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Amministratore e socio di una SSD: quando può lavorare con partita IVA in regime forfetario?

Essere amministratore e detenere almeno il 50% di una società sportiva dilettantistica non impedisce di per sé di svolgere attività di lavoro sportivo autonomo. Il nodo decisivo è capire a chi vengono fatturate le prestazioni: alla propria SSD oppure ad altre ASD e SSD?

La riforma del lavoro sportivo ha reso sempre più frequente una situazione che pone diversi interrogativi agli operatori del settore: un amministratore di una società sportiva dilettantistica, magari anche socio della stessa, può aprire una partita IVA e svolgere professionalmente attività di istruttore, allenatore o altro lavoratore sportivo?

La risposta è positiva. Ma quando si vuole applicare il regime forfetario occorre prestare particolare attenzione alla partecipazione posseduta nella società e, soprattutto, al soggetto destinatario delle fatture.

L’amministratore può essere anche lavoratore sportivo autonomo

Il punto di partenza è l’articolo 25 del D.Lgs. 36/2021.

La norma stabilisce che l’attività di lavoro sportivo può essere svolta, ricorrendone i presupposti, mediante rapporto di lavoro subordinato oppure autonomo, anche nella forma della collaborazione coordinata e continuativa.

Pertanto un istruttore, un allenatore, un preparatore atletico o un’altra figura riconosciuta come lavoratore sportivo può svolgere l’attività anche in forma professionale con partita IVA nei confronti di ASD e SSD. Normattiva

Il fatto che la stessa persona ricopra anche la carica di amministratore di una SSD non determina, da solo, l’impossibilità di aprire una partita IVA.

Occorre però distinguere nettamente l’attività svolta come amministratore da quella sportiva resa come lavoratore autonomo.

Il problema nasce con il regime forfetario

La questione diventa più delicata quando l’amministratore è anche socio della SSD e intende utilizzare il regime forfetario.

L’articolo 1, comma 57, lettera d), della Legge 190/2014 stabilisce infatti che non possono avvalersi del regime forfetario le persone fisiche che controllano, direttamente o indirettamente, società a responsabilità limitata quando queste esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle esercitate dalla persona fisica con la propria partita IVA.

La norma richiede quindi la contemporanea presenza di due elementi: il controllo della S.r.l. e la riconducibilità dell’attività svolta individualmente a quella esercitata dalla società controllata. Normattiva

È proprio questa doppia condizione a essere determinante.

Cosa accade con una partecipazione del 50%?

L’Agenzia delle Entrate, con la propria prassi interpretativa, ha affrontato espressamente il caso del contribuente titolare del 50% di una S.r.l.

Nella risposta a interpello n. 151 del 21 maggio 2019 è stato ritenuto integrato il requisito del controllo nel caso esaminato, nel quale il contribuente deteneva il 50% della società ed era anche amministratore. L’Agenzia ha richiamato, a questo proposito, la nozione di controllo prevista dall’articolo 2359 del codice civile e i chiarimenti della Circolare n. 9/E del 10 aprile 2019. informazionefiscale.it

Pertanto, quando l’amministratore di una SSD costituita in forma di S.r.l. possiede il 50% del capitale, la posizione merita particolare attenzione e, ai fini del forfetario, non può essere trattata come una semplice partecipazione di minoranza priva di rilevanza.

Se fattura alla propria SSD

Immaginiamo il caso più delicato.

Un soggetto è amministratore e socio al 50% della SSD Alfa. Contemporaneamente apre partita IVA come istruttore sportivo e fattura proprio alla SSD Alfa le lezioni, gli allenamenti o altre prestazioni sportive.

In questo caso esiste il controllo e si crea anche un rapporto economico diretto tra il professionista e la società controllata.

Se le prestazioni fatturate sono riconducibili all’attività esercitata dalla SSD, la causa ostativa al regime forfetario può risultare integrata.

La Circolare 9/E/2019 dell’Agenzia delle Entrate chiarisce infatti che, ai fini della riconducibilità, occorre considerare concretamente le attività svolte e i rapporti economici tra la persona fisica e la società controllata. Def Finanze

Attenzione, però: questo non significa che l’amministratore non possa lavorare per la propria SSD.

Significa che il problema riguarda il regime fiscale forfetario, non la possibilità in assoluto di rendere una prestazione di lavoro sportivo autonomo.

Qualora sussistano realmente i presupposti del lavoro autonomo, la prestazione potrà essere fatturata applicando il regime fiscale ordinario, con tutte le ulteriori verifiche necessarie sul rapporto, sulla distinzione rispetto alla carica amministrativa e sugli eventuali profili di conflitto di interessi.

E se invece lavora per altre ASD o SSD?

La situazione cambia significativamente quando il socio-amministratore non fattura alcuna prestazione alla SSD partecipata.

Supponiamo che lo stesso soggetto:

sia amministratore e socio al 50% della SSD Alfa, apra partita IVA come istruttore sportivo, non fatturi nulla alla SSD Alfa e svolga invece la propria attività professionale per ASD Beta, SSD Gamma e altre organizzazioni sportive sulle quali non esercita alcun controllo.

In questo caso la partecipazione del 50% nella SSD Alfa non determina, da sola, l’esclusione dal regime forfetario.

Questo è un passaggio molto importante.

La Circolare n. 9/E/2019 dell’Agenzia delle Entrate, nell’interpretare la causa ostativa, collega infatti la riconducibilità anche al concreto rapporto economico con la società controllata. La stessa prassi successiva ha evidenziato la rilevanza dell’assenza di cessioni di beni o prestazioni di servizi alla S.r.l. controllata ai fini della permanenza nel regime. Def Finanze

Pertanto, se la SSD controllata non acquista prestazioni dal professionista forfetario e quest’ultimo svolge la propria attività sportiva esclusivamente verso altri soggetti, la causa ostativa prevista dalla lettera d) non può essere fatta discendere dal solo possesso della partecipazione.

Naturalmente devono essere rispettati tutti gli altri requisiti previsti dalla disciplina del regime forfetario.

Tre situazioni da non confondere

Situazione Regime forfetario
Amministratore SSD senza partecipazione di controllo In linea generale possibile
Amministratore e socio al 50% che fattura attività sportiva alla stessa SSD Forte criticità: può operare la causa ostativa
Amministratore e socio al 50% che non fattura alla propria SSD ma esclusivamente ad altre ASD/SSD non controllate In linea generale possibile, verificati gli altri requisiti

La distinzione, quindi, non è tra “amministratore” e “non amministratore”, né semplicemente tra “socio” e “non socio”.

La questione centrale è il rapporto tra controllo societario, attività professionale esercitata e flussi economici con la società controllata.

La partita IVA non deve mascherare il ruolo di amministratore

Un’altra attenzione è necessaria quando la stessa persona ricopre più ruoli.

Il compenso eventualmente percepito per la funzione di amministratore non deve essere confuso con quello relativo all’attività di istruttore, allenatore o altra figura di lavoratore sportivo.

L’attività sportiva fatturata deve essere effettiva, autonoma e distinta dalle funzioni proprie dell’amministratore.

La partita IVA, quindi, non può diventare semplicemente lo strumento attraverso il quale fatturare attività che, nella sostanza, appartengono alla funzione amministrativa.

Il caso pratico

Prendiamo un esempio molto frequente nel mondo sportivo.

Mario possiede il 50% della “Sport Alfa SSD a r.l.” ed è anche amministratore della società. È inoltre istruttore sportivo e vuole aprire partita IVA.

Se Mario svolge attività sportiva per diverse associazioni e società sportive e fattura esclusivamente a queste ultime, senza emettere fatture alla Sport Alfa SSD, potrà in linea generale accedere al regime forfetario, naturalmente se rispetta gli ulteriori requisiti previsti dalla legge.

Se invece Mario comincia a fatturare le proprie prestazioni sportive anche alla Sport Alfa SSD, entra in gioco la causa ostativa prevista dalla Legge 190/2014: controllo della società e riconducibilità delle attività dovranno essere verificati con particolare attenzione e il regime forfetario può non essere più applicabile.

Non basta guardare il codice ATECO

Un errore sarebbe limitarsi a confrontare formalmente i codici ATECO.

La prassi dell’Agenzia delle Entrate impone una valutazione sostanziale: bisogna verificare cosa fa realmente il professionista, quale attività svolge la società, quale rapporto economico intercorre tra i due soggetti e se la società controllata acquista beni o servizi dalla persona fisica in regime forfetario. Def Finanze

Per questo ogni situazione deve essere analizzata concretamente.

