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Società Sportive Dilettantistiche: regole, fiscalità e adempimenti dopo la Riforma dello Sport (Prima Parte)

Dalla costituzione al RASD, dalla Legge 398/1991 al lavoro sportivo: cosa devono sapere oggi dirigenti e amministratori delle SSD

Le Società Sportive Dilettantistiche, comunemente indicate con l’acronimo SSD, rappresentano oggi uno degli strumenti più strutturati attraverso i quali organizzare e gestire attività sportive dilettantistiche.

Ma parlare di SSD significa muoversi contemporaneamente su più piani: quello societario, quello sportivo, quello fiscale, quello previdenziale e quello relativo agli adempimenti introdotti dalla Riforma dello Sport.

Ed è proprio questa sovrapposizione di regole a rendere la loro gestione particolarmente delicata.

Una SSD, infatti, non è semplicemente una normale società a responsabilità limitata che inserisce lo sport nel proprio oggetto sociale. Allo stesso tempo, non è neppure assimilabile automaticamente a un’associazione sportiva dilettantistica.

È una società di capitali – nella maggior parte dei casi una SSD a responsabilità limitata – che, rispettando i requisiti stabiliti dalla normativa sportiva, acquisisce la qualifica di ente sportivo dilettantistico.

Il quadro normativo di riferimento ruota principalmente attorno al D.Lgs. 36/2021, al D.Lgs. 39/2021, alla Legge 398/1991, all’articolo 148 del TUIR, alla disciplina IVA e alle numerose disposizioni relative al lavoro sportivo.

Un sistema diventato ancora più articolato dopo i recenti chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate contenuti nella Circolare n. 7/E del 7 agosto 2026.

Una società di capitali dentro l’ordinamento sportivo

La prima caratteristica da comprendere è che la SSD non costituisce un nuovo tipo societario autonomo.

Una SSD a r.l. resta una S.r.l. e continua quindi a essere regolata, sotto il profilo societario, dalle disposizioni del Codice civile.

Ha un capitale sociale, soci titolari di quote, organi amministrativi, bilancio d’esercizio, obbligo di iscrizione al Registro delle Imprese e responsabilità patrimoniale normalmente limitata al patrimonio della società.

A questa struttura societaria si sovrappone però la disciplina sportiva.

Per acquisire e mantenere la qualifica di ente sportivo dilettantistico è necessario, tra l’altro, essere affiliati a una Federazione Sportiva Nazionale, Disciplina Sportiva Associata o Ente di Promozione Sportiva riconosciuto e risultare iscritti al Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche – RASD.

Ed è proprio il RASD a certificare ufficialmente la natura sportiva dilettantistica dell’ente.

L’iscrizione al Registro non deve però essere considerata una semplice formalità.

La società deve mantenere nel tempo i requisiti statutari e sportivi, svolgere concretamente attività sportiva dilettantistica e assicurare il corretto aggiornamento delle informazioni richieste.

Lo statuto è il primo vero snodo della SSD

Particolare importanza assume lo statuto.

Il D.Lgs. 36/2021 richiede che lo statuto individui chiaramente, tra gli altri elementi, denominazione, sede, rappresentanza legale, assenza di finalità lucrative, disciplina economico-finanziaria, scioglimento e destinazione del patrimonio.

Soprattutto, deve essere previsto l’esercizio in via stabile e principale dell’organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche, comprese formazione, didattica, preparazione e assistenza all’attività sportiva.

La conformità statutaria non ha soltanto valore formale.

Uno statuto non conforme può impedire l’iscrizione al RASD o determinare, nei casi previsti, la cancellazione di una società già iscritta.

Ma oggi occorre prestare attenzione a un ulteriore elemento: statuto sportivamente corretto e statuto fiscalmente idoneo non sono necessariamente la stessa cosa.

Ed è uno dei temi più rilevanti emersi nel 2026.

Assenza di scopo di lucro e “lucratività attenuata”

La Riforma dello Sport ha introdotto per le società sportive di capitali un’importante novità.

La regola generale continua a prevedere che utili e avanzi di gestione siano destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o all’incremento del patrimonio.

L’articolo 8 del D.Lgs. 36/2021 consente però alle SSD di capitali, entro precisi limiti, una forma di lucratività attenuata.

Una parte degli utili può quindi essere destinata, nei limiti stabiliti dalla legge, all’aumento gratuito del capitale o alla distribuzione di dividendi.

Si tratta di una possibilità rilevante soprattutto per quelle società nelle quali i soci effettuano investimenti patrimoniali significativi.

Ma attenzione: ciò che è consentito dalla normativa sportiva non è automaticamente neutro dal punto di vista fiscale.

Ed è qui che emerge uno dei passaggi più importanti della disciplina attuale.

Requisiti sportivi e agevolazioni fiscali: due piani diversi

Una SSD può essere perfettamente conforme al D.Lgs. 36/2021 ed essere regolarmente iscritta al RASD senza avere necessariamente diritto a tutte le agevolazioni fiscali previste dal sistema sportivo.

La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 7/E del 7 agosto 2026 ha ribadito con chiarezza questa distinzione.

Per beneficiare, ad esempio, della decommercializzazione dei corrispettivi specifici prevista dall’articolo 148, comma 3, TUIR, la SSD deve rispettare anche le condizioni fiscali previste dal comma 8 dello stesso articolo.

Fra queste assume particolare rilievo il divieto di distribuire, anche indirettamente, utili, avanzi di gestione, fondi, riserve o capitale durante la vita dell’ente.

Una SSD che intenda quindi mantenere determinate agevolazioni fiscali deve valutare attentamente la scelta di utilizzare concretamente la lucratività attenuata.

In altri termini:

la possibilità civilistica di distribuire limitatamente utili e la possibilità fiscale di decommercializzare determinati corrispettivi non coincidono automaticamente.

È proprio per questo che lo statuto di una SSD dovrebbe essere costruito in funzione non soltanto della normativa sportiva, ma anche del modello fiscale concretamente prescelto dalla società.

Soci e tesserati: due figure completamente differenti

Altro punto spesso fonte di equivoci riguarda la distinzione tra soci e tesserati.

Nella SSD a r.l. il socio è il soggetto titolare di una partecipazione nella società.

Possiede una quota del capitale sociale e partecipa, secondo le regole societarie, alle decisioni della società.

Il tesserato, invece, è il soggetto inserito nell’ordinamento sportivo attraverso il tesseramento presso l’organismo sportivo competente.

Un atleta che frequenta i corsi di una SSD può quindi essere tesserato senza essere socio della società.

Allo stesso modo, un socio della SSD può non essere atleta o tesserato.

La distinzione assume rilievo anche sotto il profilo fiscale, poiché alcune agevolazioni relative ai corrispettivi specifici dipendono proprio dalla posizione del soggetto nei confronti dell’ordinamento sportivo.

Contabilità: la 398 non cancella gli obblighi della S.r.l.

Uno degli errori più diffusi consiste nel ritenere che una SSD che abbia optato per il regime della Legge 398/1991 sia sostanzialmente esonerata dalla contabilità.

Non è così.

La SSD costituita come S.r.l. rimane una società di capitali.

Deve quindi continuare a tenere la contabilità societaria, predisporre il bilancio di esercizio, sottoporlo all’approvazione dei soci e depositarlo presso il Registro delle Imprese.

La Legge 398 produce semplificazioni fiscali, ma non elimina gli obblighi civilistici propri della società.

È inoltre opportuno che la contabilità permetta di distinguere chiaramente le diverse categorie di entrate:

  • attività sportiva;
  • corrispettivi decommercializzati;
  • prestazioni sportive esenti IVA;
  • sponsorizzazioni;
  • pubblicità;
  • merchandising;
  • contributi;
  • raccolte fondi;
  • attività commerciali ordinarie.

Una separazione analitica delle entrate rappresenta anche uno degli strumenti più efficaci di difesa in caso di verifica fiscale.

Non tutte le entrate di una SSD hanno lo stesso trattamento

Un altro errore da evitare è considerare tutte le somme incassate da una SSD allo stesso modo.

La società può infatti avere contemporaneamente:

corrispettivi sportivi dei tesserati, sponsorizzazioni, pubblicità, merchandising, contributi pubblici, gestione di impianti, attività accessorie e ulteriori entrate commerciali.

Ciascuna deve essere qualificata autonomamente.

L’articolo 148 TUIR può consentire, in presenza di tutti i requisiti, la decommercializzazione ai fini delle imposte sui redditi dei corrispettivi specifici relativi ad attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali.

Non basta però chiamare un pagamento “quota sportiva”.

Occorre verificare chi paga, se il soggetto è correttamente tesserato, quale attività viene svolta, se essa è direttamente connessa alle finalità sportive e se lo statuto contiene le clausole fiscali richieste.

Al contrario, sponsorizzazioni, pubblicità, merchandising e numerose altre attività continuano normalmente a rappresentare attività commerciale.

La Legge 398/1991

Per molte SSD senza fini di lucro continua ad assumere particolare rilevanza il regime della Legge 398/1991.

Il regime è utilizzabile, ricorrendone le condizioni, dalle società sportive dilettantistiche che non abbiano superato il limite di 400.000 euro di proventi commerciali previsto dalla normativa.

Il reddito derivante dalle attività commerciali rientranti nel regime viene determinato applicando un coefficiente di redditività del 3% ai proventi commerciali rilevanti, oltre alle ulteriori componenti previste dalla legge.

Anche l’IVA segue un sistema forfetario, con una detrazione generalmente pari al 50% dell’IVA sulle operazioni imponibili interessate dal regime.

Ma la 398 non significa “assenza di imposte”.

Significa piuttosto una particolare modalità agevolata di determinazione del reddito e dell’IVA.

Il limite dei 400.000 euro deve inoltre essere monitorato costantemente nel corso dell’esercizio.

Le sponsorizzazioni restano attività commerciale

Una delle principali fonti di entrata delle SSD è rappresentata dalle sponsorizzazioni.

Si tratta normalmente di attività commerciale.

Devono quindi essere formalizzate con contratto, fatturate e correttamente contabilizzate.

