la piena applicazione delle nuove regole del settore, la disciplina del lavoro sportivo e la necessità di documentare correttamente entrate, pagamenti, compensi e rimborsi impongono alle associazioni un’organizzazione sempre più consapevole. Da qui la scelta di proporre un incontro dal taglio volutamente pratico, lontano da un approccio esclusivamente teorico e orientato invece ai problemi che Presidenti e dirigenti incontrano concretamente nella gestione quotidiana.

Nel corso del webinar saranno affrontati gli aspetti fiscali e contabili delle ASD e SSD, gli adempimenti amministrativi, la corretta gestione della documentazione, delle ricevute e della fatturazione, la tracciabilità delle operazioni e le principali novità che interessano il settore sportivo nel 2026. Uno spazio importante sarà dedicato al lavoro sportivo, alle collaborazioni, ai compensi e ai rimborsi, con particolare attenzione ai rapporti con tecnici, Maestri, Istruttori e collaboratori.

L’incontro affronterà anche un tema che spesso viene sottovalutato: quello delle responsabilità di Presidenti e componenti degli organi direttivi. Ricoprire una carica all’interno di un’associazione sportiva non significa infatti soltanto assumere un ruolo rappresentativo. Significa prendere decisioni, sottoscrivere atti, gestire risorse economiche e rapporti di lavoro e garantire che l’organizzazione operi nel rispetto delle norme.

Proprio per questo il webinar intende soffermarsi anche sugli errori più frequenti e sulle criticità che possono essere evitate attraverso una corretta organizzazione amministrativa. Non per appesantire ulteriormente la vita delle associazioni, ma, al contrario, per fornire strumenti che consentano di gestirle con maggiore sicurezza e serenità. Conoscere gli adempimenti significa infatti poter programmare meglio l’attività, ridurre il rischio di contestazioni e concentrare maggiori energie sulla missione sportiva.

L’iniziativa si inserisce nell’attività di formazione e supporto che la Federazione Italiana Krav Maga porta avanti nei confronti delle proprie realtà affiliate e trova nel Centro Studi E.S.S.E. e in E.S.S.E. Rete Associativa due partner impegnati quotidianamente nell’assistenza agli enti sportivi e associativi. Una collaborazione che punta a trasformare l’aggiornamento normativo in indicazioni concretamente utilizzabili da chi opera sul territorio.

Il webinar si svolgerà lunedì 26 ottobre 2026 alle ore 21.00 in modalità online attraverso Google Meet. La partecipazione è particolarmente raccomandata a Presidenti, dirigenti e responsabili amministrativi, ma anche a Maestri e Istruttori che, oltre all’attività tecnica, assumono all’interno della propria ASD o SSD compiti organizzativi e gestionali.

Un appuntamento che nasce da una convinzione semplice: oggi la qualità di un’associazione sportiva non si misura soltanto da ciò che riesce a fare sul campo, ma anche dalla capacità di costruire dietro l’attività sportiva una gestione corretta, trasparente e consapevole.

Flik Flok 2026, Caserta si tinge di cremisi: quattro giorni di sport, solidarietà e partecipazione davanti alla Reggia

Dal 22 al 25 ottobre torna la manifestazione socio-sportiva promossa dalla Brigata Bersaglieri “Garibaldi”. Piazza Carlo di Borbone ospiterà il Villaggio “Cremisi”, con eventi sportivi, musica, attività per studenti e famiglie, prevenzione sanitaria e la passeggiata finale di 5 chilometri. Il ricavato sarà devoluto alla Fondazione Umberto Veronesi ETS.

Caserta si prepara ad accogliere la XXIII edizione della Flik Flok, la manifestazione socio-sportiva promossa dalla Brigata Bersaglieri “Garibaldi” dell’Esercito Italiano che, dal 22 al 25 ottobre 2026, animerà piazza Carlo di Borbone e i giardini antistanti la Reggia di Caserta.

Quattro giornate dedicate allo sport, alla cultura, alla solidarietà e al rapporto tra Esercito e società civile, in una delle cornici più rappresentative della città. Markdown incollato

Il Villaggio “Cremisi” nel cuore di Caserta

Fulcro dell’iniziativa sarà il Villaggio polifunzionale “Cremisi”, allestito davanti al complesso vanvitelliano e pensato come luogo di incontro tra militari, cittadini, studenti, associazioni, sportivi e famiglie.

La manifestazione proporrà attività sportive, dimostrazioni, musica, cultura, momenti sociali e spazi espositivi, trasformando per quattro giorni l’area di piazza Carlo di Borbone in un grande spazio aperto alla partecipazione della comunità. Markdown incollato

La Flik Flok conferma così una formula che nel tempo ha saputo andare oltre la semplice competizione sportiva, costruendo intorno al movimento fisico un vero progetto sociale.

La presentazione alla Caserma Ferrari “Orsi”

L’edizione 2026 è stata presentata presso la Caserma Ferrari “Orsi”, sede del Comando della Brigata Bersaglieri “Garibaldi”.