In conclusione

La risposta alla domanda “un amministratore di SSD può aprire partita IVA forfetaria come lavoratore sportivo?” non può essere un semplice sì o no.

Sì, può essere contemporaneamente amministratore e lavoratore sportivo autonomo.

Sì, può in linea generale utilizzare il regime forfetario per prestazioni rese ad altre ASD o SSD non controllate, se possiede tutti gli ulteriori requisiti previsti dalla legge.

Diversa è la situazione quando il soggetto detiene una partecipazione di controllo nella SSD e fattura proprio alla stessa società attività economicamente riconducibili a quelle esercitate da quest’ultima: in questo caso la causa ostativa prevista dall’art. 1, comma 57, lett. d), della Legge 190/2014 può impedire la permanenza nel regime forfetario.

Una distinzione apparentemente sottile, ma fondamentale per evitare errori nella gestione fiscale dei lavoratori e dei dirigenti sportivi.

L’approfondimento ha carattere informativo generale. La presenza di partecipazioni societarie, rapporti di amministrazione e prestazioni professionali richiede sempre la verifica del caso concreto e della complessiva posizione fiscale del contribuente.

“Made in Italy Experience” approda al Parlamento Europeo: a Bruxelles valori, innovazione e talenti per un’Europa migliore

Il 2 ottobre 2026 l’iniziativa promossa da Giuseppe Palma, Vice Presidente Vicario di E.S.S.E., porta a Bruxelles le eccellenze italiane dello sport, della cultura, dell’impresa, dell’innovazione e del sociale. Al fianco dell’evento anche il Centro Studi E.S.S.E.

Il Made in Italy come patrimonio di competenze, creatività, talento, capacità imprenditoriale e valore umano. È questo il filo conduttore di “Made in Italy Experience – Valori, Innovazione e Talenti per una Europa Migliore”, l’iniziativa in programma oggi, 2 ottobre 2026, a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo.

Un appuntamento che intende valorizzare persone, professionisti, organizzazioni e realtà che, nei rispettivi ambiti, hanno contribuito a diffondere all’estero un’immagine positiva dell’Italia e delle sue eccellenze.

L’iniziativa è organizzata da Giuseppe Palma, Vice Presidente Vicario di E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo e Presidente della FIKM – Federazione Italiana Krav Maga, in collaborazione con il Centro Studi E.S.S.E.

Una nuova tappa di un percorso che guarda sempre più all’Europa e che pone al centro non soltanto il successo raggiunto, ma soprattutto il valore delle persone che, attraverso il proprio lavoro e il proprio impegno, contribuiscono a rappresentare il nostro Paese oltre i confini nazionali.

Il Made in Italy oltre il prodotto

“Made in Italy Experience” nasce da una concezione ampia del Made in Italy.

Non soltanto produzioni, marchi o eccellenze commerciali, ma un insieme di valori che identificano l’Italia nel mondo: creatività, capacità di innovare, cultura, professionalità, tradizione, spirito imprenditoriale, solidarietà e talento.

Il Made in Italy diventa così un’esperienza da raccontare attraverso le persone.

Persone capaci di distinguersi nello sport e nello spettacolo, nella musica e nella cultura, nel mondo delle imprese e dell’innovazione, nel sociale e nel volontariato, nella valorizzazione dei territori e nei percorsi di inclusione.

La manifestazione vuole proprio mettere insieme mondi apparentemente differenti, individuando un denominatore comune: la capacità di generare valore e di rappresentare un esempio positivo.

Le eccellenze premiate in diversi ambiti

Il progetto prevede riconoscimenti dedicati a numerosi settori della società contemporanea.

Dallo sport all’entertainment, dalla musica alla cultura e all’arte, passando per impresa, innovazione, sociale, volontariato, giovani, territorio e inclusione.

Una pluralità di categorie che riflette una visione moderna del concetto di eccellenza.

Non esiste, infatti, un solo modo di rappresentare il Made in Italy.

Può farlo un atleta che porta i colori italiani nelle competizioni internazionali, ma anche un dirigente che utilizza lo sport come strumento educativo e sociale.

Può farlo un artista capace di comunicare la cultura italiana attraverso il proprio linguaggio, un musicista, un imprenditore che genera sviluppo, un professionista che introduce innovazione, un volontario che dedica tempo ed energie alla comunità o un giovane talento capace di costruire nuove prospettive.

È proprio questa pluralità a rendere “Made in Italy Experience” un progetto che va oltre la tradizionale cerimonia di premiazione.

Giuseppe Palma e la capacità di costruire relazioni

Un ruolo centrale nell’organizzazione dell’iniziativa è quello di Giuseppe Palma.

Vice Presidente Vicario di E.S.S.E. e Presidente della Federazione Italiana Krav Maga, Palma ha promosso l’appuntamento di Bruxelles proseguendo un percorso caratterizzato dalla capacità di mettere in relazione persone, esperienze, professionalità e organizzazioni provenienti da ambiti diversi.

Una capacità aggregativa che rappresenta uno degli elementi distintivi dell’iniziativa: costruire occasioni di incontro nelle quali sport, cultura, impresa, formazione, volontariato e impegno sociale possano dialogare tra loro.

Portare questo confronto a Bruxelles significa inoltre attribuire all’evento una dimensione europea, coerente con la volontà di creare nuove relazioni e occasioni di collaborazione oltre i confini nazionali.

Il ruolo del Centro Studi E.S.S.E.

Alla realizzazione dell’iniziativa collabora anche il Centro Studi E.S.S.E., impegnato nella promozione della formazione, della qualificazione professionale, della conoscenza e della valorizzazione delle competenze.

La presenza del Centro Studi rafforza uno degli aspetti centrali del progetto: l’eccellenza non è soltanto il risultato finale, ma è il prodotto di percorsi fatti di formazione, esperienza, professionalità, aggiornamento e capacità di innovare.

In questa prospettiva, riconoscere il talento significa anche valorizzare il percorso che ha consentito a quella persona o a quella organizzazione di raggiungere determinati risultati.

Bruxelles e la vocazione europea di E.S.S.E.

La scelta di Bruxelles assume un significato particolare anche nel percorso di crescita di E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo.

L’Ente ha progressivamente rafforzato la propria vocazione europea, sviluppando iniziative e relazioni che guardano oltre il territorio nazionale e che mettono al centro sport, Terzo Settore, volontariato, cultura, formazione, inclusione e partecipazione.

“Made in Italy Experience” si inserisce pienamente in questa visione.

Portare le eccellenze italiane nel cuore delle istituzioni europee significa raccontare un Paese capace di contribuire alla costruzione europea attraverso le proprie persone, le proprie competenze e il proprio patrimonio culturale e sociale.

Non un’Europa fatta soltanto di istituzioni e norme, ma anche un’Europa costruita attraverso relazioni, esperienze, talenti e comunità.

Dall’Italia all’Europa, il valore delle persone

Il messaggio che accompagna l’iniziativa è chiaro: il Made in Italy può essere uno straordinario strumento di dialogo e di connessione.

Dietro ogni eccellenza italiana esportata all’estero c’è una storia.

Ci sono sacrifici, studio, formazione, ricerca, lavoro, creatività e capacità di affrontare nuove sfide.

Premiare queste esperienze significa quindi valorizzare non soltanto un risultato individuale, ma il contributo che ciascuno può offrire alla crescita della società.

È da questa idea che nasce anche il collegamento con il percorso degli Euro Excellence Awards, dedicato alla valorizzazione dei talenti e delle eccellenze nei diversi settori della vita sociale, sportiva, culturale e professionale.

“Valori, Innovazione e Talenti per una Europa Migliore”

Il sottotitolo scelto per l’evento sintetizza la filosofia della giornata.

Valori, perché ogni risultato acquista maggiore significato quando è accompagnato da responsabilità, rispetto e capacità di contribuire al bene comune.

Innovazione, perché il futuro richiede idee nuove, competenze e capacità di trasformare i cambiamenti in opportunità.

Talenti, perché sono le persone, con le loro capacità e le loro esperienze, il vero patrimonio di una comunità.

“Made in Italy Experience” porta dunque a Bruxelles un messaggio che parte dall’Italia ma guarda all’Europa.

Un’Europa nella quale le identità nazionali possono rappresentare una ricchezza quando diventano occasioni di confronto, collaborazione e crescita condivisa.

E.S.S.E. e il Centro Studi E.S.S.E., insieme a Giuseppe Palma e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa, scelgono così di celebrare il Made in Italy attraverso ciò che probabilmente lo rappresenta meglio di ogni altra cosa:

il valore delle persone che ogni giorno lo rendono riconoscibile nel mondo.