È inoltre opportuno conservare tutta la documentazione che dimostri l’effettiva esecuzione della prestazione pubblicitaria: fotografie, banner, divise, post social, locandine, comunicati, materiali promozionali e programmi delle manifestazioni.

La documentazione è importante per la SSD, ma anche per lo sponsor, chiamato a dimostrare l’effettività e l’inerenza della spesa sostenuta.

Eventi e raccolte fondi: una novità del 2026

Dal 23 maggio 2026 è stata aggiornata anche la disciplina relativa agli eventi e alle raccolte pubbliche di fondi per gli enti sportivi dilettantistici in regime 398.

Ricorrendone le condizioni, non concorrono alla formazione del reddito imponibile determinati proventi collegati a eventi e raccolte fondi entro il limite complessivo di 51.645,69 euro, per un massimo di due eventi per periodo d’imposta.

Anche su questo punto la Circolare 7/E/2026 è intervenuta confermando l’applicabilità della disciplina alle SSD che utilizzano legittimamente il regime della Legge 398/1991.

Il lavoro sportivo e le tre soglie da non confondere

La Riforma dello Sport ha completamente riscritto la disciplina del lavoro sportivo.

Sono lavoratori sportivi, quando svolgono l’attività dietro corrispettivo, figure quali atleta, allenatore, istruttore, direttore tecnico, direttore sportivo, preparatore atletico e direttore di gara, oltre alle ulteriori mansioni riconosciute dalla normativa sportiva.

Nel settore dilettantistico ricorrono tre soglie che vengono frequentemente confuse:

5.000 euro ai fini previdenziali;

15.000 euro ai fini fiscali;

85.000 euro ai fini IRAP per i singoli compensi delle collaborazioni coordinate e continuative nell’area del dilettantismo.

Sono tre limiti completamente differenti.

I compensi di lavoro sportivo dilettantistico non costituiscono base imponibile fiscale fino a 15.000 euro annui.

Per i rapporti interessati dalla Gestione Separata INPS opera invece una franchigia contributiva sui primi 5.000 euro.

Fino al 31 dicembre 2027 continua inoltre ad applicarsi la disciplina transitoria che prevede il calcolo della contribuzione pensionistica sul 50% dell’imponibile contributivo interessato.

Il presidente della SSD può essere anche lavoratore sportivo?

Sì, ma le due funzioni devono essere chiaramente distinte.

Il presidente o amministratore può percepire un compenso per la propria carica societaria.

Se svolge anche una vera e propria attività sportiva – ad esempio quella di allenatore – potrà eventualmente essere anche lavoratore sportivo.

Ma il compenso da presidente non può essere trasformato automaticamente in compenso sportivo.

Le due attività devono essere effettive, documentate e contrattualmente separate.

Lo stesso principio vale per il rischio di distribuzione indiretta degli utili: compensi irragionevolmente elevati o sproporzionati rispetto all’attività svolta possono assumere rilievo ai fini della verifica dell’assenza di finalità lucrative.

Volontari e collaboratori amministrativo-gestionali

Accanto ai lavoratori sportivi, le SSD possono avvalersi anche di volontari.

La prestazione del volontario deve essere personale, spontanea e gratuita.

La normativa consente, in determinate circostanze, rimborsi forfetari fino a 400 euro mensili per attività svolte in occasione di manifestazioni ed eventi riconosciuti dagli organismi sportivi competenti, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge.

Diversa è invece la posizione delle collaborazioni amministrativo-gestionali, che non costituiscono lavoro sportivo in senso stretto ma beneficiano di alcune specifiche disposizioni introdotte dalla Riforma.

Non solo fisco: safeguarding, sicurezza, privacy e certificazioni mediche

La compliance di una SSD non si esaurisce con RASD, contabilità e dichiarazioni fiscali.

La società deve prestare attenzione anche a:

  • sicurezza sul lavoro;
  • certificazioni mediche degli atleti;
  • coperture assicurative;
  • tutela dei minori;
  • safeguarding;
  • privacy e trattamento dei dati personali;
  • contratti con gli utenti;
  • gestione dei dati sanitari;
  • utilizzo di immagini e video.

In particolare, le SSD sono interessate dagli obblighi relativi ai modelli organizzativi e di controllo dell’attività sportiva, ai codici di condotta e alle misure per la prevenzione di abusi, violenze e discriminazioni.

Sono ormai veri e propri elementi della gestione ordinaria dell’organizzazione sportiva.

SSD e ASD: modelli differenti

La scelta tra ASD e SSD dipende soprattutto dalla struttura e dalle dimensioni dell’attività.

L’ASD conserva un’impostazione associativa.

La SSD dispone invece di un modello societario più strutturato, con quote di capitale, maggiore definizione dei rapporti patrimoniali e responsabilità normalmente limitata.

La SSD può quindi risultare particolarmente adatta nei casi di:

  • investimenti significativi;
  • gestione di impianti;
  • presenza di dipendenti;
  • finanziamenti bancari;
  • pluralità di soci investitori;
  • attività economiche organizzate in maniera particolarmente complessa.

La scelta non dovrebbe però essere effettuata guardando soltanto alle agevolazioni fiscali.

Occorre analizzare il progetto sportivo, la struttura patrimoniale, il rapporto con i tesserati, gli investimenti, le attività commerciali e gli obiettivi dei soci.

La vera regola: analizzare ogni singola operazione

La gestione fiscale di una SSD richiede soprattutto un cambio di prospettiva.

Non è corretto ragionare secondo l’equazione:

SSD = ente non profit = entrate non tassate.

La logica corretta è invece:

SSD regolarmente iscritta al RASD + rispetto della normativa sportiva + corretta qualificazione di ogni singola operazione + presenza dei requisiti fiscali specifici = applicazione delle agevolazioni effettivamente spettanti.

Una scuola sportiva può avere nello stesso esercizio corrispettivi dei tesserati, sponsorizzazioni, merchandising e contributi pubblici.

Non esiste un unico trattamento fiscale applicabile indistintamente a tutte queste entrate.

Ogni componente deve essere analizzata separatamente.

Il 2026 impone una verifica degli statuti

Proprio alla luce della Circolare n. 7/E del 7 agosto 2026, le SSD già operative dovrebbero verificare i propri statuti su due livelli.

Il primo è quello sportivo e civilistico, con riferimento alla conformità agli articoli 7 e 8 del D.Lgs. 36/2021.

Il secondo è quello fiscale, con riferimento alle clausole necessarie per poter utilizzare, quando spettanti, le agevolazioni dell’articolo 148 TUIR e della disciplina IVA collegata.

La conformità sportiva dello statuto non garantisce automaticamente la piena idoneità fiscale.

È probabilmente uno dei principali aspetti sui quali dirigenti e professionisti dovrebbero concentrare oggi l’attenzione.

Una gestione sempre più professionale

La SSD moderna è ormai un organismo complesso.

È contemporaneamente una società di capitali, un ente sportivo dilettantistico, un soggetto fiscale, un committente o datore di lavoro e un’organizzazione chiamata a rispettare obblighi in materia di sicurezza, tutela dei minori, privacy, assicurazioni e certificazioni sanitarie.

Per questo una corretta gestione richiede una visione integrata.

Statuto, RASD, affiliazione, contabilità, regime 398, IVA, tesseramenti, lavoro sportivo, volontariato, sponsorizzazioni, safeguarding e bilancio non possono essere affrontati come compartimenti separati.

La Riforma dello Sport ha ampliato gli strumenti a disposizione delle società sportive, ma ha anche aumentato la necessità di una gestione consapevole e professionale.

E oggi, più che mai, essere una SSD non significa semplicemente praticare sport sotto forma societaria: significa costruire un’organizzazione capace di rispettare contemporaneamente le regole del diritto societario, dell’ordinamento sportivo e della fiscalità.

Articolo aggiornato al 6 settembre 2026 sulla base della normativa e della prassi richiamate. Le singole situazioni devono essere valutate considerando statuto, forma societaria, organismo di affiliazione, attività effettivamente esercitate e regime fiscale adottato.

Il mito della Fiat 500 incontra l’Etna: dall’11 al 13 settembre il 20° Meeting Etneo

Tre giorni tra Catania, Adrano, Camporotondo Etneo e l’Etna per celebrare una delle automobili simbolo della storia italiana. Il 20° Meeting Etneo, organizzato dal Coordinamento di Catania del Fiat 500 Club Italia, è patrocinato anche da E.S.S.E. Sport, presieduta da Salvatore Grasso.

Il fascino senza tempo della Fiat 500 torna protagonista in Sicilia con un appuntamento che unisce passione automobilistica, territorio, turismo e socialità.

Dall’11 al 13 settembre 2026 si svolgerà il 20° Meeting Etneo, organizzato dal Coordinamento di Catania del Fiat 500 Club Italia, sodalizio fondato a Garlenda nel 1984. Tre giornate che porteranno le storiche utilitarie italiane lungo un percorso che toccherà Catania, Adrano, Camporotondo Etneo e l’Etna, trasformando il raduno in un vero itinerario alla scoperta delle bellezze e delle identità del territorio siciliano.

A sostenere l’iniziativa anche E.S.S.E. Sport, guidata dal Presidente Salvatore Grasso, che ha concesso il proprio patrocinio a una manifestazione capace di coniugare sport, aggregazione, cultura automobilistica e promozione territoriale.

La Fiat 500, una storia italiana che continua a unire generazioni

Non è soltanto un’automobile.

La Fiat 500 rappresenta uno dei simboli più riconoscibili dell’Italia del secondo dopoguerra, della motorizzazione di massa e di una stagione che ha profondamente trasformato le abitudini e gli stili di vita del Paese.

Ancora oggi continua a riunire appassionati, collezionisti e famiglie, diventando protagonista di raduni nei quali il valore storico del veicolo si intreccia con quello della condivisione.

Il Meeting Etneo, arrivato alla sua ventesima edizione, rappresenta proprio questa dimensione: non una semplice esposizione di automobili storiche, ma un’occasione per attraversare e raccontare il territorio attraverso uno dei grandi simboli del Made in Italy.