Dopo il saluto del Vice Comandante della Brigata, Generale di Brigata Valentino De Simone, la presentazione, moderata dal Tenente Ilenia De Rosa, ha visto gli interventi del delegato provinciale del CONI Michele De Simone, dell’amministratore unico di Air Campania Anthony Acconcia, della delegata dell’Ufficio Scolastico Regionale della Campania Rosa Piombino e del presidente dell’ASD Esercito Garibaldi, Tenente Colonnello Domenico Di Palo. Markdown incollato

Una partecipazione istituzionale che evidenzia il carattere corale della manifestazione e la capacità di mettere in rete realtà militari, sportive, scolastiche, sanitarie e associative.

Il programma: quattro giorni tra sport, musica e cultura

La giornata inaugurale di giovedì 22 ottobre prenderà il via alle ore 10 con una cerimonia militare dedicata anche al rientro del contingente dell’8° Reggimento Bersaglieri, reduce da un semestre di impiego in Bulgaria, e al saluto dei reparti della Brigata in partenza.

A seguire sarà inaugurato ufficialmente il Villaggio “Cremisi”, accompagnato dalle note della Fanfara della Brigata Bersaglieri “Garibaldi” e dalla presenza degli studenti degli istituti scolastici campani. Markdown incollato

Il programma proseguirà il 23 e il 24 ottobre con alzabandiera, concerti della Fanfara, eventi musicali, esibizioni sportive e le numerose attività previste all’interno del Villaggio.

Ampio spazio sarà riservato allo sport, con discipline quali ginnastica ritmica, scherma, kickboxing, taekwondo, pugilato, scacchi, ju jitsu, karate, pallavolo e pattinaggio a rotelle, oltre ad attività dedicate allo sport inclusivo. Markdown incollato

Non mancheranno mostre, iniziative culturali e momenti dedicati alla creatività degli studenti, tra cui una sfilata di abiti realizzati dagli istituti del territorio. Markdown incollato

Sport, salute e prevenzione

Tra gli elementi qualificanti della Flik Flok 2026 figura anche l’attenzione alla salute.

Nel Villaggio sarà presente un’area dedicata alla prevenzione, con iniziative di screening gratuito per i cittadini realizzate grazie alla collaborazione tra il personale sanitario dell’Esercito, l’ASL di Caserta, il Lions Club, Campus Salute e la Fondazione Umberto Veronesi. Markdown incollato

Sport e benessere vengono così proposti come parti di un unico percorso: muoversi, prevenire, socializzare e promuovere stili di vita più sani.

Domenica la passeggiata di 5 chilometri

Il momento più atteso arriverà domenica 25 ottobre con la passeggiata amatoriale non competitiva di 5 chilometri.

Non una gara contro il tempo, ma un appuntamento aperto a chiunque voglia vivere una mattinata di movimento e condivisione davanti alla Reggia.

Alla prova principale seguirà una passeggiata di 1 chilometro riservata ai più piccoli, alle famiglie e aperta anche alla partecipazione degli animali da compagnia. Markdown incollato

Una scelta che interpreta pienamente la vocazione inclusiva dell’evento: una manifestazione capace di coinvolgere generazioni diverse e trasformare lo sport in una festa della comunità.

La solidarietà corre insieme alla Flik Flok

La XXIII edizione avrà anche una forte finalità benefica.

L’intero ricavato della manifestazione sarà devoluto alla Fondazione Umberto Veronesi ETS, charity partner dell’evento, collegando la partecipazione sportiva al sostegno della ricerca scientifica. Markdown incollato

Tra le iniziative solidali è prevista anche una cena benefica organizzata dalla delegazione napoletana della Fondazione, in collaborazione con l’Esercito Italiano e l’Istituto alberghiero “Mattei-Ferraris”. Markdown incollato

I valori dell’Esercito attraverso lo sport

Disciplina, rispetto delle regole, lealtà, solidarietà e spirito di squadra sono i valori che accompagnano la Flik Flok e che trovano nello sport uno dei linguaggi più immediati per dialogare con i giovani e con la cittadinanza. Markdown incollato

La Brigata Bersaglieri “Garibaldi”, profondamente legata a Caserta, rinnova attraverso la manifestazione il proprio rapporto con il territorio, aprendo gli spazi dell’iniziativa alla partecipazione di scuole, famiglie, associazioni e istituzioni. Markdown incollato

La Reggia come scenario di una grande festa della comunità

A rendere ancora più suggestiva la manifestazione sarà ancora una volta il luogo scelto per ospitarla.

Piazza Carlo di Borbone, con la prospettiva monumentale della Reggia di Caserta, offrirà uno scenario nel quale patrimonio storico, attività sportive e partecipazione popolare potranno convivere per quattro giorni. Markdown incollato

Il colore cremisi dei Bersaglieri tornerà così a caratterizzare uno degli appuntamenti più riconoscibili dell’autunno casertano.

La Flik Flok 2026 si presenta non soltanto come una manifestazione sportiva, ma come un’esperienza collettiva nella quale movimento, cultura, inclusione e solidarietà si incontrano.

Perché, ancora una volta, il traguardo più importante sarà quello raggiunto insieme.