Daniela Santelli, il calcio come impegno sociale: con E.S.S.E. SPORT nuove opportunità per i giovani

Dalle iniziative inclusive al progetto per le scuole, la responsabile nazionale di E.S.S.E. Calcio affianca sport e cultura. Un percorso nella visione educativa del settore presieduto da Salvatore Grasso.

Il calcio può offrire molto più di un risultato sportivo: occasioni di incontro, relazioni e possibilità di partecipazione. È su questo terreno che si sviluppa l’impegno di Daniela Santelli, responsabile nazionale di E.S.S.E. Calcio dal 2021, oggi al lavoro su una proposta didattico-sportiva destinata alle scuole.

Come raccontato da Cosenza 2.0, il progetto in preparazione pone al centro inclusione, fair play, rispetto e contrasto al bullismo. Temi che collegano il campo da gioco alla vita quotidiana dei ragazzi e alla responsabilità degli adulti che ne accompagnano la crescita.

Dal campo alla partecipazione sociale

Un esempio concreto dell’attività di E.S.S.E. Calcio è l’Open Day “Un calcio alla disabilità”, ospitato allo Stadio San Vito–Gigi Marulla di Cosenza e raccontato sul sito dell’Ente nel luglio 2026.

L’iniziativa ha riunito quasi cento ragazzi provenienti da diverse realtà associative e sportive. Daniela Santelli ne è stata l’ideatrice, nell’ambito di una collaborazione tra E.S.S.E. SPORT e OPES che ha coinvolto Mario Gagliardi, Eugenia Chis e l’associazione “Totò for Special Ones”, guidata da Luca Cavaliere.

La giornata ha offerto ai partecipanti uno spazio di gioco e condivisione, mostrando il valore delle collaborazioni territoriali nel rendere accessibile l’esperienza sportiva. In quell’occasione, Salvatore Grasso, Presidente di E.S.S.E. SPORT, ha sottolineato il contributo del lavoro di rete e degli obiettivi condivisi al risultato dell’evento.

La scuola come luogo di educazione attraverso lo sport

L’attenzione ai giovani trova un altro riferimento nel progetto “Lo sport come valore per crescere insieme”, già presentato dall’Ente: un’iniziativa promossa da E.S.S.E. SPORT ed E.S.S.E. Calcio, ideata da Salvatore Grasso e coordinata da Daniela Santelli.

La proposta è rivolta agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e prevede incontri motivazionali, testimonianze e attività esperienziali con tecnici, educatori e operatori sportivi. Tra i temi indicati figurano autostima, collaborazione, gestione delle emozioni, rispetto delle regole e pari opportunità.

Questo precedente evidenzia una linea di lavoro nella quale lo sport entra nella scuola anche come occasione di riflessione. Imparare a confrontarsi con gli altri, affrontare una difficoltà e riconoscere il contributo dei compagni sono esperienze che possono accompagnare la crescita personale oltre l’attività agonistica.

E.S.S.E. SPORT, il sostegno alle associazioni e alle comunità

Le attività di E.S.S.E. Calcio si inseriscono nella missione di E.S.S.E. SPORT, presieduta da Salvatore Grasso, che promuove la pratica sportiva come strumento educativo, di benessere e di partecipazione.

Accanto a eventi e progetti sociali, il settore sostiene associazioni e società sportive dilettantistiche nella gestione delle attività, nella formazione degli operatori e nella progettazione. Il supporto comprende aspetti tecnici, organizzativi, amministrativi e rapporti con soggetti pubblici e privati.

È un lavoro che collega la qualità dell’organizzazione alle opportunità offerte alle persone: associazioni preparate e sostenute possono sviluppare iniziative più solide e rispondere meglio alle esigenze delle proprie comunità.

Sport e letteratura nel percorso di Daniela Santelli

L’impegno sportivo di Santelli si affianca alla sua attività di avvocata, scrittrice e responsabile della testata online IT Cosenza.

Dopo i romanzi “A un passo dal cuore” e “Per Caso il Destino”, pubblicati da Bertoni Editore, è in lavorazione un terzo libro, scritto insieme a Stefano Milighetti, la cui uscita è prevista nella primavera 2027. Al percorso narrativo si aggiunge l’organizzazione di eventi letterari.

Nel giugno 2025, a Roma, Santelli ha ricevuto il premio “Le Stelle di E.S.S.E.” per il contributo allo sport e alla valorizzazione dei giovani.

Le iniziative sul campo e il lavoro rivolto alle scuole mostrano il filo che attraversa questo impegno: creare occasioni nelle quali i giovani possano partecipare, esprimersi e crescere insieme. Il prossimo sviluppo della proposta scolastica sarà un passaggio da seguire, nel dialogo tra E.S.S.E. Calcio, E.S.S.E. SPORT e le comunità educative.

“Dalla Laurea alla Professione”: il Centro Studi E.S.S.E. avvia il confronto con le associazioni professionali

Collegare formazione universitaria, orientamento e crescita professionale: il progetto parte dal coinvolgimento delle associazioni aggregate, per costruire percorsi da proporre agli atenei.

La laurea rappresenta un traguardo importante, ma apre anche una domanda: come mettere a frutto le conoscenze acquisite in un’attività professionale concreta? Il passaggio dall’università al lavoro richiede orientamento, confronto con chi opera nei diversi settori e, spesso, un approfondimento delle competenze pratiche.

Da questa esigenza nasce “Dalla Laurea alla Professione”, il progetto del Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E. che intende promuovere il dialogo tra università e associazioni professionali, individuando percorsi coerenti con la preparazione dei laureati e con le attività rappresentate dalle associazioni aggregate.

Il primo passo è stato avviato: il Centro Studi ha presentato l’iniziativa alle proprie associazioni, invitandole a manifestare interesse. Seguiranno incontri dedicati con ciascuna realtà interessata, per esaminare le figure professionali, i registri, i requisiti di accesso e le possibili attività di orientamento e formazione.

Il progetto parte dalle associazioni

Il coinvolgimento delle associazioni è il punto di partenza per costruire proposte concrete. Ogni organizzazione conosce le caratteristiche della propria attività professionale, le competenze richieste e le esigenze di aggiornamento dei suoi iscritti.

Il confronto permetterà di individuare quali figure possano essere collegate ai diversi percorsi universitari e quali conoscenze ulteriori possano risultare utili a un neolaureato.

Gli incontri serviranno anche a definire il contributo operativo di ciascuna associazione: dalla partecipazione a iniziative di orientamento alla disponibilità di professionisti e formatori, fino alla valutazione dei percorsi di accesso previsti dai propri regolamenti.

L’obiettivo è arrivare al dialogo con gli atenei con proposte sostenute da contenuti, referenti e modalità di attuazione.

Un accordo con ciascun ateneo, percorsi costruiti insieme

Il modello proposto prevede un accordo di collaborazione con ciascuna università, nel quale individuare gli obiettivi comuni e gli ambiti professionali di interesse.

All’interno dell’accordo potranno essere definiti i corsi di laurea coinvolti, le associazioni competenti e le attività da sviluppare: incontri informativi, approfondimenti specialistici, confronto con professionisti e valutazione delle competenze.

Ogni percorso dovrà tenere conto delle caratteristiche dell’ateneo e della preparazione dei suoi laureati. La coerenza tra formazione universitaria e attività professionale sarà quindi oggetto di un lavoro condiviso.

Le collaborazioni universitarie sono ancora da definire: la fase attuale è dedicata alla raccolta delle manifestazioni di interesse e alla progettazione con le associazioni aggregate.

Il valore per università e laureati

Per gli atenei, il progetto può rappresentare un’opportunità per ampliare l’orientamento in uscita e offrire agli studenti una conoscenza più concreta delle attività collegate ai propri studi.

Per i laureati, il valore consiste nella possibilità di comprendere meglio le competenze richieste nei diversi ambiti, individuare eventuali esigenze formative e conoscere le comunità professionali di riferimento.

Il confronto con le associazioni può inoltre favorire una maggiore consapevolezza delle responsabilità connesse all’attività professionale, delle regole di condotta e dell’importanza della formazione continua.

Il progetto punta dunque a rendere più leggibile il passaggio tra preparazione accademica e pratica professionale, attraverso occasioni di approfondimento e relazione.

Le professioni disciplinate dalla Legge 4/2013

“Dalla Laurea alla Professione” si colloca nell’ambito delle professioni non organizzate in ordini o collegi disciplinate dalla Legge 4/2013, nel rispetto delle attività riservate per legge ad altre professioni.