La locandina dell’evento indica una partecipazione fino a un massimo di 200, confermando la dimensione significativa raggiunta dalla manifestazione.

Si parte venerdì 11 settembre da Catania

Il programma prenderà il via venerdì 11 settembre a Catania.

Nel pomeriggio, dalle ore 16:00 alle 18:00, è prevista l’iscrizione degli equipaggi, seguita dalla partenza verso Piazza Federico di Svevia.

Dalle 18:30 alle 19:30 le Fiat 500 saranno protagoniste di un’esposizione statica nel centro storico di Catania, offrendo a cittadini, visitatori e appassionati la possibilità di ammirare da vicino le vetture.

La giornata proseguirà quindi in direzione di Misterbianco, con l’arrivo presso la concessionaria Fiat-Abarth Katanè Auto, dove dalle 20:30 è prevista la festa di inaugurazione del Meeting.

Sabato tra Adrano, Etna e Camporotondo Etneo

Particolarmente ricco il programma di sabato 12 settembre, giornata che porterà gli equipaggi nel cuore del territorio etneo.

La mattinata inizierà alle 8:30 ad Adrano, con l’esposizione statica in Piazza Umberto I e la visita al Castello Normanno.

Dopo i saluti istituzionali, alle 10:30 la carovana partirà in direzione del Ponte dei Saraceni, dove è prevista una visita guidata.

Successivamente le Fiat 500 si muoveranno verso l’Etna e il Rifugio Sapienza, lungo un itinerario che consentirà ai partecipanti di vivere alcuni dei paesaggi più caratteristici dell’area etnea.

Dopo la pausa pranzo, nel pomeriggio il Meeting raggiungerà Camporotondo Etneo. Qui, dalle 16:15 alle 19:30, spazio allo Skill Game in Fiat 500, seguito alle 20:00 dalle premiazioni e, alle 21:00, da uno spettacolo teatrale comico.

Una giornata che sintetizza perfettamente lo spirito della manifestazione: automobili storiche, cultura, paesaggio, convivialità e divertimento.

Domenica il gran finale a Catania

Il 20° Meeting Etneo si concluderà domenica 13 settembre.

Alle ore 9:00, a Catania, è prevista un’esposizione statica in Piazza Palestro, seguita alle 11:30 dalla partenza per un giro turistico.

Tra le 12:30 e le 13:00 gli equipaggi arriveranno al Villaggio Turistico Europeo, dove si svolgeranno una nuova mostra statica, la pausa pranzo e momenti di intrattenimento.

Nel pomeriggio, dalle 15:00 alle 17:00, è prevista anche l’elezione di “Miss 500 Etnea”, prima delle premiazioni finali, dei ringraziamenti e dei saluti che chiuderanno ufficialmente la ventesima edizione.

Un evento che promuove anche il territorio

Uno degli elementi più interessanti del Meeting è proprio la sua natura itinerante.

Catania, Adrano, Camporotondo Etneo, il Ponte dei Saraceni e il territorio dell’Etna diventano parte integrante della manifestazione.

Le automobili, dunque, non sono soltanto protagoniste da ammirare: diventano anche un mezzo attraverso cui promuovere luoghi, storia, paesaggi e comunità locali.

È una forma di turismo legata alla passione per i motori e per il patrimonio storico automobilistico, capace di generare occasioni di incontro e di portare visitatori in più realtà del territorio.

Non a caso la manifestazione può contare sul sostegno istituzionale indicato nella locandina della Regione Siciliana, del Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, dei Comuni di Catania, Camporotondo Etneo e Adrano, oltre alla partecipazione straordinaria della Polizia di Stato.

Il patrocinio di E.S.S.E. Sport

Tra le realtà che accompagnano il 20° Meeting Etneo c’è anche E.S.S.E. Sport.

Per il settore presieduto da Salvatore Grasso, il patrocinio all’iniziativa si inserisce in una visione dello sport che non si esaurisce nella competizione, ma comprende anche aggregazione, partecipazione, valorizzazione delle comunità e promozione del territorio.

Manifestazioni come il Meeting Etneo dimostrano infatti come intorno a una passione condivisa possano svilupparsi relazioni, esperienze turistiche e momenti capaci di coinvolgere generazioni diverse.

Tre giorni, dunque, per celebrare la Fiat 500, ma anche per raccontare una Sicilia fatta di paesaggi, storia, accoglienza e comunità.

Dall’11 al 13 settembre, sulle strade che collegano Catania all’Etna, il passato tornerà a viaggiare su quattro ruote.

E, ancora una volta, sarà difficile non riconoscere la sua inconfondibile sagoma.

A Gubbio nasce l’ASD San Marco Calcio a 5: sport, amicizia e giovani per rilanciare il territorio


Presentata nella frazione eugubina la nuova società che prenderà parte al campionato regionale di Serie C2. Un progetto che nasce dalla passione per il calcio a 5 e dalla volontà di creare aggregazione e nuove opportunità per i giovani.

Una nuova realtà sportiva prende vita nel territorio eugubino. Sabato 29 agosto, nel piazzale antistante il Bar San Marco, nella frazione di San Marco di Gubbio, è stata ufficialmente presentata la neonata ASD San Marco Calcio a 5.

Una serata di festa e partecipazione che ha rappresentato molto più della semplice presentazione di una squadra.

Davanti alla comunità locale sono stati infatti illustrati il direttivo, l’organico e gli sponsor che accompagneranno il club nella sua prima stagione ufficiale, che vedrà l’ASD San Marco impegnata nel prossimo campionato regionale di Serie C2 di calcio a 5.

Le immagini della serata restituiscono bene il clima che ha accompagnato il debutto pubblico della nuova società: dirigenti, staff e giocatori riuniti con le divise verdi del club, in uno spazio allestito con i colori verde e nero e con l’intera squadra protagonista della presentazione ufficiale.

Un progetto che parte dallo sport ma guarda alla comunità

Dietro la nascita dell’ASD San Marco non c’è soltanto l’ambizione sportiva.

Il progetto nasce infatti da valori semplici ma fondamentali: amicizia, condivisione, spirito di gruppo e voglia di stare insieme. L’obiettivo dichiarato è quello di utilizzare lo sport come strumento capace di creare nuove occasioni di incontro e contribuire alla vitalità della frazione.

Una scelta particolarmente significativa quando al centro vengono posti i giovani.

La nascita di una nuova associazione sportiva rappresenta infatti un’opportunità non soltanto per chi scende in campo, ma per un intero territorio: significa creare relazioni, costruire un senso di appartenenza e offrire nuovi spazi nei quali trascorrere il proprio tempo in maniera sana e condivisa.

Ed è proprio da questa idea che il San Marco vuole partire.

Il calcio a 5 come luogo di aggregazione

Nelle realtà territoriali lo sport dilettantistico continua a svolgere una funzione che va ben oltre il risultato della domenica.

Una squadra può diventare un punto di riferimento per una frazione, coinvolgendo atleti, famiglie, volontari, attività economiche locali e semplici appassionati.

Il calcio a 5, con la sua dimensione immediata e fortemente partecipativa, può diventare in questo senso uno strumento particolarmente efficace per creare aggregazione.

L’ASD San Marco parte dunque con una doppia sfida: costruire un gruppo competitivo per affrontare il campionato regionale di C2 e, nello stesso tempo, riuscire a trasformarsi in un nuovo punto di riferimento sportivo e sociale per il territorio.

Una comunità raccolta intorno alla nuova squadra

La serata di presentazione ha rappresentato il primo segnale concreto di questa volontà.

Le fotografie dell’evento mostrano un gruppo numeroso e compatto, composto da giocatori e componenti dello staff, riunito davanti ai colori sociali della società.

Un’immagine che racconta forse meglio di qualsiasi dichiarazione lo spirito con cui nasce il progetto: prima ancora di essere una squadra, essere un gruppo.

La presenza degli sponsor e il coinvolgimento della comunità locale dimostrano inoltre come attorno alla nuova realtà sportiva si stia già costruendo una rete di sostegno importante per affrontare la stagione.

Per una società appena nata, riuscire a coinvolgere il territorio fin dai primi passi rappresenta un elemento decisivo per dare continuità al progetto.

Adesso la parola passa al campo

Terminata la fase delle presentazioni, per il San Marco arriverà presto il momento del confronto sportivo.

Il campionato regionale di Serie C2 rappresenterà il primo vero banco di prova per una squadra chiamata a trasformare entusiasmo, amicizia e spirito di appartenenza in un progetto capace di consolidarsi nel tempo.

Ma il risultato sportivo non sarà l’unico parametro con cui misurare il successo della nuova esperienza.

Se il San Marco riuscirà realmente a coinvolgere i giovani, creare partecipazione e diventare un luogo di incontro per la comunità, avrà già raggiunto uno degli obiettivi più importanti con cui è nato.

L’augurio della Rete E.S.S.E.

Anche E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo, con il Settore Sport,  ha voluto rivolgere un messaggio di incoraggiamento alla nuova società.

La dirigenza della Rete E.S.S.E. ha espresso il proprio augurio affinché l’ASD San Marco possa riuscire negli obiettivi prefissati e sviluppare con successo i propri progetti futuri.

Un progetto che ben interpreta una delle funzioni più importanti dello sport dilettantistico: costruire comunità attraverso lo sport.

Per l’ASD San Marco Calcio a 5 comincia ora una nuova avventura.

Il primo traguardo, però, è già stato raggiunto: mettere insieme persone, entusiasmo e idee attorno a un progetto che vuole partire dai giovani per restituire energia e partecipazione al territorio.

Certificati medici sportivi, nuove indicazioni sull’età agonistica: cosa devono verificare ASD e SSD

Il Ministero della Salute interviene nuovamente sulla tutela sanitaria degli sportivi. Chiarimenti sull’età minima per l’attività agonistica, sui criteri di calcolo dell’età e sulle discipline assimilate. All’inizio della stagione sportiva diventa fondamentale verificare la posizione di ogni tesserato.

Con l’avvio della nuova stagione sportiva, per associazioni e società torna il momento degli adempimenti legati ai tesseramenti, alle iscrizioni e all’organizzazione delle attività.

Tra i controlli che meritano particolare attenzione ce n’è uno che riguarda direttamente la tutela della salute degli atleti: la verifica della validità e dell’adeguatezza delle certificazioni mediche sportive.

Non è sufficiente, infatti, accertarsi che il certificato già acquisito non sia scaduto. Occorre anche verificare se, rispetto alla stagione precedente, siano cambiate le condizioni del tesserato e, in particolare, se l’atleta abbia raggiunto l’età prevista per l’accesso all’attività sportiva agonistica.

Una circostanza che può comportare il passaggio dalla certificazione richiesta per l’attività non agonistica a quella prevista per l’attività agonistica.

Ed è proprio su questo delicato confine che sono intervenuti i più recenti chiarimenti del Ministero della Salute.

Agonismo e non agonismo: perché l’età diventa decisiva

La distinzione tra attività sportiva agonistica e non agonistica non rappresenta una semplice classificazione formale.

Da essa discende, tra l’altro, la tipologia di certificazione sanitaria necessaria per poter praticare l’attività sportiva.

Il problema è reso più complesso dal fatto che l’inizio dell’attività agonistica non è individuato attraverso una soglia identica per tutti gli sport.

Le diverse Federazioni sportive possono infatti prevedere età differenti in relazione alla specifica disciplina. Proprio per questa ragione, nel corso degli anni il sistema ha generato numerosi dubbi applicativi, soprattutto quando si tratta di stabilire come debba essere calcolata l’età dell’atleta.

Il Ministero della Salute ha ricordato che l’aggiornamento delle soglie è stato effettuato su richiesta del CONI, sulla base delle proposte delle Federazioni Sportive Nazionali e previo parere della Federazione Medico Sportiva Italiana, con il coinvolgimento del Consiglio Superiore di Sanità per gli aspetti relativi alla tutela della salute.

Attività agonistica: mai prima degli otto anni

Uno degli elementi di maggiore rilevanza riguarda il limite minimo generale.

Il Ministero ha chiarito che, indipendentemente dalla disciplina praticata, l’inizio dell’attività sportiva agonistica non può essere previsto prima degli otto anni di età.

Resta poi alle singole Federazioni la disciplina delle diverse specialità e l’individuazione dell’età minima eventualmente superiore.

La nota ministeriale precisa espressamente che rimane fermo, per qualsiasi disciplina sportiva, il limite minimo di otto anni per l’inizio dell’attività agonistica, rinviando ai regolamenti sanitari delle singole Federazioni per la distinzione tra età solare, sportiva e anagrafica.

Si tratta di un passaggio particolarmente importante per ASD e SSD che svolgono attività con bambini e ragazzi.

Età anagrafica, solare o sportiva: non sono la stessa cosa

Il secondo aspetto sul quale occorre prestare molta attenzione riguarda proprio il criterio utilizzato per stabilire quando l’atleta raggiunga la soglia prevista.

Le nuove tabelle indicano, disciplina per disciplina, se debba essere presa in considerazione:

l’età anagrafica, cioè quella effettivamente maturata dal soggetto;

l’età solare, collegata all’anno solare di riferimento;

oppure l’età sportiva, determinata secondo le regole e la stagione della disciplina interessata.

Non si tratta di una distinzione teorica.

Due ragazzi nati nello stesso anno potrebbero, a seconda della disciplina praticata e delle regole dell’organismo sportivo competente, trovarsi in momenti differenti rispetto all’ingresso nell’attività agonistica.

La tabella allegata al provvedimento ministeriale contiene proprio le colonne dedicate a età anagrafica, età solare, età sportiva e stagione sportiva, oltre all’età di inizio dell’attività e alla tipologia e periodicità della visita.

Dal calcio al nuoto, dalla pallacanestro al tennis: le soglie cambiano

Una lettura delle tabelle consente di comprendere immediatamente quanto sia importante non applicare una regola unica a tutti gli sport.

Per il calcio, ad esempio, la tabella indica per le principali discipline – calcio a 11, calcio a 5, calcio a 7 e calcio a 8 – un’età di inizio pari a 12 anni, facendo riferimento alla stagione sportiva dal 1° luglio al 30 giugno.

Per la pallacanestro l’età indicata è invece di 11 anni, con stagione sportiva dal 1° settembre al 31 agosto.

Nel nuoto la situazione varia anche all’interno della stessa Federazione: per il nuoto viene indicata l’età di 8 anni, mentre per alcune specialità, come pallanuoto e tuffi, la soglia riportata è di 9 anni.

Per tennis, padel e beach tennis, invece, la tabella individua l’età di inizio a 8 anni.

Sono soltanto alcuni esempi di un quadro molto più ampio che comprende decine di Federazioni e specialità.

Non basta quindi guardare la data di nascita

La conseguenza operativa è evidente.

All’inizio della stagione sportiva il dirigente dell’associazione o della società non dovrebbe limitarsi a controllare la scadenza riportata sul certificato già presente in archivio.

È opportuno verificare, per ciascun atleta:

  • la disciplina effettivamente praticata;
  • l’organismo sportivo di riferimento;
  • l’età minima prevista per quella disciplina;
  • il criterio utilizzato per determinarla;
  • l’eventuale raggiungimento della soglia per l’attività agonistica;
  • la conseguente adeguatezza della certificazione medica acquisita.

In altri termini, un certificato ancora formalmente valido potrebbe non essere più quello corretto per l’attività che il tesserato è chiamato a svolgere.

Ed è questo uno dei controlli che ASD e SSD dovrebbero inserire stabilmente nelle procedure di apertura della stagione sportiva.

Si amplia anche l’elenco delle discipline sportive considerate

Il recente intervento ministeriale assume rilievo anche sotto un altro profilo.

La normativa storica di riferimento per la tutela sanitaria dell’attività sportiva agonistica risale al D.M. 18 febbraio 1982.

A distanza di oltre quarant’anni, però, il panorama sportivo è profondamente cambiato. Sono nate nuove specialità, altre si sono evolute e numerose discipline oggi regolarmente praticate non trovavano una corrispondenza immediata nell’elenco originario.

Ciò rendeva necessario, in alcuni casi, individuare una disciplina già codificata alla quale assimilare quella praticata, allo scopo di determinare gli accertamenti sanitari da effettuare.

Il nuovo intervento mira proprio a ridurre queste incertezze.

Il Ministero chiarisce infatti che, in applicazione dell’articolo 3, comma 3, del D.M. 18 febbraio 1982, nelle nuove tabelle vengono esplicitate le discipline assimilate per tipologia di rischio a quelle già previste, oltre alle modifiche di nomenclatura intervenute nel tempo.

Una tabella molto più vicina allo sport di oggi

L’allegato evidenzia quanto sia ormai articolato il sistema.

Vi compaiono, accanto agli sport tradizionali, discipline e specialità come parkour, arrampicata boulder e speed, cheerleading, flag football, Brazilian Jiu Jitsu, grappling, rafting, skyrunning, roller derby, skateboard, surfing, wakeboard, e-bike e sim racing, ciascuna con le proprie indicazioni relative all’età e alla tipologia di visita.

Un aggiornamento importante perché consente di ricondurre con maggiore precisione ogni attività al corretto percorso di tutela sanitaria.

Certificati medici: il controllo deve diventare parte della gestione ordinaria

La questione non dovrebbe essere considerata un adempimento da affrontare esclusivamente al momento dell’iscrizione di un nuovo atleta.

Il passaggio da una stagione sportiva all’altra può infatti modificare la posizione sanitaria di un tesserato.

Un giovane che fino alla stagione precedente praticava attività classificata come non agonistica potrebbe aver raggiunto la soglia prevista per l’attività agonistica.

La società deve quindi essere nelle condizioni di rilevare tempestivamente il cambiamento e richiedere la certificazione appropriata prima della partecipazione all’attività per la quale essa è necessaria.

Il Ministero, del resto, ha trasmesso le nuove tabelle proprio affinché ne venga assicurata la massima diffusione in relazione agli adempimenti connessi al rilascio dei certificati di idoneità alla pratica sportiva agonistica.

La raccomandazione alle associazioni sportive

Per ASD e SSD, dunque, l’avvio della stagione 2026/2027 rappresenta l’occasione per effettuare un vero e proprio check sanitario dei tesserati.

Non solo:

“Il certificato è ancora valido?”

Ma soprattutto:

“È ancora il certificato corretto rispetto all’età raggiunta, alla disciplina praticata e alla classificazione dell’attività?”

È questa la domanda che dirigenti e responsabili delle associazioni sportive dovrebbero porsi.

L’indicazione operativa è quindi quella di consultare la tabella ministeriale aggiornata e verificare parallelamente i regolamenti dell’organismo sportivo di affiliazione, soprattutto nei casi che riguardano atleti in prossimità dell’età di ingresso nell’attività agonistica.

La tutela sanitaria non costituisce soltanto un obbligo amministrativo.

Rappresenta una parte essenziale della responsabilità di chi organizza e promuove attività sportiva, soprattutto quando i protagonisti sono bambini e ragazzi.

Nuova-Trasmissione-alle-Regioni-Tabelle-Coni-con-chiarimenti.ALLEGATO


In sintesi

All’inizio della stagione sportiva ASD e SSD dovrebbero verificare per ogni tesserato:

  1. data di scadenza del certificato medico;
  2. disciplina sportiva effettivamente praticata;
  3. età minima prevista per l’attività agonistica;
  4. criterio applicabile: età anagrafica, solare o sportiva;
  5. eventuale passaggio dall’attività non agonistica a quella agonistica;
  6. corrispondenza della certificazione posseduta alla nuova posizione dell’atleta;
  7. eventuali indicazioni specifiche contenute nella tabella ministeriale e nei regolamenti della Federazione di riferimento.