In questo contesto, la laurea potrà essere valutata in relazione ai requisiti previsti dall’associazione professionale competente. L’eventuale iscrizione a un’associazione o ai suoi registri resterà soggetta alle verifiche e alle condizioni stabilite dai rispettivi regolamenti.

La partecipazione al progetto non comporterà quindi un’iscrizione automatica. Anche l’eventuale rilascio delle attestazioni previste dalla Legge 4/2013 dovrà avvenire nel rispetto delle verifiche richieste; tali attestazioni non costituiscono un’abilitazione professionale.

Una proposta aperta al confronto

Con l’avvio della comunicazione alle associazioni aggregate, il Centro Studi E.S.S.E. apre una fase di ascolto e progettazione. Gli incontri individuali consentiranno di valutare l’interesse effettivo, le opportunità e l’impegno necessario per sviluppare ciascuna proposta.

Il passo successivo sarà il confronto con le università, per verificare la possibilità di costruire collaborazioni coerenti con i loro percorsi formativi.

“Dalla Laurea alla Professione” propone così un collegamento tra luoghi di formazione e comunità professionali, mettendo al centro le competenze e il percorso di crescita delle persone.

La presentazione del progetto è disponibile sul sito del Centro Studi E.S.S.E.:

Scopri “Dalla Laurea alla Professione”

Natale solidale: panettoni, mercatini e raccolte fondi. Come può farli un’associazione?

Con l’avvicinarsi delle festività si moltiplicano panettoni solidali, mercatini, cene ed eventi benefici. Ma quando queste iniziative possono essere considerate vere raccolte fondi e quali accortezze deve adottare un’associazione?

Con l’arrivo del periodo natalizio, per molte associazioni comincia anche la stagione della solidarietà.

Panettoni, calendari, stelle di Natale, piccoli gadget, mercatini, cene solidali e manifestazioni diventano strumenti attraverso i quali raccogliere risorse per finanziare progetti e attività associative.

Ma c’è una domanda che spesso viene sottovalutata:

un’associazione può distribuire prodotti e ricevere denaro senza trasformarsi, di fatto, in un’attività commerciale?

La risposta richiede di capire innanzitutto che cosa si intende per raccolta fondi.

Non è semplicemente “vendere qualcosa”

Per gli Enti del Terzo Settore il riferimento fondamentale è l’articolo 7 del D.Lgs. 117/2017, il Codice del Terzo Settore.

La norma definisce la raccolta fondi come l’insieme delle attività e delle iniziative realizzate da un ETS allo scopo di finanziare le proprie attività di interesse generale.

E c’è un aspetto particolarmente importante.

La raccolta può essere realizzata anche attraverso la cessione o l’erogazione di beni o servizi di modico valore, oltre che mediante donazioni, contributi, eventi e altre forme di sostegno.

Ciò significa che distribuire un panettone, un calendario, una pianta o un piccolo gadget in occasione di una campagna solidale può rientrare in un’attività di raccolta fondi.

Ma non basta mettere la parola “solidale” davanti al nome del prodotto.

Il panettone solidale non deve diventare un normale prodotto commerciale

Immaginiamo un’associazione che, in vista del Natale, acquisti dei panettoni e li proponga ai propri sostenitori per finanziare un progetto.

L’iniziativa deve essere costruita e comunicata per ciò che realmente è: una campagna attraverso la quale il cittadino sostiene le finalità dell’ente, ricevendo eventualmente un bene di modico valore collegato alla raccolta.

Diverso sarebbe organizzare stabilmente una vera e propria attività di vendita di prodotti, con logiche tipicamente commerciali.

È quindi importante guardare non soltanto al fatto che venga consegnato un bene, ma anche alle modalità concrete con cui l’iniziativa viene organizzata, alla sua finalità e al rapporto con il sostenitore.

Trasparenza prima di tutto

Il Codice del Terzo Settore pone tre principi fondamentali alla base della raccolta fondi:

verità, trasparenza e correttezza.

Chi sostiene l’associazione deve poter comprendere con chiarezza chi sta promuovendo l’iniziativa, per quale finalità vengono raccolte le risorse e quale progetto o attività si intende finanziare.

Una comunicazione come:

“Con il tuo contributo sostieni le attività della nostra associazione. Come segno di ringraziamento riceverai il nostro panettone solidale”

esprime, ad esempio, una logica profondamente diversa dalla semplice esposizione di un prodotto con relativo prezzo di vendita.

La raccolta fondi deve quindi essere anche un momento di fiducia tra associazione e sostenitore.

Mercatini, cene ed eventi: stesso principio

Il ragionamento non riguarda soltanto i panettoni.

Durante il periodo natalizio sono frequenti anche mercatini solidali, spettacoli, cene, lotterie nei casi consentiti dalla specifica normativa, manifestazioni e altre iniziative finalizzate al sostegno delle attività associative.

Le stesse Linee guida ministeriali sulla raccolta fondi richiamano diverse modalità utilizzabili dagli ETS, tra cui eventi anche di piazza e merchandising.

Il principio rimane però sempre lo stesso: l’iniziativa deve essere coerente con la finalità di reperire risorse destinate al perseguimento delle attività di interesse generale dell’ente.

Attenzione anche alla rendicontazione

Organizzare correttamente la campagna è solo una parte del lavoro.

Una volta terminata l’iniziativa, occorre poter ricostruire con chiarezza quanto è stato raccolto e quali costi sono stati sostenuti.

Il Codice del Terzo Settore e la disciplina attuativa prevedono infatti specifici obblighi di rendicontazione delle raccolte fondi, proprio per assicurare trasparenza nei confronti dei sostenitori e consentire i controlli previsti dall’ordinamento.

Non bisogna quindi aspettare la fine dell’iniziativa per domandarsi dove siano ricevute, fatture, spese e incassi.

È molto più semplice predisporre fin dall’inizio una piccola organizzazione amministrativa della raccolta.

Prima di partire, quattro domande

Un’associazione che sta preparando la propria iniziativa natalizia dovrebbe quindi chiedersi:

Per quale finalità stiamo raccogliendo questi fondi?

È chiaro ai sostenitori che stanno contribuendo a una raccolta fondi dell’associazione?

I beni eventualmente distribuiti sono coerenti, anche per valore e modalità, con questo tipo di iniziativa?

Siamo in grado di documentare correttamente entrate e spese?

Se queste domande vengono affrontate prima dell’inizio della campagna, molti problemi possono essere evitati.

Solidarietà sì, ma con una buona organizzazione

Panettoni, mercatini e iniziative natalizie rappresentano una grande opportunità per il Terzo Settore.

Non servono soltanto a raccogliere risorse: permettono alle associazioni di incontrare cittadini, raccontare i propri progetti, coinvolgere nuovi sostenitori e far conoscere il valore sociale delle proprie attività.

Il messaggio, quindi, non deve essere quello di scoraggiare queste iniziative.

Al contrario: facciamole, ma facciamole bene.

Perché anche dietro un semplice panettone può esserci un progetto importante da sostenere.

E una raccolta fondi organizzata con trasparenza e correttezza non aiuta soltanto il bilancio dell’associazione: rafforza soprattutto la fiducia di chi decide di sostenerla.

Il Centro Studi E.S.S.E. entra nel Registro per la Trasparenza dell’Unione europea

Validata l’iscrizione con numero REG 1549988106359-38. Un nuovo passo nella dimensione europea del Centro Studi, che punta a portare nel dialogo con le istituzioni UE le istanze delle professioni, della formazione e delle associazioni professionali

Un nuovo importante tassello si aggiunge al percorso istituzionale del Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E.

Il Segretariato del Registro per la Trasparenza dell’Unione europea ha validato la registrazione del Centro Studi E.S.S.E., rendendone pubblica l’iscrizione con il numero:

REG 1549988106359-38

Un risultato che apre una nuova fase nell’attività del Centro Studi, affiancando alla sua azione nazionale nel campo della qualificazione professionale una crescente attenzione verso le politiche e i processi decisionali dell’Unione europea.

Cos’è il Registro per la Trasparenza dell’UE

Il Registro per la Trasparenza è la banca dati pubblica attraverso la quale vengono rese conoscibili le organizzazioni, associazioni, gruppi e altri soggetti che svolgono attività di rappresentanza di interessi nei confronti delle istituzioni europee.