E.S.S.E. e Unipol siglano una Convenzione Nazionale: nuovi servizi per Associazioni e Associati

L’accordo amplia il sistema di servizi della Rete E.S.S.E. con condizioni dedicate nei settori assicurativo, salute e mobilità

E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo compie un nuovo passo nel proprio percorso di crescita nazionale con la sottoscrizione di una Convenzione Nazionale con Unipol, uno dei principali gruppi assicurativi italiani.

Un accordo che va oltre il semplice accesso a condizioni economiche dedicate e che assume un significato più ampio all’interno del progetto di sviluppo della Rete E.S.S.E.: costruire attorno alle Associazioni affiliate e ai loro soci un sistema sempre più articolato di servizi, opportunità e strumenti di tutela.

La Convenzione rappresenta, infatti, un ulteriore tassello nel processo di consolidamento nazionale di E.S.S.E., realtà che negli ultimi anni ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione nel Terzo Settore, nello sport, nel volontariato, nella promozione sociale e negli altri ambiti nei quali operano quotidianamente le organizzazioni aderenti alla Rete.

Una Rete che crea opportunità

Essere parte di una Rete associativa significa condividere valori, progettualità e rappresentanza, ma significa anche poter mettere a sistema esigenze comuni e trasformarle in opportunità concrete.

È proprio in questa direzione che si inserisce la nuova collaborazione con Unipol.

La dimensione nazionale della Convenzione consente a E.S.S.E. di mettere a disposizione delle proprie Affiliate e dei relativi Associati una serie di soluzioni dedicate, costruendo un rapporto diretto tra il mondo associativo e una delle più importanti realtà del settore assicurativo nazionale.

Un risultato che testimonia anche la crescente capacità dell’Ente di dialogare con importanti interlocutori istituzionali e imprenditoriali, sviluppando partnership in grado di produrre benefici per l’intera comunità associativa.

Non si tratta quindi soltanto di ampliare un catalogo di servizi.

L’obiettivo è rafforzare concretamente il concetto di Rete, affinché l’adesione a E.S.S.E. possa tradursi anche nella possibilità di accedere a strumenti, competenze e condizioni che una singola organizzazione difficilmente potrebbe ottenere autonomamente con la stessa capacità negoziale.

Proteggere le organizzazioni e le persone

La Convenzione assume una particolare rilevanza anche per la natura delle realtà che compongono E.S.S.E.

Associazioni, Enti del Terzo Settore, organizzazioni sportive, realtà di volontariato e promozione sociale operano quotidianamente a beneficio delle proprie comunità e devono confrontarsi con esigenze di protezione molto diverse tra loro: dalla tutela delle sedi e dei beni associativi alla responsabilità derivante dalle attività svolte, fino alla protezione delle persone che partecipano alla vita delle organizzazioni.

A queste esigenze si aggiungono quelle dei singoli soci e delle loro famiglie: casa, salute, mobilità, auto, viaggi, infortuni e protezione personale.

La collaborazione con Unipol nasce anche dalla volontà di offrire una risposta più strutturata a queste necessità, introducendo nell’ecosistema dei servizi E.S.S.E. un nuovo ambito di supporto dedicato alla prevenzione e alla tutela.

Particolare attenzione è riservata proprio alle organizzazioni del Terzo Settore, con condizioni dedicate sia alle loro attività sia alla protezione dei beni utilizzati nello svolgimento delle finalità associative.

Il Presidente Massimo di Mauro: «La nostra idea di Rete deve produrre vantaggi concreti»

A sottolineare il significato dell’accordo è il Presidente Nazionale di E.S.S.E., Massimo di Mauro:

«Questa Convenzione rappresenta un ulteriore passo nel percorso di crescita di E.S.S.E. La nostra idea di Rete non si limita alla rappresentanza degli Enti, ma vuole produrre opportunità e vantaggi concreti per le Associazioni e per le migliaia di persone che quotidianamente ne animano le attività. La collaborazione con una realtà della dimensione di Unipol rafforza questo percorso e ci permette di mettere a disposizione della nostra comunità un sistema articolato di servizi e tutele.»

Una visione che pone quindi il servizio alle Affiliate al centro della strategia dell’Ente: rappresentanza, assistenza, formazione e progettualità vengono progressivamente affiancate da partnership capaci di incidere anche sulla quotidianità delle organizzazioni e delle persone che ne fanno parte.

Le principali agevolazioni previste dalla Convenzione

Accanto al valore istituzionale dell’accordo, la Convenzione introduce condizioni dedicate in numerosi ambiti assicurativi.

Per le Associazioni e gli Enti del Terzo Settore sono previste agevolazioni che possono raggiungere il 20% per la protezione delle attività e il 18% per la tutela dei beni delle organizzazioni.

Un’attenzione particolare riguarda anche il settore della mobilità.

Per i nuovi contratti RCA che presentano i requisiti previsti dalla Convenzione è disponibile un Welcome Bonus del 6%, mentre sulle coperture Incendio, Furto e Rapina Auto l’agevolazione prevista arriva al 30%.

Sono inoltre previste condizioni dedicate per Kasko, Collisione, Tutela Legale e altre coperture accessorie, oltre ad agevolazioni per assistenza stradale e infortuni del conducente.

La Convenzione si estende poi alla protezione della persona e della famiglia, con condizioni riservate sulle coperture Infortuni, sulle principali soluzioni dedicate alla Salute, sulla protezione di Casa e Condominio, nonché su prodotti dedicati agli animali domestici e ai viaggi.

L’impianto dell’accordo consente quindi di intervenire su ambiti molto diversi, accompagnando tanto le esigenze dell’organizzazione associativa quanto quelle personali dei singoli aderenti.

Mobilità e ulteriori servizi

Il sistema di collaborazione tra E.S.S.E. e il mondo Unipol comprende inoltre specifiche opportunità connesse alla mobilità, ampliando ulteriormente il perimetro dei vantaggi riservati alla comunità dell’Ente.

La scelta di strutturare una Convenzione nazionale articolata in più aree risponde alla volontà di non proporre un singolo prodotto, ma di costruire nel tempo un vero sistema di servizi dedicati alla Rete E.S.S.E.

Le Associazioni potranno così diventare il punto di collegamento attraverso il quale informare i propri soci delle opportunità disponibili, rafforzando ulteriormente il valore dell’appartenenza alla Rete.

Un nuovo tassello nel percorso nazionale di E.S.S.E.

La Convenzione con Unipol si inserisce in una fase di forte sviluppo dell’Ente Sportivo Sociale Europeo.

La crescita della presenza territoriale, il rafforzamento dei servizi alle Affiliate e la costruzione di collaborazioni di livello nazionale rappresentano elementi di un percorso che punta a rendere E.S.S.E. sempre più una struttura di riferimento per le organizzazioni del Terzo Settore e dello sport.

La capacità di aggregare numerose realtà sotto una stessa Rete consente infatti di costruire economie di scala, rappresentare esigenze condivise e creare condizioni che possono successivamente essere messe a disposizione delle singole Associazioni.

È questo uno degli elementi più significativi della nuova Convenzione: trasformare la forza collettiva della Rete in opportunità per ciascuna realtà che ne fa parte.

Per E.S.S.E. la collaborazione con Unipol non rappresenta dunque un punto di arrivo, ma una nuova tappa nel percorso di costruzione di un sistema associativo nel quale rappresentanza, servizi, assistenza e partnership nazionali possano procedere insieme.

Con un obiettivo preciso: mettere il Terzo Settore al centro e rendere la Rete sempre più vicina alle esigenze concrete delle Associazioni e delle persone.

Il Terzo Settore al centro, la Rete al tuo fianco.

CONVENZIONE E.S.S.E. – UNIPOL

Convenzione Nazionale E.S.S.E. – UNIPOL

Protezione, salute e mobilità. Nuovi vantaggi dedicati alla Rete E.S.S.E.

E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo ha sottoscritto una Convenzione Nazionale con il Gruppo UNIPOL, attraverso Unipol Assicurazioni, UniSalute, UnipolTech e UnipolRental, per mettere a disposizione degli aventi diritto una gamma articolata di prodotti e servizi a condizioni dedicate e agevolate.

Un accordo di particolare rilievo per la nostra Rete, che amplia concretamente il sistema di servizi e opportunità che E.S.S.E. mette a disposizione delle proprie Associazioni affiliate e dei relativi Soci.

Dalla tutela delle Associazioni del Terzo Settore alla protezione assicurativa della persona e della famiglia, dalla mobilità alla salute, fino al telepedaggio e al noleggio a lungo termine: la Convenzione nasce con l’obiettivo di accompagnare le diverse esigenze della comunità E.S.S.E. attraverso soluzioni offerte da uno dei principali gruppi italiani del settore assicurativo e dei servizi alla mobilità.

Un risultato importante per tutta la Rete E.S.S.E.

La sottoscrizione di una Convenzione di carattere nazionale rappresenta per E.S.S.E. un passaggio significativo nel proprio percorso di crescita.

E.S.S.E. opera ogni giorno per costruire una Rete nella quale l’affiliazione non rappresenti soltanto l’appartenenza a un’organizzazione nazionale, ma consenta di accedere progressivamente a servizi, assistenza, opportunità e condizioni riservate capaci di produrre benefici concreti per gli Enti e per le persone che ne fanno parte.

L’accordo con UNIPOL si inserisce pienamente in questa strategia.

La Convenzione amplia infatti il sistema dei servizi E.S.S.E. mettendo a disposizione degli aventi diritto condizioni dedicate in numerosi ambiti della vita personale e associativa.

Una Rete più grande significa anche maggiori opportunità per chi ne fa parte.

La dimensione nazionale raggiunta da E.S.S.E., la presenza territoriale della propria rete associativa e il costante sviluppo dei servizi agli Affiliati consentono oggi all’Ente di costruire rapporti e convenzioni capaci di generare vantaggi che possono essere trasferiti all’intera comunità E.S.S.E.

Una Convenzione, quattro grandi aree di vantaggio

La Convenzione Nazionale E.S.S.E. – UNIPOL si sviluppa attraverso un sistema integrato di servizi.