L’obiettivo è rendere trasparente quali interessi vengono rappresentati a livello europeo, da chi, per conto di chi e con quali risorse. Il sistema è disciplinato dall’accordo interistituzionale tra Parlamento europeo, Consiglio dell’Unione europea e Commissione europea. Transparency register

Essere iscritti significa quindi operare all’interno di un sistema che rende pubbliche le attività di rappresentanza di interessi e che vincola i registrati al rispetto di uno specifico Codice di condotta nei rapporti con le istituzioni europee. Transparency register

È importante precisare che l’iscrizione non costituisce un riconoscimento, un’approvazione o un accreditamento dell’organizzazione da parte dell’Unione europea. Rappresenta, invece, l’inserimento in un sistema pubblico di trasparenza dedicato ai soggetti che intendono partecipare alle attività di rappresentanza di interessi nei confronti delle istituzioni dell’UE. Transparency register

Una nuova dimensione europea per il Centro Studi E.S.S.E.

Per il Centro Studi E.S.S.E. l’iscrizione assume un significato particolare.

Il Centro Studi opera già in Italia quale Forma Aggregativa ai sensi della Legge 14 gennaio 2013, n. 4, nell’ambito del sistema dedicato alle professioni non organizzate in ordini o collegi.

L’obiettivo è ora quello di affiancare a questa attività una maggiore capacità di osservazione, interlocuzione e partecipazione rispetto alle politiche europee che possono incidere sul mondo delle professioni, delle competenze, della formazione permanente, della qualificazione professionale, del lavoro e dell’economia sociale.

Non si tratta quindi soltanto di “essere presenti” in un registro, ma di creare le condizioni per sviluppare progressivamente una dimensione europea dell’attività del Centro Studi.

Dialogare con le istituzioni europee

L’iscrizione al Registro assume anche una valenza operativa.

Le istituzioni europee hanno infatti introdotto diverse misure di “condizionalità”, in base alle quali determinate forme di interlocuzione istituzionale sono riservate ai rappresentanti di interessi registrati.

Tra le attività per le quali la registrazione può essere necessaria rientrano, a seconda dell’istituzione e della specifica procedura, la richiesta di accesso ai locali del Parlamento europeo, la partecipazione a determinate audizioni o attività, alcuni incontri con esponenti e dirigenti della Commissione e del Consiglio e la possibile partecipazione a gruppi di esperti della Commissione. Transparency register

Il Centro Studi potrà inoltre partecipare alle attività contemplate dal Registro, come consultazioni, audizioni, incontri, conferenze, campagne di comunicazione e predisposizione di documenti e contributi sulle politiche europee di interesse. Transparency register

Dalle professioni italiane al confronto europeo

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti della nuova fase.

Molte delle tematiche sulle quali opera il Centro Studi E.S.S.E. hanno ormai una dimensione che supera i confini nazionali: qualificazione e trasparenza delle competenze, formazione permanente, mobilità professionale, nuove professionalità, digitalizzazione, economia sociale e rapporto tra formazione e mercato del lavoro.

L’obiettivo sarà quindi quello di seguire le iniziative europee che incidono su questi settori, promuovendo, quando opportuno, la partecipazione alle consultazioni e portando all’attenzione delle sedi istituzionali le esperienze e le esigenze provenienti dalle associazioni professionali e dalle realtà rappresentate dal Centro Studi.

Massimo di Mauro: «Dall’Italia all’Europa, per dare voce alle professioni»

Soddisfazione per la conclusione della procedura è espressa dal Presidente del Centro Studi E.S.S.E., Massimo di Mauro:

«L’iscrizione al Registro per la Trasparenza rappresenta per noi soprattutto l’inizio di un nuovo percorso. Il Centro Studi è nato con l’obiettivo di contribuire alla crescita e alla qualificazione delle professioni e oggi riteniamo importante guardare sempre più anche all’Europa, perché molte delle politiche che riguardano competenze, formazione e lavoro vengono costruite attraverso un confronto che non può più essere soltanto nazionale.»

Il Presidente sottolinea soprattutto il ruolo che potranno assumere le associazioni professionali che fanno parte della rete:

«Vogliamo che questa opportunità non rimanga semplicemente un risultato del Centro Studi. La nostra ambizione è creare un collegamento tra le associazioni professionali che rappresentiamo e le politiche europee che possono interessarle. Seguire le iniziative dell’Unione, partecipare alle consultazioni quando vi siano temi di nostra competenza, elaborare proposte e contributi significa provare a portare anche l’esperienza delle nostre professioni all’interno di un confronto più ampio.»

Trasparenza, partecipazione e responsabilità

L’iscrizione comporta anche precise responsabilità.

Il Centro Studi dovrà mantenere aggiornate le informazioni pubblicate nel Registro e operare nel rispetto del relativo Codice di condotta. Le linee guida europee richiedono infatti che le informazioni fornite dai registrati siano trasparenti, pertinenti, accurate e aggiornate. Transparency register

Non è quindi un punto di arrivo, ma uno strumento che dovrà essere accompagnato da attività concrete.

REG 1549988106359-38 diventa da oggi il numero identificativo del Centro Studi E.S.S.E. nel Registro per la Trasparenza e dovrà essere utilizzato nelle interlocuzioni con le istituzioni europee nei casi previsti.

Per il Centro Studi si apre così una nuova fase.

Una fase che parte dall’esperienza maturata in Italia nell’ambito della Legge 4/2013 e guarda all’Europa con l’obiettivo di costruire nuove relazioni, intercettare le politiche che interessano le professioni e favorire una partecipazione sempre più consapevole delle associazioni rappresentate.

Dall’Italia all’Europa. Formazione, qualificazione, rappresentanza e partecipazione: una nuova tappa nel percorso del Centro Studi E.S.S.E.

Turismo delle Radici, formazione e qualificazione professionale: al via la nuova edizione del corso

Scuola di Impresa Confcommercio e Associazione Nazionale Esperti Turismo Radici e Genealogisti insieme per formare nuove professionalità. Il percorso si inserisce nel sistema della Legge 4/2013 attraverso l’aggregazione dell’Associazione al Centro Studi E.S.S.E.

Ha preso il via una nuova edizione del corso sul Turismo delle Radici, promosso dalla Scuola di Impresa Confcommercio e dall’Associazione Nazionale Esperti Turismo Radici e Genealogisti, presieduta da Tiziana Nicotera.

Un percorso che non si limita alla formazione, ma si inserisce in un progetto più ampio finalizzato a dare identità, competenze e qualificazione professionale a quanti intendono operare in un settore che mette insieme turismo, genealogia, cultura, storia familiare, tradizioni, piccoli borghi e territori rurali.

La nuova edizione conferma, inoltre, la crescente attenzione verso il fenomeno: tra i partecipanti figurano operatori, professionisti e imprenditori provenienti da Sicilia, Calabria, Puglia, Piemonte, Friuli e Campania, ma anche da Svizzera, Portogallo e Argentina.

Un dato particolarmente significativo per una forma di turismo che, per sua stessa natura, nasce dal rapporto tra i territori italiani e quelle comunità di italiani e italo-discendenti che vivono nel resto del mondo.

Il Turismo delle Radici: tornare nei luoghi della propria storia

Il Turismo delle Radici rappresenta un segmento particolare dell’offerta turistica: il viaggio non nasce soltanto dalla volontà di conoscere una destinazione, ma dal desiderio di ritrovare le proprie origini.

Ricostruire un albero genealogico, ricercare documenti relativi ai propri antenati, individuare il paese dal quale partirono i nonni o i bisnonni, conoscere i luoghi nei quali vissero, riscoprire tradizioni familiari e incontrare le comunità locali sono esperienze che richiedono competenze diverse da quelle del turismo tradizionale.

Il tema è entrato anche nelle strategie pubbliche nazionali. Il progetto PNRR “Il Turismo delle Radici – Una strategia integrata per la ripresa del settore del turismo nell’Italia post Covid-19”, attuato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha puntato proprio a rafforzare il legame con l’Italia degli italiani all’estero e degli italo-discendenti, generando al tempo stesso nuove opportunità per piccoli comuni, borghi e territori. Nel 2026 il programma ha conosciuto un ulteriore sviluppo attraverso nuovi interventi finanziati dal Fondo Sviluppo e Coesione.

È in questo scenario che diventa sempre più importante poter contare su professionisti adeguatamente formati, capaci di accompagnare il viaggiatore nella costruzione di un’esperienza che può comprendere ricerca genealogica, conoscenza del territorio, patrimonio culturale, tradizioni e relazioni con le comunità locali.

L’Associazione Nazionale Esperti Turismo Radici e Genealogisti

Proprio dalla necessità di valorizzare queste competenze nasce l’attività dell’Associazione Nazionale Esperti Turismo Radici e Genealogisti, costituita nell’ambito della Legge 14 gennaio 2013, n. 4, dedicata alle professioni non organizzate in ordini o collegi.

L’Associazione, presieduta da Tiziana Nicotera, opera per favorire la formazione e la qualificazione degli operatori del settore e per contribuire alla costruzione di una precisa identità professionale dell’Esperto del Turismo delle Radici, con attenzione anche alle competenze genealogiche, territoriali e legate al turismo rurale.

L’Associazione è aggregata al Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E., Forma Aggregativa ai sensi dell’art. 3 della Legge 4/2013, iscritta nell’apposito elenco del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Tiziana Nicotera: «Trasformare una grande opportunità turistica in professionalità»

La Presidente Tiziana Nicotera sottolinea proprio la crescita del settore e la necessità di accompagnarla attraverso una formazione specifica:

«Questa nuova edizione conferma quanto stia crescendo l’interesse verso il Turismo delle Radici. Abbiamo operatori, professionisti e imprenditori provenienti da diverse regioni italiane, ma anche dalla Svizzera, dal Portogallo e dall’Argentina. È un dato che ci rende particolarmente orgogliosi e dimostra come il legame con le proprie origini non conosca confini. Il nostro obiettivo è trasformare questa grande opportunità anche in professionalità, fornendo competenze specifiche a chi vuole accompagnare le persone nella riscoperta della propria storia familiare, dei territori e delle comunità di origine.»

Nicotera evidenzia anche il passo ulteriore compiuto attraverso il sistema della Legge 4/2013:

«Oggi vogliamo affiancare alla formazione un percorso strutturato di qualificazione professionale. L’Associazione nasce proprio per dare rappresentanza, identità e strumenti a chi opera nel Turismo delle Radici e nella genealogia, creando una comunità professionale capace di crescere attraverso formazione continua, condivisione delle esperienze e attenzione alla qualità dei servizi.»

Durante la prima lezione non sono mancate le testimonianze di Arianna Serena, Marcela Oxilia e Tonino Ponziano, partecipanti alla precedente edizione, che hanno raccontato la propria esperienza e il percorso intrapreso dopo la formazione.

Dalla Legge 4/2013 alla qualificazione delle nuove professioni

Il progetto assume un significato ancora più preciso se letto alla luce della Legge 4/2013, che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi.

La normativa attribuisce un ruolo importante alle associazioni professionali, che possono promuovere la formazione permanente degli iscritti, adottare codici di condotta, vigilare sul rispetto delle regole associative e favorire forme di garanzia e trasparenza nei confronti degli utenti.

Si tratta di un modello volontario, che non istituisce nuovi ordini o albi professionali pubblici e non introduce riserve per l’esercizio della professione.

La stessa attestazione prevista dalla Legge 4/2013 non rappresenta un’autorizzazione pubblica all’esercizio dell’attività, ma uno strumento attraverso il quale l’associazione professionale può attestare, sotto la propria responsabilità e ricorrendone i presupposti, determinati elementi relativi all’iscritto e al percorso di qualificazione professionale.

Il ruolo del Centro Studi E.S.S.E.

È in questo sistema che si colloca il Centro Studi e Formazione Professionale E.S.S.E., al quale l’Associazione Nazionale Esperti Turismo Radici e Genealogisti ha aderito.

Il Centro Studi opera quale Forma Aggregativa ai sensi dell’art. 3 della Legge 4/2013, favorendo il coordinamento delle associazioni professionali aggregate e accompagnandole nei percorsi di organizzazione, formazione e qualificazione delle rispettive figure professionali.

Nel corso della prima lezione è intervenuto il Presidente del Centro Studi, Massimo di Mauro, che ha illustrato ai partecipanti il funzionamento della Legge 4/2013 e, in particolare, il percorso che potrà condurre i futuri professionisti all’iscrizione nel Registro dell’Associazione e, ricorrendone i requisiti, all’attestazione di qualità e di qualificazione professionale dei servizi.

«Il Turismo delle Radici sta creando nuovi spazi di attività e richiede, di conseguenza, professionalità sempre più preparate e riconoscibili. La Legge 4/2013 ci offre uno strumento importante per costruire attorno a queste competenze un percorso serio di qualificazione professionale. Non vogliamo creare un ordine professionale né introdurre barriere all’esercizio dell’attività: vogliamo invece valorizzare chi sceglie volontariamente di investire nella propria preparazione, nella formazione continua, nel rispetto di standard qualitativi e di principi deontologici, offrendo contemporaneamente maggiore trasparenza agli utenti.»

Per di Mauro, l’esperienza sviluppata con l’Associazione presieduta da Tiziana Nicotera rappresenta anche un modello applicabile alle nuove professionalità:

«Questa esperienza interpreta pienamente la funzione che vogliamo attribuire al Centro Studi E.S.S.E.: individuare professionalità emergenti, sostenere le associazioni che intendono rappresentarle e costruire percorsi capaci di coniugare formazione, competenza e qualità dei servizi. L’Esperto del Turismo delle Radici presenta inoltre una caratteristica particolarmente interessante: la professionalità diventa anche uno strumento di valorizzazione dei territori, dei piccoli comuni, della genealogia, della cultura e delle tradizioni italiane, con una naturale proiezione internazionale.»

Dal corso al Registro dei Professionisti del Turismo delle Radici

Il percorso formativo assume quindi anche una funzione propedeutica rispetto al progetto professionale promosso dall’Associazione.

Al termine del corso, coloro che avranno completato positivamente il programma e ottenuto il relativo attestato di superamento avranno acquisito il requisito formativo minimo previsto per poter accedere, in presenza degli ulteriori requisiti stabiliti dall’Associazione, al Registro dei Professionisti del Turismo delle Radici.

È importante distinguere i due passaggi.

L’attestato di superamento del corso certifica il completamento del percorso formativo; l’eventuale attestazione di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati, invece, rientra nel sistema previsto dalla Legge 4/2013 ed è rilasciata dall’associazione professionale secondo le condizioni previste dalla normativa e dai propri regolamenti. Non costituisce un requisito obbligatorio per esercitare la professione.

Formazione, iscrizione al Registro, aggiornamento professionale e rispetto delle regole associative diventano così parti di un progetto unitario finalizzato a rendere maggiormente identificabile e qualificata una professionalità destinata a confrontarsi con un mercato sempre più ampio.

Professionisti per riscoprire persone, storie e territori

Il Turismo delle Radici possiede una caratteristica che lo rende profondamente diverso da molti altri segmenti turistici: il viaggio comincia spesso molto prima della partenza.

Comincia da un cognome, da una fotografia, da un certificato ritrovato in famiglia, dal racconto di un nonno o dal nome di un piccolo paese italiano tramandato attraverso le generazioni.

Trasformare questi elementi in un’esperienza capace di ricostruire il rapporto tra una persona e la terra dei propri antenati richiede preparazione, sensibilità e conoscenza.

La nuova edizione del corso promosso dalla Scuola di Impresa Confcommercio e dall’Associazione Nazionale Esperti Turismo Radici e Genealogisti, insieme al percorso di qualificazione sviluppato nell’ambito del Centro Studi E.S.S.E., va esattamente in questa direzione: formare professionisti capaci non soltanto di accompagnare un viaggio, ma di aiutare a ricostruire un legame.

Un legame tra persone e territori, tra presente e passato, tra le comunità italiane e milioni di discendenti che, in ogni parte del mondo, continuano a riconoscere nell’Italia il luogo delle proprie radici.

E.S.S.E. entra nel Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea

Validata la registrazione dell’Ente Sportivo Sociale Europeo: assegnato il numero REG 3796771106343-28. Un nuovo passo nel percorso di presenza e interlocuzione europea della Rete

Un nuovo tassello si aggiunge al percorso di crescita istituzionale di E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo.

Il Segretariato del Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea ha ufficialmente validato la registrazione di E.S.S.E., rendendola pubblica e assegnando all’Ente il numero:

REG 3796771106343-28

Un codice che identificherà E.S.S.E. nei rapporti con le istituzioni dell’Unione Europea e che potrà essere utilizzato, tra l’altro, nelle interlocuzioni istituzionali, nelle procedure previste per l’accreditamento presso il Parlamento europeo e nella partecipazione alle iniziative e consultazioni europee per le quali sia richiesto o rilevante indicare la propria registrazione.

Si tratta di un risultato che si inserisce nella più ampia strategia di E.S.S.E. volta a rafforzare il proprio ruolo non soltanto nel panorama nazionale del Terzo Settore e dello sport dilettantistico, ma anche nel dialogo con le istituzioni e le reti europee.