🛡️ Assicurazioni e Protezione

Condizioni dedicate per numerose soluzioni assicurative UNIPOL relative a:

Associazioni del Terzo Settore
Specifiche soluzioni per la protezione delle attività e dei beni delle Associazioni.

Auto e mobilità
Responsabilità Civile Auto, incendio, furto e rapina, Kasko, collisione, tutela legale, assistenza stradale e infortuni del conducente.

Persona e infortuni
Soluzioni assicurative dedicate alla protezione della persona e agli infortuni.

Salute
Coperture relative, tra l’altro, all’invalidità permanente da malattia, rimborso delle spese mediche e diaria da ricovero.

Casa e famiglia
Soluzioni per la protezione dell’abitazione, del condominio e degli animali.

Viaggi
Coperture dedicate alla protezione durante i viaggi.

Impresa
Soluzioni assicurative dedicate anche all’ambito professionale e imprenditoriale.

La Convenzione prevede condizioni migliorative rispetto alle condizioni di base applicate alla clientela per i prodotti che rientrano nell’accordo.


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Anche Risparmio, Investimento e Protezione

La Convenzione comprende inoltre l’offerta Vita di UNIPOL Assicurazioni, articolata in tre aree:

Risparmio
Soluzioni finalizzate alla costruzione progressiva di un piano di risparmio.

Investimento
Prodotti dedicati all’impiego di somme mediante premio iniziale ed eventuali versamenti aggiuntivi, ove previsti.

Protezione
Soluzioni finalizzate alla tutela della persona e dei propri progetti.

Per i prodotti Vita previsti dalla Convenzione vengono applicate, ove previsto, condizioni migliorative rispetto al prodotto base in relazione ai costi e/o al rendimento trattenuto dalla Società.


UnipolMove per i Soci E.S.S.E.

La Convenzione comprende anche UnipolMove, il servizio di telepedaggio di UnipolTech.

Gli Associati E.S.S.E. possono aderire al servizio usufruendo di una riduzione del 15% sul canone mensile di mercato, applicabile secondo le condizioni previste dall’accordo a partire dal mese successivo all’eventuale periodo promozionale dell’offerta di mercato.

L’adesione può avvenire:

online, attraverso App o sito UnipolMove utilizzando il codice Voucher riservato agli aventi diritto;

oppure

presso le Agenzie Unipol, dimostrando la propria appartenenza a E.S.S.E. mediante tessera associativa valida o attraverso la documentazione prevista dall’accordo.

15% di sconto sul canone mensile UnipolMove secondo termini e condizioni della Convenzione.


UnipolRental: mobilità a lungo termine

La Convenzione Nazionale comprende infine l’accesso ai servizi UnipolRental, dedicati al noleggio a lungo termine di autoveicoli.

Gli Associati E.S.S.E. interessati possono richiedere una proposta di noleggio a lungo termine beneficiando di condizioni vantaggiose rispetto a quelle praticate alla clientela non aderente alla Convenzione, sulla base della quotazione effettuata attraverso il portale UnipolRental.

Per accedere al servizio gli interessati potranno rivolgersi alle Agenzie Unipol Assicurazioni abilitate alla promozione dei contratti UnipolRental.


 


Un vantaggio in più nell’essere parte di E.S.S.E.

La Convenzione Nazionale E.S.S.E. – UNIPOL rappresenta un ulteriore servizio che E.S.S.E. mette a disposizione della propria comunità.

Più servizi. Più opportunità. Più valore all’appartenenza alla Rete.

E.S.S.E.

Il Terzo Settore al centro, la Rete al tuo fianco.

E.S.S.E. compie 6 anni: dalla pandemia a una rete nazionale per sport, sociale e Terzo Settore

Nato il 16 agosto 2020 dall’intuizione di un gruppo di sognatori, l’Ente Sportivo Sociale Europeo celebra sei anni di crescita, riconoscimenti e nuovi progetti

Il 16 agosto 2026 E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo compie sei anni.

Una ricorrenza che non rappresenta soltanto un anniversario, ma l’occasione per tracciare un primo bilancio di un percorso nato in un momento storico complesso, quando il mondo associativo, sportivo e sociale era ancora profondamente segnato dagli effetti della pandemia.

Il 16 agosto 2020, infatti, mentre molte attività erano ferme e l’incertezza dominava il presente, un gruppo di persone decise di guardare oltre. In un tempo sospeso, nacque l’idea di costruire una rete capace di unire sport, sociale, volontariato, formazione, informazione, cultura e Terzo Settore.

Un progetto accolto inizialmente con incredulità, ma sostenuto dalla visione di chi immaginava un futuro diverso per le associazioni, gli enti sportivi, i volontari e le comunità locali.

Sei anni dopo, quella intuizione si è trasformata in una realtà strutturata, articolata e in continua evoluzione.

Una visione nata nel momento più difficile

E.S.S.E. nasce in piena pandemia, in un periodo in cui il mondo delle associazioni e dello sport dilettantistico viveva una delle fasi più difficili della propria storia recente.

Le attività erano sospese, gli eventi annullati, le relazioni associative compromesse dalle restrizioni e dalla distanza. Eppure, proprio in quel contesto, prese forma l’idea di un ente capace di accompagnare le realtà associative in un percorso di ripartenza, crescita e riorganizzazione.

Alla base del progetto vi era una convinzione precisa: il Terzo Settore e lo sport dilettantistico avrebbero avuto bisogno non solo di entusiasmo, ma anche di competenze, strumenti, rappresentanza, informazione e capacità organizzativa.

Da questa intuizione nasce E.S.S.E., con l’obiettivo di costruire una rete ampia, moderna e trasversale, capace di parlare il linguaggio delle associazioni e, allo stesso tempo, di confrontarsi con le nuove sfide normative, gestionali e sociali.

Sei anni di crescita esponenziale

Dal 2020 al 2026 E.S.S.E. ha conosciuto una crescita progressiva, consolidando la propria presenza nel mondo del Terzo Settore, dello sport dilettantistico, del parasport, del volontariato, della formazione e dell’informazione.

In questi sei anni il progetto si è ampliato, i settori si sono estesi sul territorio, sono aumentati i delegati, le divisioni operative e le aree di intervento.

E.S.S.E. ha costruito una struttura capace di dialogare con associazioni, ASD, SSD, APS, enti del volontariato, operatori culturali, professionisti, dirigenti sportivi e realtà impegnate nella promozione sociale.

Una crescita che non si è limitata ai numeri, ma ha riguardato soprattutto la capacità di offrire strumenti concreti, contenuti informativi, supporto operativo e occasioni di riconoscimento.

I riconoscimenti ottenuti

Tra i passaggi più significativi del percorso di E.S.S.E. vi sono alcuni riconoscimenti istituzionali che hanno contribuito a rafforzarne il profilo e la credibilità.

In questi anni E.S.S.E. ha ottenuto il riconoscimento quale Forma Aggregativa ai sensi della Legge 4/2013 da parte del MIMIT, consolidando il proprio ruolo nell’ambito delle professioni associative e delle competenze.

Altro passaggio fondamentale è rappresentato dall’iscrizione nell’elenco delle Reti Associative del RUNTS, un risultato che colloca E.S.S.E. nel quadro degli enti chiamati a svolgere funzioni di coordinamento, rappresentanza, supporto e promozione all’interno del Terzo Settore.

Si tratta di tappe che segnano il passaggio da un’intuizione iniziale a una realtà organizzata, riconosciuta e proiettata verso obiettivi sempre più ambiziosi.

ESSE Media: l’informazione come servizio

Uno degli sviluppi più importanti del progetto è stata la nascita della testata giornalistica gestita da ESSE Media.

In un settore attraversato da continue novità normative, fiscali, amministrative e sociali, l’informazione rappresenta uno strumento essenziale. Per questo E.S.S.E. ha scelto di investire anche nella comunicazione, creando uno spazio dedicato all’approfondimento e alla divulgazione dei temi che riguardano il Terzo Settore, lo sport, il volontariato, la promozione sociale, la cultura e il parasport.

ESSE Media nasce con questa missione: raccontare il mondo associativo, dare voce alle buone pratiche, spiegare le novità normative e offrire contenuti utili a dirigenti, volontari, professionisti e operatori.

Una testata che, nel tempo, si è affiancata alla presenza costante sui canali social, diventati strumenti fondamentali per informare, aggiornare e mantenere vivo il rapporto con la comunità E.S.S.E.

ESSE Organizer: tecnologia al servizio delle associazioni

Tra i risultati più significativi dei primi sei anni vi è anche la creazione di ESSE Organizer, la piattaforma gestionale pensata per supportare le associazioni nella gestione degli adempimenti previsti dal Terzo Settore e dalla riforma dello sport.

Uno strumento nato per rispondere a una necessità concreta: semplificare la vita degli enti associativi, aiutandoli a gestire in modo più ordinato documenti, soci, adempimenti, attività, scadenze e obblighi amministrativi.

In un contesto in cui la gestione delle associazioni richiede sempre maggiore competenza e precisione, ESSE Organizer rappresenta uno dei pilastri della visione operativa dell’Ente: non solo informare, ma mettere a disposizione strumenti concreti.

Una rete che si allarga: sport, sociale, volontariato, cultura e parasport

Nel corso degli anni E.S.S.E. ha ampliato progressivamente i propri ambiti di intervento.

Accanto allo sport e al sociale, si sono consolidati i settori dedicati al volontariato, al parasport, alla formazione e alla promozione culturale.

Tra le nuove divisioni nate nel percorso di crescita rientra anche ESSE Cultura, segno della volontà di estendere l’azione dell’Ente oltre i confini tradizionali dello sport e dell’associazionismo, abbracciando una visione più ampia di partecipazione, educazione e cittadinanza attiva.

La crescita dei settori e dei delegati territoriali ha rafforzato la capacità di E.S.S.E. di essere presente sui territori e di interpretare i bisogni delle comunità locali, offrendo supporto alle realtà associative impegnate quotidianamente in ambiti diversi ma complementari.

Collaborazioni e accordi: una rete sempre più autorevole

Il percorso di E.S.S.E. è stato accompagnato anche dalla costruzione di rapporti, collaborazioni e convenzioni con realtà di rilievo nazionale e internazionale.

Tra queste, si inseriscono gli accordi e le collaborazioni con realtà come OPES e Unipol, che hanno contribuito a rafforzare la rete di relazioni, la credibilità e la capacità operativa dell’Ente.

La costruzione di alleanze rappresenta infatti uno degli elementi centrali della crescita di E.S.S.E.: un ente che non intende operare in modo isolato, ma che punta a creare connessioni, sinergie e percorsi condivisi con soggetti pubblici, privati, associativi e istituzionali.

“Le Stelle di E.S.S.E.”: il valore del riconoscimento

Tra i progetti più rappresentativi dell’identità dell’Ente vi è il Premio “Le Stelle di E.S.S.E.”, giunto nel 2026 alla sua quarta edizione.

Nato per valorizzare persone, realtà e percorsi distintisi nei rispettivi ambiti di appartenenza, il premio sta diventando progressivamente un appuntamento riconosciuto nel panorama degli eventi dedicati al merito, all’impegno sociale, allo sport, alla cultura, alla solidarietà e alla responsabilità civile.

“Le Stelle di E.S.S.E.” rappresenta uno dei simboli della filosofia dell’Ente: riconoscere il valore di chi costruisce, di chi si impegna, di chi genera impatto positivo nelle comunità.

Non solo una cerimonia, quindi, ma un momento di racconto, gratitudine e valorizzazione delle energie migliori del territorio e della società.

Una comunità prima ancora che un ente

Al di là dei riconoscimenti, delle piattaforme, delle divisioni e dei progetti, il dato più significativo di questi primi sei anni è forse la nascita di una comunità.

E.S.S.E. è cresciuta grazie a persone che hanno creduto nel progetto, a dirigenti che hanno scelto di impegnarsi, a volontari che hanno messo a disposizione tempo e competenze, ad associazioni che hanno aderito a una visione comune.

Una comunità fatta di sportivi, educatori, formatori, operatori sociali, professionisti, comunicatori, delegati, responsabili di settore e persone che condividono l’idea che il Terzo Settore non sia soltanto un insieme di adempimenti, ma uno spazio di partecipazione, solidarietà e futuro.

Sei anni, ma solo l’inizio

Il sesto compleanno di E.S.S.E. arriva dunque come un momento di festa, ma anche di responsabilità.

Sei anni sono un traguardo importante, soprattutto per un progetto nato in un momento storico difficile. Ma sono anche un punto di partenza.

E.S.S.E. è ancora una realtà giovane, un “fanciullo” che ha già dimostrato forza, visione e capacità di crescita, ma che ha davanti a sé molte altre sfide da affrontare.

Il futuro sarà fatto di nuovi obiettivi, nuove progettualità, nuovi territori da raggiungere, nuove associazioni da supportare e nuove competenze da mettere al servizio del mondo sportivo e associativo.

La direzione resta chiara: diventare sempre più un punto di riferimento per il Terzo Settore e per lo sport dilettantistico, continuando a unire informazione, formazione, strumenti operativi, rappresentanza e capacità di visione.

Buon compleanno E.S.S.E.

Il 16 agosto 2026 E.S.S.E. celebra sei anni di storia.

Sei anni di sogni diventati progetti.
Sei anni di idee trasformate in strumenti.
Sei anni di crescita, riconoscimenti, lavoro e comunità.

Da quel 16 agosto 2020, nato nel silenzio e nell’incertezza della pandemia, E.S.S.E. ha costruito un percorso che oggi guarda al futuro con ancora maggiore consapevolezza.

Perché i sognatori, a volte, vedono prima degli altri ciò che può diventare realtà.

E, nel caso di E.S.S.E., quei sognatori avevano ragione.

Riforma dello sport, arrivano i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate: cosa cambia per ASD, SSD, volontari e lavoratori sportivi

Pubblicata la Circolare n. 7/E del 7 agosto 2026: focus su compensi sportivi, rimborsi forfetari, IVA, IRAP, statuti e regime 398

L’Agenzia delle Entrate interviene sulla riforma dello sport con la Circolare n. 7/E del 7 agosto 2026, fornendo importanti chiarimenti interpretativi sul Decreto Legislativo 28 febbraio 2021, n. 36, che ha ridisegnato il quadro normativo degli enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché la disciplina del lavoro sportivo.

Si tratta di un documento particolarmente rilevante per ASD, SSD, dirigenti sportivi, consulenti, collaboratori, volontari e lavoratori sportivi, perché affronta alcuni dei temi più delicati emersi dopo l’entrata in vigore della riforma.

La circolare chiarisce aspetti fiscali e applicativi relativi a statuti, agevolazioni tributarie, compensi, rimborsi forfetari, esclusioni da IRAP, esenzione IVA per prestazioni sportive e regime agevolato per eventi e raccolte fondi.


Una circolare attesa dagli enti sportivi

La riforma dello sport ha introdotto una revisione profonda della disciplina degli enti sportivi dilettantistici e del lavoro sportivo.

Con la Circolare n. 7/E, l’Agenzia delle Entrate fornisce un quadro interpretativo utile a sciogliere alcuni dubbi pratici che, negli ultimi mesi, hanno interessato molte associazioni e società sportive.

Il documento affronta sette aree principali:

  • agevolazioni fiscali per le società sportive dilettantistiche;
  • rimborsi forfetari ai volontari sportivi;
  • franchigia fiscale di 15.000 euro per il lavoro sportivo dilettantistico;
  • esclusione IRAP per co.co.co. sportive e amministrativo-gestionali;
  • IVA sulle prestazioni sportive esenti;
  • trattamento IVA della cessione del contratto di un atleta;
  • agevolazioni per eventi e raccolte fondi degli enti sportivi in regime 398.

SSD e agevolazioni fiscali: attenzione agli statuti

Uno dei primi chiarimenti riguarda le società sportive dilettantistiche costituite secondo il D.Lgs. 36/2021.

L’Agenzia conferma che anche le SSD possono beneficiare delle agevolazioni previste dall’art. 148, comma 3, del TUIR e dall’art. 4, quarto comma, del Decreto IVA, ma solo a condizione che lo statuto sia correttamente impostato.

In particolare, gli enti sportivi dilettantistici che vogliono accedere alle agevolazioni fiscali devono integrare le clausole statutarie previste dagli articoli 7 e 8 del D.Lgs. 36/2021 con quelle richieste dall’art. 148, comma 8, del TUIR.

Il messaggio è chiaro: la sola conformità alla riforma sportiva non basta. Per godere dei benefici fiscali è necessario che lo statuto sia coerente anche con le clausole richieste dalla normativa tributaria.


Rimborsi forfetari ai volontari sportivi: il limite dei 400 euro mensili

Un altro punto centrale riguarda i volontari sportivi.

La circolare ricorda che l’attività del volontario deve essere personale, spontanea e gratuita. Le prestazioni dei volontari non possono essere retribuite, ma possono essere riconosciuti rimborsi forfetari entro il limite di 400 euro mensili, quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa.

Tali rimborsi, se contenuti nel limite previsto, non costituiscono reddito per il volontario. Tuttavia, l’Agenzia chiarisce un aspetto molto importante: questi importi concorrono comunque al superamento della soglia fiscale annua di 15.000 euro prevista per i compensi di lavoro sportivo dilettantistico.

Questo significa che, se un soggetto ha già percepito compensi sportivi superiori a 15.000 euro da altri enti, anche il rimborso forfetario potrà assumere rilevanza fiscale nella parte eccedente.

Gli enti sportivi dovranno quindi prestare particolare attenzione alle autocertificazioni rese dai percipienti e alla corretta gestione delle somme erogate.


Franchigia fiscale di 15.000 euro: vale anche per il lavoro subordinato sportivo

Tra i chiarimenti più rilevanti vi è quello relativo alla soglia fiscale di 15.000 euro annui.

L’Agenzia chiarisce che l’esclusione da imposizione prevista per i compensi di lavoro sportivo nell’area del dilettantismo non dipende dalla forma contrattuale utilizzata.

La franchigia, quindi, non riguarda solo le collaborazioni coordinate e continuative o il lavoro autonomo sportivo, ma si applica anche al lavoro sportivo subordinato.

La ragione è che l’agevolazione è collegata alla natura oggettiva dell’attività sportiva dilettantistica e non alla categoria reddituale nella quale il compenso viene inquadrato.

Di conseguenza, anche il lavoratore sportivo assunto con contratto subordinato può beneficiare dell’esclusione fiscale fino a 15.000 euro annui. L’eventuale eccedenza sarà invece tassata secondo le regole ordinarie della categoria reddituale di appartenenza.


IRAP: esclusi anche i compensi amministrativo-gestionali sotto gli 85.000 euro

La circolare interviene anche sul tema IRAP.

L’art. 36, comma 6, del D.Lgs. 36/2021 prevede che i singoli compensi per collaborazioni coordinate e continuative nell’area del dilettantismo, se inferiori all’importo annuo di 85.000 euro, non concorrono alla determinazione della base imponibile IRAP.

L’Agenzia chiarisce che tale esclusione si applica anche alle collaborazioni coordinate e continuative di carattere amministrativo-gestionale.

Si tratta di un chiarimento importante per ASD e SSD, perché consente di estendere il beneficio non solo alle collaborazioni sportive in senso stretto, ma anche ai rapporti amministrativo-gestionali svolti nell’ambito degli enti sportivi dilettantistici.


Prestazioni sportive esenti IVA e dispensa dagli adempimenti

Altro tema affrontato riguarda l’IVA sulle prestazioni sportive.

La circolare richiama la disciplina delle prestazioni di servizi strettamente connesse con la pratica dello sport, comprese quelle didattiche e formative, rese da organismi senza fine di lucro nei confronti delle persone che esercitano sport o educazione fisica.

Tali prestazioni sono esenti da IVA.

L’Agenzia chiarisce che gli enti che effettuano queste operazioni possono avvalersi della dispensa dagli obblighi di fatturazione e registrazione per le operazioni esenti.