Che cos’è il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea

Il Registro per la Trasparenza è una banca dati pubblica dell’Unione Europea nella quale vengono registrati organizzazioni, associazioni, gruppi, imprese, reti e professionisti che svolgono attività di rappresentanza di interessi nei confronti delle istituzioni europee.

L’obiettivo è rendere conoscibile al pubblico quali interessi vengono rappresentati a livello europeo, da chi, per conto di chi e attraverso quali risorse. La banca dati rende quindi più trasparente il rapporto tra istituzioni europee e organizzazioni della società civile, imprese, associazioni e altri portatori di interesse.

L’attuale disciplina deriva dall’Accordo interistituzionale del 20 maggio 2021 tra Parlamento europeo, Consiglio dell’Unione Europea e Commissione europea, entrato in vigore il 1° luglio 2021. L’accordo ha definito un quadro comune volto a rafforzare la trasparenza e gli standard etici nella rappresentanza degli interessi a livello europeo.

Trasparenza e partecipazione ai processi europei

Il termine “rappresentanza di interessi” non deve essere interpretato esclusivamente nel senso tradizionale di lobbying.

Il Registro comprende infatti numerose attività mediante le quali organizzazioni e rappresentanti della società civile possono contribuire al dibattito europeo, tra cui:

  • partecipazione a incontri, conferenze ed eventi;
  • partecipazione a consultazioni e audizioni;
  • organizzazione di campagne di comunicazione, reti e iniziative;
  • elaborazione di documenti di posizione, studi e contributi;
  • attività volte a rappresentare esigenze, esperienze e punti di vista nell’ambito delle politiche europee.

Il principio alla base del sistema è semplice: il dialogo tra istituzioni e portatori di interesse è parte del processo decisionale europeo, ma deve avvenire in un quadro che permetta ai cittadini di conoscere i soggetti coinvolti e gli interessi rappresentati.

Lo stesso Accordo interistituzionale evidenzia come il dialogo con associazioni rappresentative e società civile possa contribuire alla qualità del processo decisionale mettendo a disposizione delle istituzioni competenze, esperienze e punti di vista esterni.

Cosa significa per E.S.S.E.

Per E.S.S.E. la registrazione rappresenta innanzitutto una scelta di trasparenza.

Nella propria dichiarazione pubblica l’Ente ha fornito informazioni sulla propria struttura, sugli obiettivi istituzionali, sulla composizione della Rete, sulle aree di interesse europeo e sulle attività potenzialmente connesse alle politiche dell’Unione.

Tra gli ambiti di particolare interesse per E.S.S.E. rientrano lo sport e lo sport dilettantistico, il Terzo Settore, il volontariato, l’economia sociale, l’inclusione, la formazione, la cittadinanza attiva, la partecipazione civica e il ruolo delle organizzazioni della società civile.

La presenza nel Registro crea quindi un quadro formale e trasparente entro il quale E.S.S.E. potrà sviluppare future interlocuzioni sulle materie coerenti con le proprie finalità.

Il numero REG di E.S.S.E.

Con la validazione è stato attribuito all’Ente il numero:

REG 3796771106343-28

Il numero REG costituisce l’identificativo pubblico della registrazione e dovrà essere utilizzato nei rapporti con le istituzioni europee nei casi in cui sia richiesto.

Gli orientamenti del Registro invitano infatti le organizzazioni registrate, quando entrano in contatto con istituzioni e organismi dell’UE, a dichiarare la propria iscrizione e a fornire il proprio numero REG.

Un impegno che comporta anche responsabilità

L’iscrizione non si esaurisce con la validazione iniziale.

Le organizzazioni registrate sono tenute a mantenere aggiornate le informazioni pubblicate e a effettuare almeno una volta ogni dodici mesi un aggiornamento annuale completo, confermando i dati forniti e il rispetto del codice di condotta. Sono inoltre possibili aggiornamenti parziali nel corso dell’anno.

Il Segretariato può inoltre effettuare controlli sulla qualità delle informazioni e chiedere chiarimenti o correzioni qualora emergano incongruenze.

Questo meccanismo conferma la natura del Registro: non una semplice vetrina istituzionale, ma uno strumento basato su trasparenza, aggiornamento e responsabilità delle organizzazioni registrate.

Non un “riconoscimento europeo”, ma un passaggio istituzionale importante

È importante precisare che la registrazione nel Transparency Register non equivale a un riconoscimento, a un’approvazione o a un accreditamento dell’organizzazione da parte dell’Unione Europea.

Gli stessi orientamenti ufficiali chiariscono che l’iscrizione non comporta alcuna forma di approvazione da parte delle istituzioni firmatarie.

Il valore della registrazione è diverso: rende pubblica e verificabile l’identità dell’organizzazione, gli interessi che intende rappresentare e le attività attraverso le quali può interagire con le istituzioni europee.

Per E.S.S.E., quindi, rappresenta un ulteriore passaggio verso una presenza europea sempre più strutturata, trasparente e consapevole.

Dal territorio all’Europa

Negli ultimi anni E.S.S.E. ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione nel Terzo Settore, nello sport, nel volontariato, nella formazione, nell’informazione e nella promozione sociale.

La registrazione nel Registro per la Trasparenza UE si inserisce in questo percorso e apre nuove possibilità di confronto sui temi che riguardano associazioni, organizzazioni sportive, volontari, operatori e comunità.

L’obiettivo non cambia: rappresentare esigenze concrete, creare reti, sviluppare opportunità e contribuire alla costruzione di politiche sempre più attente al ruolo dello sport dilettantistico e della società civile.

Con il numero REG 3796771106343-28, E.S.S.E. aggiunge oggi un nuovo elemento alla propria identità istituzionale.

Un nuovo passo in Europa, nel segno della trasparenza, della partecipazione e della rappresentanza.

5 per mille 2026, doppia scadenza al 30 settembre per gli Enti del Terzo Settore

Ultimi giorni per regolarizzare l’accreditamento al 5 per mille 2026 con la remissione in bonis e per comunicare l’IBAN necessario al pagamento delle somme relative al 5 per mille 2023. Sul RUNTS è inoltre operativa una nuova versione della pratica “Cinque per mille”.

Il 30 settembre 2026 rappresenta una data particolarmente importante per gli Enti del Terzo Settore.

Entro questa scadenza, infatti, si concentrano due adempimenti distinti: da un lato la possibilità di regolarizzare tardivamente l’accreditamento al 5 per mille 2026, dall’altro l’obbligo, per gli enti beneficiari che non abbiano ancora ricevuto le somme relative al 5 per mille 2023, di comunicare i dati necessari al pagamento.

A rendere il quadro ancora più attuale c’è inoltre una novità operativa: dal 15 settembre è disponibile sulla piattaforma del RUNTS una nuova versione della pratica “Cinque per mille”, pensata per rendere più semplice la gestione dell’accreditamento e dell’IBAN.

Accreditamento 5 per mille 2026: chi deve intervenire

La scadenza del 30 settembre non riguarda indistintamente tutti gli ETS.

Gli enti già presenti nell’elenco permanente degli accreditati oppure nell’elenco dei nuovi enti iscritti al 5 per mille 2026 entro il 10 aprile risultano già regolarmente accreditati al beneficio.

Per questi enti non è quindi necessario procedere a un nuovo accreditamento.

La situazione cambia invece per gli ETS già iscritti al RUNTS che non figurano né nell’elenco permanente né tra i nuovi iscritti 2026.

In questo caso è ancora possibile rientrare nel beneficio attraverso la remissione in bonis, presentando entro il 30 settembre una pratica “Cinque per mille” sul RUNTS e versando una sanzione di 250 euro tramite modello F24 Elide, con codice tributo 8115.

Anche gli enti non ancora iscritti al RUNTS possono rientrare

La possibilità di regolarizzazione riguarda anche gli enti che non risultano ancora iscritti al Registro unico nazionale del Terzo Settore, purché abbiano già presentato istanza di iscrizione e dichiarino entro il 30 settembre la volontà di accreditarsi al 5 per mille, versando contestualmente la sanzione prevista.

In entrambi i casi, però, c’è un ulteriore requisito decisivo:

l’ente dovrà risultare effettivamente iscritto al RUNTS entro il 31 dicembre 2026.

Il pagamento della sanzione, quindi, non è sufficiente se il procedimento di iscrizione al RUNTS non si conclude entro la fine dell’anno.