Resta però fermo un principio importante: la dispensa riguarda soltanto le operazioni esenti. Se l’ente effettua anche operazioni imponibili, per queste ultime restano applicabili gli ordinari obblighi IVA.


Cessione del contratto di un atleta: non è operazione esente IVA

La circolare affronta anche il caso della cessione, da parte di una ASD o SSD, del contratto o del diritto alle prestazioni sportive di un atleta in favore di una società professionistica.

L’Agenzia esclude che questa operazione possa essere considerata una prestazione strettamente connessa alla pratica sportiva.

Secondo la circolare, la cessione del contratto dell’atleta riguarda piuttosto un aspetto economico-finanziario legato all’acquisizione delle prestazioni sportive da parte della società professionistica.

Di conseguenza, l’operazione non può beneficiare dell’esenzione IVA prevista per le prestazioni sportive e deve essere trattata come prestazione di servizi rilevante ai fini IVA.


Regime 398: confermata l’agevolazione per due eventi annui

L’ultimo chiarimento riguarda l’art. 25, comma 2, della legge 133/1999, relativo alla non concorrenza alla formazione del reddito imponibile dei proventi realizzati nello svolgimento di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali e mediante raccolte pubbliche di fondi.

La circolare conferma che l’agevolazione è applicabile alla nuova platea degli enti sportivi dilettantistici disciplinati dal D.Lgs. 36/2021, comprese associazioni sportive, società di capitali e cooperative sportive dilettantistiche.

Le condizioni restano due:

  • l’ente deve aver optato per il regime agevolato di cui alla legge 398/1991;
  • gli eventi complessivi non devono essere superiori a due per anno e per un importo complessivo non superiore a 51.645,69 euro.

Si tratta di una conferma rilevante per gli enti sportivi che organizzano eventi, manifestazioni e raccolte fondi collegate alle proprie finalità istituzionali.


Cosa devono fare ora ASD e SSD

La Circolare n. 7/E rappresenta un’occasione importante per verificare la corretta gestione fiscale e amministrativa degli enti sportivi.

ASD e SSD dovrebbero in particolare:

  • controllare la conformità dello statuto;
  • verificare le clausole fiscali necessarie per le agevolazioni;
  • monitorare compensi e rimborsi erogati a lavoratori e volontari sportivi;
  • acquisire correttamente le autocertificazioni dei percipienti;
  • controllare la gestione IRAP delle collaborazioni;
  • distinguere correttamente operazioni IVA esenti e operazioni imponibili;
  • verificare il corretto utilizzo del regime 398/1991.

Una riforma che richiede attenzione operativa

La riforma dello sport ha aperto una fase nuova per il mondo dilettantistico.

La Circolare n. 7/E dell’Agenzia delle Entrate conferma che la gestione degli enti sportivi richiede oggi maggiore consapevolezza, competenza e attenzione documentale.

Le agevolazioni restano, ma devono essere applicate correttamente.

Le franchigie fiscali e contributive non possono essere gestite in modo automatico.

Le operazioni IVA devono essere valutate caso per caso.

Gli statuti devono essere coerenti non solo con la normativa sportiva, ma anche con quella fiscale.

Per ASD, SSD, dirigenti e professionisti, il messaggio è chiaro: la riforma offre strumenti e opportunità, ma richiede una gestione ordinata, trasparente e aggiornata.

In questo percorso, E.S.S.E. continuerà a fornire informazione, supporto e assistenza agli enti sportivi e associativi, affinché possano operare in sicurezza e nel pieno rispetto delle nuove regole.

Turismo enogastronomico e inclusione: 43 progetti verso il finanziamento

La Regione Campania ha approvato le graduatorie dell’avviso FSC: 4,75 milioni sono riservati alla linea sociale guidata dagli ETS. Gli atti di concessione e gli impegni di spesa dovranno essere adottati con provvedimenti successivi.

Quarantatré progetti di turismo enogastronomico a finalità sociale sono collocati in posizione utile per il finanziamento in Campania. La graduatoria, approvata con decreto dirigenziale n. 405 del 17 luglio e pubblicata sul Bollettino ufficiale regionale del 23 luglio, assegna alla linea “Inclusione sociale” una dotazione complessiva di 4,75 milioni di euro.

Il provvedimento conclude la fase di valutazione dell’avviso aperto nel 2025, ma non coincide ancora con la concessione definitiva delle agevolazioni. Il decreto rinvia a successivi atti sia la concessione sia l’assunzione degli impegni di spesa. I progetti utilmente collocati saranno finanziati seguendo la graduatoria e fino all’esaurimento delle risorse.

La precisazione è essenziale. Essere “ammissibile a finanziamento” significa avere superato la valutazione e trovarsi dentro la capienza prevista; non significa che il contributo sia già liquidato o che le attività siano iniziate. Per i proponenti restano i passaggi amministrativi indicati dall’avviso e dai futuri provvedimenti regionali.

Due linee, 9,5 milioni

L’intervento è finanziato nell’Accordo per la coesione della Regione Campania, a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027. Oltre ai 4,75 milioni per l’inclusione sociale, altri 4,75 milioni sono destinati alla linea “Valenze territoriali”. In quest’ultima risultano ammissibili 64 progetti, ma soltanto 27 sono collocati in posizione utile.

Nella linea sociale sono 45 le proposte ammissibili e 43 quelle finanziabili con la dotazione disponibile. Complessivamente, le due linee mettono quindi 9,5 milioni a disposizione dei progetti. Se emergeranno ulteriori risorse, la programmazione regionale consente lo scorrimento delle graduatorie.

Gli esiti mostrano anche una selezione amministrativa severa: 21 domande sono risultate non ammissibili al finanziamento per punteggio insufficiente e 130 sono state escluse prima della valutazione di merito, con le motivazioni riportate negli allegati. Il numero elevato delle esclusioni rende utile un’analisi pubblica degli errori più frequenti, così che future procedure possano ridurre le inammissibilità formali senza abbassare i requisiti.

Il capofila dell’aggregazione deve essere un ente del Terzo Settore. L’allegato della graduatoria sociale conferma la varietà dei protagonisti: reti d’impresa con componente sociale, APS, ODV, cooperative sociali, fondazioni e Pro loco. I titoli dei progetti richiamano territori, autonomia e inclusione.

Il turismo enogastronomico può produrre inclusione quando genera formazione, occasioni di lavoro, accesso ai luoghi e partecipazione delle comunità, non quando usa la dimensione sociale come semplice cornice narrativa. Gli indicatori dovrebbero riguardare persone coinvolte, tirocini e inserimenti, reti create, accessibilità delle esperienze, stagionalità dei flussi e ricadute nei piccoli centri.

La graduatoria del 24 luglio è dunque un passaggio sostanziale, ma intermedio. La prossima verifica riguarda gli atti di concessione; quella decisiva arriverà con l’attuazione. Pubblicare avanzamenti, spesa e risultati permetterà di capire se i 4,75 milioni della linea sociale costruiranno una vera filiera fra cibo, territori e inclusione.

Protezione civile, 39 nuovi mezzi affidati al volontariato campano

La consegna a San Marco Evangelista chiude la prima fase del bando regionale: 21 pick-up sono allestiti per l’antincendio boschivo e 18 per gli interventi sul rischio idrogeologico.

Trentanove pick-up sono entrati nella disponibilità delle organizzazioni di volontariato della Protezione civile campana. La consegna si è svolta il 24 luglio presso il polo logistico regionale di San Marco Evangelista, in provincia di Caserta. Ventuno mezzi sono dotati di moduli per l’antincendio boschivo; gli altri 18 hanno attrezzature destinate alle operazioni connesse al dissesto idrogeologico.

Il passaggio conclude una parte della procedura avviata a febbraio con un bando per 43 veicoli in comodato d’uso gratuito. La dotazione iniziale comprendeva 25 mezzi antincendio e 18 per il rischio idrogeologico. Con le graduatorie definitive di giugno ne sono stati assegnati 39; per i quattro pick-up antincendio rimasti disponibili la Regione aveva disposto la riapertura dei termini.

La differenza fra 43 mezzi messi a bando e 39 consegnati non è quindi una contraddizione. I 39 corrispondono alle assegnazioni concluse nella prima fase: 21 sul fronte incendi e tutti i 18 dedicati al dissesto. Alla data del 27 luglio non risulta documentata, nelle fonti consultate, una successiva consegna degli altri quattro.

Il bando era rivolto alle organizzazioni di volontariato di Protezione civile iscritte nell’Elenco territoriale regionale e in possesso dei requisiti amministrativi e operativi. Per i mezzi antincendio erano richieste anche le condizioni previste per le Squadre Volontari AIB, sottosezione “Lotta attiva”.

I veicoli restano parte della Colonna mobile regionale e vengono affidati in comodato. Non sono quindi contributi monetari liberamente utilizzabili, ma beni destinati a funzioni specialistiche di protezione civile. L’efficacia dipende da manutenzione, assicurazione, disponibilità di volontari formati, reperibilità e integrazione con le sale operative e gli enti territoriali.

La scelta di differenziare gli allestimenti risponde a rischi frequenti in Campania. I moduli antincendio servono nelle attività di prevenzione e contrasto degli incendi boschivi; le attrezzature idrogeologiche supportano gli interventi in caso di frane, allagamenti e altre criticità. La semplice presenza del mezzo non sostituisce però formazione, addestramento e procedure di sicurezza.

Per le associazioni assegnatarie il valore operativo è immediato: un pick-up attrezzato può raggiungere aree difficili e portare sul posto uomini e materiali. Il potenziamento riduce la dipendenza da mezzi privati o datati, ma comporta nuovi oneri gestionali. Un bene pubblico affidato a un ETS deve restare efficiente, tracciabile e pronto all’impiego.

La trasparenza successiva alla consegna dovrebbe includere elenco delle organizzazioni assegnatarie, localizzazione dei mezzi, ore di addestramento, interventi effettuati e stato di manutenzione. Non per classificare il volontariato con una logica competitiva, ma per verificare che la distribuzione copra i territori più esposti e che le attrezzature siano realmente operative.