Attenzione agli enti presenti nell’elenco permanente

Un aspetto particolarmente importante riguarda gli enti che risultano già presenti nell’elenco permanente del 5 per mille.

Questi enti sono considerati accreditati anche se, nell’elenco generale del RUNTS, nella colonna relativa al 5 per mille dovesse comparire la dicitura “NO”.

In questa situazione non è necessario effettuare un nuovo accreditamento, ma è comunque opportuno entrare nella piattaforma, valorizzare il campo relativo al 5 per mille e soprattutto inserire l’IBAN, affinché il Ministero possa procedere materialmente al pagamento.

Il caso delle ex Onlus

Particolare attenzione deve essere riservata anche alle ex Onlus.

Se l’ente era già presente nell’elenco permanente del 5 per mille 2026 e ha presentato domanda di iscrizione al RUNTS entro il 31 marzo 2026, continua a risultare accreditato anche per l’anno in corso.

Resta però necessario comunicare il proprio IBAN al Ministero, tramite l’apposita pratica disponibile sulla piattaforma RUNTS.

Diverso il caso delle ex Onlus non precedentemente accreditate o che non abbiano presentato la domanda di iscrizione al RUNTS entro il 31 marzo.

Per questi soggetti era possibile accreditarsi entro il 10 aprile oppure, in via tardiva, entro il 30 settembre, con il pagamento della sanzione di 250 euro. Anche in questo caso l’iscrizione effettiva al RUNTS deve comunque intervenire entro il 31 dicembre 2026.

5 per mille 2023: IBAN da comunicare entro il 30 settembre

La seconda scadenza riguarda invece gli enti beneficiari del 5 per mille 2023 che non abbiano ancora ricevuto le somme spettanti.

Entro il 30 settembre 2026 questi soggetti devono comunicare all’amministrazione competente i dati necessari per il pagamento.

Per gli ETS l’amministrazione di riferimento è il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

L’adempimento è particolarmente delicato perché la mancata comunicazione può determinare la perdita del diritto a percepire il contributo, con conseguente riversamento delle somme al bilancio dello Stato.

Come comunicare o correggere l’IBAN

Gli enti che non abbiano ancora provveduto devono entrare nella piattaforma RUNTS, selezionare la pratica “Cinque per mille”, inserire il codice IBAN corretto oppure modificarlo se quello presente non è più valido, firmare digitalmente la distinta e procedere con l’invio.

Per le ex Onlus, invece, la comunicazione delle coordinate bancarie relative al 5 per mille 2023 avviene attraverso l’Agenzia delle Entrate secondo le modalità previste per questa categoria di enti.

Dal 15 settembre nuova pratica “Cinque per mille” sul RUNTS

Proprio in vista di questi adempimenti, dal 15 settembre è attiva una nuova versione della sezione RUNTS dedicata al 5 per mille.

L’aggiornamento riguarda sia la pratica di iscrizione sia quella relativa alla gestione del “Cinque per mille” ed è stato introdotto per migliorare la fruibilità dei moduli e rendere più consapevole l’ente rispetto alle operazioni di accreditamento, aggiornamento dell’IBAN ed eventuale rinuncia al beneficio.

Il consiglio operativo: verificare subito la propria posizione

Alla luce della doppia scadenza del 30 settembre, per gli ETS è opportuno effettuare subito un controllo della propria posizione.

In particolare, è necessario verificare:

  • se l’ente risulta già nell’elenco permanente o tra i nuovi accreditati 2026;
  • se sia necessario ricorrere alla remissione in bonis;
  • se l’IBAN presente sul RUNTS sia corretto e aggiornato;
  • se vi siano somme del 5 per mille 2023 non ancora incassate;
  • se, in caso di nuova iscrizione, il procedimento RUNTS possa concludersi entro il 31 dicembre 2026.

Il rischio, in caso di mancato adempimento, non è soltanto quello di perdere la possibilità di accedere al 5 per mille 2026, ma anche di non riuscire a incassare somme già assegnate per annualità precedenti.

Per questo il 30 settembre rappresenta una scadenza da non sottovalutare.

EURO EXCELLENCE AWARDS E.S.S.E. 2026 – OLTRE 100 PREMIATI IN UNA SERATA DEDICATA ALLE ECCELLENZE


Si è conclusa una serata intensa, partecipata e ricca di emozioni quella degli EURO EXCELLENCE AWARDS 2026, promossi da E.S.S.E. – Ente Sportivo Sociale Europeo, presieduto dal Dott. Massimo Di Mauro, in collaborazione con E.S.S.E. Sport, presieduta da Salvatore Grasso, e con E.S.S.E. Turismo Sicilia, presieduta da Valentina Nicotra, nell’ambito del Wonder Festival di SiciliaFiera.
A condurre la serata, con professionalità, ritmo ed energia, Dario Testa, che ha accompagnato sul palco oltre 100 premiati provenienti dal mondo dello sport, della musica, dello spettacolo, dell’imprenditoria, della cultura, delle istituzioni, del sociale e dell’associazionismo.
Tra i premiati, Rosario Alfino, Presidente di Expo Mediterraneo, al quale è andato anche un particolare ringraziamento per la collaborazione e per la prestigiosa opportunità offerta agli Euro Excellence Awards all’interno del Wonder Festival; Francesco Colianni, Assessore regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità; Ross Pelligra, Presidente del Catania Football Club; il Principe Enrico Grimaldi di Nixima, premiato per il suo glorioso trascorso nel mondo dell’automobilismo; il medico sportivo Andrea Oliva; lo staff di Expo Mediterraneo; l’imprenditore Alfio Patanè e Salvo Capuana, tra i premiati provenienti dal mondo istituzionale regionale.

Tra le presenze più significative della serata, quella di Pietro Agen, Presidente di Confcommercio Catania, e di Mimmo Coco, Console Onorario della Repubblica dell’Azerbaigian, insieme a numerosi rappresentanti del mondo istituzionale, sportivo, imprenditoriale e associativo.
Grande spazio è stato riservato allo sport, con tantissime eccellenze provenienti sia dal comparto dirigenziale sia da quello tecnico e agonistico. Tra queste il Dott. Andrea Patti, Vicepresidente Nazionale OPES, Consigliere Regionale CONI, Presidente Regionale OPES Sicilia e Responsabile Nazionale della Formazione; Conny Cori, Presidente OPES Caltanissetta e Consigliere Nazionale OPES; Valentina Nicotra, Presidente OPES Ragusa e Presidente Regionale E.S.S.E. Turismo; il Presidente provinciale ASI Angelo Musmeci e il Presidente provinciale US ACLI Francesco Del Zoppo, accanto a numerosi atleti, tecnici e dirigenti provenienti dal fitness, dagli sport di squadra, dalle arti marziali e dalla danza.
Particolarmente importante anche la sezione dedicata alla musica, che ha segnato un passaggio significativo nel percorso del premio di Rama El General, giunto alla sua decima edizione. Rama El General e il DJ producer Joe Bertè hanno ricevuto inoltre un riconoscimento speciale per la loro presenza a Sanremo, all’interno di una sezione che ha coinvolto artisti, produttori, imprenditori, giornalisti e protagonisti del mondo radiofonico e musicale.
Tra le realtà e i professionisti premiati anche Radio Studio 90 Italia, il Gruppo RMB rappresentato da Giuseppe Russo, il conduttore Fabio Formosa, insieme a DJ, vocalist, producer e performer che hanno trasformato la cerimonia in un vero spettacolo grazie anche alle esibizioni live.
A impreziosire ulteriormente la serata, sul palco anche la neo eletta Miss Wonder Festival, Giada Grasso, presente durante i momenti di premiazione e nelle foto ufficiali.


Il racconto dell’evento attraverso immagini e video è stato affidato a DG Studios di Daniele Grasso, che ha curato la documentazione fotografica e video degli Euro Excellence Awards, contribuendo a fissare i momenti più significativi della serata.
Gli EURO EXCELLENCE AWARDS 2026 hanno così riunito, in un’unica serata, mondi diversi ma accomunati dallo stesso filo conduttore: il valore delle persone, la professionalità, il talento e l’impegno quotidiano.
Un ringraziamento speciale va a tutti i premiati, agli ospiti, agli artisti, alle istituzioni, agli enti, alle associazioni, a Expo Mediterraneo e a tutti i protagonisti del Wonder Festival
Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a rendere questa prima edizione un momento di grande partecipazione, visibilità e condivisione.

Dalla Sicilia all’Europa, il percorso continua. Prossima tappa: Bruxelles.

EURO EXCELLENCE AWARDS – Valori che ispirano un’Europa migliore.

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